

Sul posto i vigili del fuoco e la protezione civile
Roma brucia ancora. A meno di un anno dal rogo che devastò il cosiddetto “pratone” di Torre Spaccata, l’incubo è tornato. Intorno alle 10 di mercoledì 25 giugno, una nuova colonna di fumo si è alzata sopra Cinecittà Est, visibile da chilometri di distanza.
Le fiamme si sono propagate rapidamente, avvolgendo le sterpaglie e i rifiuti nell’area compresa tra via Bruno Pelizzi, via Giuseppe Saredo, via Roberto Fancelli e via Filomusi Guelfi. Un triangolo di fuoco che ha seminato panico tra i residenti dei quartieri di Torre Spaccata, Lamaro, Don Bosco e Cecafumo.
Attualmente, restano da chiarire le cause dell’incendio. Ma è difficile dimenticare quanto accadde il 21 agosto dell’anno scorso, quando un analogo rogo, nella stessa area, ferì quattro soccorritori tra vigili del fuoco e volontari della protezione civile. Scene che oggi tornano alla mente dei residenti con inquietante familiarità.
Il vento ha fatto il resto, spingendo il fumo fin dentro le case. “Abbiamo chiuso le finestre, ma si sentiva l’odore bruciare la gola” racconta una residente di via Fancelli, che aggiunge: “Qui non è solo erba secca, ci sono discariche abusive e baracche. È un miracolo che stavolta nessuno si sia fatto male”.
Ma la Capitale non ha avuto tregua. Poco dopo, alle 11, un altro incendio è scoppiato in zona Serpentara, nel sottopasso del viadotto Saragat. A prendere fuoco sono stati rifiuti accumulati da tempo: materassi, plastica, mobili. Roba che faceva parte di alcuni giacigli di fortuna.
Anche qui, la nube nera è salita minacciosa tra i palazzi, costringendo la polizia locale del gruppo Nomentano a chiudere la strada per sicurezza. Un’altra ferita urbana, aperta dalla fiamma e dall’abbandono.
Sul posto, in entrambi i casi, sono intervenuti i vigili del fuoco e le pattuglie della polizia locale. E mentre le squadre spegnevano gli ultimi focolai, già si parlava di ipotesi: autocombustione? Disattenzione? Dolosità? Nessuna pista è esclusa.
Quel che è certo è che le aree periferiche della città, dove degrado e incuria si intrecciano con l’emergenza abitativa e la mancanza di presidio, restano pericolosamente esposte.
Il pratone di Torre Spaccata, come molte altre zone verdi ai margini della città, continua a vivere in una sospensione inquietante: spazio naturale e discarica, risorsa urbana e terra di nessuno. Oggi brucia, domani tornerà a crescere l’erba. Ma fino a quando?

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