Restauri alla Domus Aurea, la villa di Nerone non smette di incantare

A.D.M. - 21 Maggio 2020

 

Negli ultimi mesi si è definito un nuovo piano di lavoro per la manutenzione e il restauro di alcuni dei più importanti siti archeologici romani. Le volontà principali sono quella di riprendere gli scavi rimasti a lungo bloccati e di adattare la fruizione dei siti archeologici a nuovi e più aggiornati standard di sicurezza.

Nel Parco Archeologico del Colosseo già da tempo erano al lavoro diversi cantieri, seguendo il programma stilato da Alfonsina Russo, direttore del Parco. In questo contesto, arrivano notizie anche dalla Domus Aurea, l’immensa villa urbana rimasta sepolta per secoli e secoli, costruita dall’imperatore romano Nerone dopo il grande incendio di Roma del 64 d.C.. Sono infatti da poco ripresi i lavori per allestire un nuovo ingresso alla villa attraverso la galleria di Colle Oppio.

L’edificio non smette di riservare sorprese. All’inizio di quest’anno, portando avanti i lavori di restauro all’interno del palazzo, gli archeologici hanno trovato una grande camera rimasta nascosta per quasi 2.000 anni.
La scoperta è avvenuta per caso, quando hanno notato che la luce utilizzata per illuminare la stanza che stavano esaminando, rivelava un’apertura nascosta. Da qui è partita una nuova indagine archeologica.

La stanza della Sfinge

La sala è decorata da diverse figure umane e mitologiche. Si vedono centauri, creature marine, uccelli di diverso tipo e il dio Pan. Compare anche un guerriero intento in un corpo a corpo con una maestosa e flessuosa pantera. La figura più interessante è però sicuramente quella della misteriosa sfinge, alla quale gli archeologici hanno deciso di dedicare la sala appena scoperta. Prevale il colore rosso, ma si scorgono anche le tracce di una doratura che doveva rendere la stanza incredibilmente sfarzosa.

Questa è solo una delle 300 camere di un complesso che si estendeva per oltre 300 acri nel cuore di Roma. La costruzione della villa molto probabilmente non fu mai portata a termine come da progetto.
Venne distrutta dopo la morte dell’imperatore e il terreno venne riutilizzato per erigere nuovi imponenti edifici. La popolazione romana dell’epoca aveva in particolare odio questo complesso perché lo vedeva come un eccessivo sfoggio di sfarzo da parte dell’imperatore e della sua corte, a danno delle classi medio-basse, vessate da tasse e da spese sempre più ingenti.

Feste, spettacoli, giochi tra marmi, mosaici e sculture

Stando a quanto riportato negli Annali di Tacito, Nerone si era interessato personalmente al progetto della Domus Aurea, supervisionando il lavoro degli architetti Celere e Severo. Buona parte della superficie della villa era occupata da giardini, con tanto di boschi e piccole vigne.
Questi giardini si distinguevano per particolari padiglioni destinati al soggiorno degli ospiti e a grandi feste. Qui si tenevano fastosi banchetti e spettacoli strabilianti.
Nerone amava moltissimo il gioco, al punto tale da organizzare eventi a palazzo per tutto l’anno, coinvolgendo giocatori di ogni tipo, provenienza e strato sociale. Al centro di questi giardini vi era un laghetto semi-artificiale, sul quale poi più tardi verrà edificato il Colosseo.

A dominare gli ambienti interni della villa vi erano l’oro, i colori dei marmi pregiati, dei mosaici e delle pietre preziose che si stagliavano sul bianco splendente delle pareti. Le stanze della Domus Aurea erano state affrescate dal celebre pittore Fabullo.

Sappiamo anche che nella Domus Aurea era possibile ammirare diverse sculture di Prassitele e i grandi capolavori dell’arte greca che erano stati depredati da Nerone durante il suo viaggio tra Grecia e Asia Minore.
Qui è stata ritrovata la celebre statua della “Venere callipigia”, riproduzione romana di un’opera greca del II secolo a.C., come anche la statua del gruppo del Laocoonte, rinvenuta il 14 gennaio del 1506 mentre si scavava una villa su colle Oppio.

Nel 1980 la Domus Aurea è entrata a far parte della lista dei Patrimoni dell’umanità UNESCO, insieme a tutto il centro storico romano, alle zone extraterritoriali del Vaticano in Italia e alla basilica di San Paolo fuori le mura.

Racconti e leggende

Sono tanti i racconti e le leggende che da secoli si narrano sulla Domus Aurea. Nel maggio del 66 d.C. l’armeno Tiridate I era stato invitato da Nerone per essere proclamato re degli Armeni. Sacerdote di Zoroastro, il re armeno aveva al suo seguito anche molti maghi.
La città di Roma era stata parata a festa con fiaccole, ghirlande, stendardi e fiori. Il foro romano era affollatissimo e tutta la popolazione romana era accorsa per assistere all’incoronazione. Il teatro di Pompeo era stato completamente ricoperto d’oro. Ogni oggetto era dorato, persino il grande velario porpora che proteggeva il pubblico dal sole e delle intemperie si caratterizzava per un sontuoso ricamo dorato che riproduceva l’immagine di Nerone su un cocchio e intorno a lui le più splendenti stelle del cielo.

Le ricostruzioni virtuali

La fantasia ci porta ad immaginare questi scenari sfarzosi, ma non solo. Oggi la tecnologia ci viene incontro e ci permette di ricostruire molti di questi ambienti. Visitando il cantiere della Domus Aurea è infatti possibile ammirare un’accurata serie di ricostruzioni virtuali multimediali sempre più realistiche e immersive. Gli scavi in corso portano a nuove scoperte e la tecnologia apre a nuove esperienze, rendendo la Domus Aurea un posto unico al mondo, che non smette mai di meravigliare archeologi e visitatori.

A.D.M.


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