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Roma, nasce il Centro Sant’Anna: 320mila euro di hi-tech e otto ambulatori per la rivoluzione della medicina di genere

Taglio del nastro in via Garigliano per il nuovo presidio specialistico della Asl Roma 1. Non sarà una Casa della Comunità ma un hub di secondo livello per patologie complesse e sottodiagnosticate

Un cambio di paradigma radicale per la sanità del Lazio, che per la prima volta cuce un intero presidio pubblico specialistico attorno alle specificità biologiche, cliniche e psicologiche dell’universo femminile.

È stato inaugurato ufficialmente questa mattina a Roma, in via Garigliano 55 (quartiere Trieste), il nuovo Centro Sant’Anna.

Si tratta di una struttura di secondo livello della Asl Roma 1 interamente dedicata alla salute della donna a 360 gradi, progettata per strappare dall’ombra e dalla frammentarietà terapeutica quelle patologie che troppo spesso vengono sottodiagnosticate o trattate a compartimenti stagni.

Al taglio del nastro della struttura hanno preso parte i vertici delle istituzioni e della sanità locale: il governatore della Regione Lazio Francesco Rocca, il direttore generale della Asl Roma 1 Giuseppe Quintavalle, il direttore sanitario Gennaro D’Agostino e il direttore amministrativo Francesco Quagliariello.

Accanto a loro, la direttrice sanitaria del nuovo polo Mara Bonfiglio, insieme a Carla Vittoria Cacace Maira e al professor Giulio Maira (già direttore di Neurochirurgia al Gemelli), rispettivamente presidenti di Atena Donna e della Fondazione Atena.

Oltre la ginecologia: la rete per i casi complessi

La vera novità del Centro Sant’Anna sta nella filosofia di fondo: superare la ginecologia tradizionale per abbracciare la medicina di precisione. La struttura non opererà come una Casa della Comunità, ma come un hub specialistico mirato.

L’accesso sarà regolato dai medici di medicina generale, dai consultori e dai servizi territoriali, che vi indirizzeranno le pazienti con quadri clinici complessi.

L’obiettivo strategico è l’abbattimento della “medicina episodica” (la singola visita spot) a favore di un percorso multidisciplinare continuo, in cui i diversi specialisti dialogano tra loro e la donna non viene mai lasciata sola nella giungla delle prenotazioni tra un esame e l’altro.

Arriva l'”Ospedale Virtuale” per azzerare l’abbandono delle cure

Sul fronte organizzativo e digitale, il Sant’Anna porta al debutto la Cartella di Continuità Assistenziale. Mutuata dal modello internazionale di Virtual Hospital, non è un semplice archivio di dati, ma una piattaforma digitale integrata in tempo reale con il ReCUP, il Fascicolo Sanitario Elettronico e la diagnostica aziendale, capace di monitorare la paziente nel tempo attraverso scale di valutazione e follow-up longitudinali.

Ad animare questo processo sarà la figura cardine del case manager infermieristico: un professionista dedicato che prenderà in carico la donna fin dal suo ingresso, programmando gli appuntamenti, monitorando l’aderenza ai farmaci e mantenendo un filo diretto costante tra i medici e la famiglia.

Una mossa cruciale se si pensa che oggi, nel Lazio, la percentuale di abbandono delle terapie tra le pazienti croniche oscilla tra il 30% e il 50%.

La maxi-donazione della Fondazione Atena

Punto di forza del nuovo corso del polo di via Garigliano è la partnership strategica con la Fondazione Atena, da oltre vent’anni in prima linea nelle neuroscienze. La Fondazione ha finanziato integralmente l’acquisto di macchinari diagnostici d’avanguardia per un valore complessivo di 324.806,67 euro.

Il pacchetto tecnologico donato include ecocardiografi color doppler di ultima generazione, spirometri globali, sistemi per l’urodinamica, elettroencefalografi ed elettromiografi per la ricerca neurologica, dermatoscopi ad altissima risoluzione, unità Laser per i piccoli interventi chirurgici ambulatoriali e un defibrillatore salvavita.

La mattinata si è conclusa con l’illustrazione scientifica dei percorsi di Medicina di Precisione guidata dai responsabili dei singoli reparti (le dottoresse Arianna Pacchiarotti, Maria Segneri, Sonia Ronchey e il dottor Maurizio Simmaco), che hanno tracciato la rotta del Centro: non solo cure di alto livello, ma anche produzione di materiali educativi validati e corsi di formazione specialistica per il personale del Servizio Sanitario Regionale.

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