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Quadraro: una nuova pietra d’inciampo per Luigi Sabatini

In ricordo del deportato e del rastrellamento del 17 aprile 1944. Oggi oggi alle ore 13,00 l'istallazione via dei Quintili 234

Davanti al portone di via dei Quintili n. 234, nel quartiere Quadraro, oggi 21 gennaio 2022, alle ore 13,00, sarà installata una nuova pietra d’inciampo (Stolperstein) in ricordo del cittadino Luigi Sabatini, uno dei rastrellati e deportati del 17 aprile 1944. Saranno presenti le Istituzioni municipali, con il Presidente Mauro Caliste e l’Incaricata per la valorizzazione della memoria storica dott.ssa Stefania Ficacci. Insieme a loro è prevista la partecipazione dei parenti di Luigi Sabatini, dei ragazzi del QuadraCoro e di alcune classi (covid permettendo) del vicino Liceo Linguistico Immanuel Kant.

Il rastrellamento del Quadraro del 17 aprile 1944, è bene ricordarlo ogni volta, fu deliberato dal Comando nazista delle SS che occupavano militarmente la città di Roma, in particolare dal colonnello Herbert Kappler, che volle punire con un rastrellamento e una deportazione di massa un quartiere che, come lui stesso lo definì, era diventato un nido di vespe.  Kappler, infatti, che già si era macchiato pochi giorni prima (il 24 marzo del 1944) dell’orrenda strage delle Ardeatine, sapeva bene che quella strage non aveva piegato la volontà di resistenza del popolo romano e le sue molte formazioni partigiane, così come era a conoscenza che la maggior parte di quei partigiani che avevano tenuto testa ad un intero reggimento di SS sul Monte Tancia (in Sabina, presso Poggio Bustone) il 7 aprile del ’44, provenivano dai quartieri di quello che oggi si chiama V Municipio: Quadraro, Torpignattara, Pigneto, Centocelle, Gordiani, Alessandrino. Era consapevole, inoltre, che tutta la popolazione civile del quartiere era impegnata nel nascondere, nutrire, proteggere i partigiani, i renitenti alla leva, i prigionieri alleati che erano riusciti a sfuggire dalle carceri dei nazisti e dei fascisti di Salò. Bisognava perciò dare una dura lezione a questo “nido di vespe” e, inoltre, era necessario anche rifornire di manodopera quelle industrie tedesche che, sul finire della guerra, erano coinvolte nell’estremo sforzo di sostenere con la loro produzione una guerra che, ormai, anche molti tedeschi consideravano perduta.

Il rastrellamento (che coinvolse ben 947 lavoratori dai 16 ai 60 anni) privò il Quartiere di quella parte di popolazione che costituiva la forza lavoro e dalla quale proveniva il sostentamento di famiglie composte di operai, piccoli artigiani, dettaglianti. Al rastrellamento seguì la deportazione nelle fabbriche e nei cantieri di molte zone della Germania settentrionale, con conseguenti sofferenze, patimenti, fame, morte di molti degli uomini deportati. I sopravvissuti, liberati dagli Alleati anglo-americani nel maggio del ‘45, dovettero affrontare altre difficoltà per il loro ritorno in patria e nel quartiere che li aveva visti nascere e diventare adulti.

Dopo il 1945 vi furono quasi 40 anni di silenzio su questa vicenda, silenzio dovuto in parte alla volontà dei sopravvissuti di dimenticare e di lavorare duramente per ricostruire, ma anche all’ignavia degli storici ufficiali che non hanno dedicato neanche un rigo ai fatti del Quadraro. Solo a partire dal 1984 e a causa della tenace volontà di un sopravvissuto alla deportazione, lo scomparso Sisto Quaranta (morto il 5 ottobre del 2017 a quasi 94 anni), su tutta questa storia si è incominciato a riannodare i fili della memoria collettiva del quartiere.

In questa opera lunga e difficile di ricostruzione della memoria un contributo molto importante lo hanno offerto le scuole: la scuola di via Diana, ex Carlo Moneta e attualmente Jean Piaget; il liceo classico Benedetto da Norcia, il quale ha organizzato, insieme alle istituzioni locali, all’ANPI, all’ANED e all’ANFIM, ben 2 viaggi a Fossoli (campo di smistamento dal quale passavano tutti i deportati italiani destinati in Germania e nei vari lager come Auschwitz, Mauthausen, Dachau, ecc.). I risultati di quei 2 viaggi (2004 e 2007), sono stati filmati e libri che, insieme ad altri libri e documenti, hanno dato un contributo formidabile alla formazione di un’identità collettiva di quartiere basata sulla memoria. Nel 2004, grazie anche a quest’opera di ricostruzione della memoria, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha voluto insignire il quartiere della Medaglia d’oro al merito civile per il contributo offerto alla Lotta per la Liberazione di Roma e dell’Italia.


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