

La mancanza di contributi pubblici per i progetti triennali 2025-27, unita alla difficile gestione debitoria degli anni recenti e agli effetti devastanti del Covid, ha reso impossibile continuare
Per più di mezzo secolo, la casa della danza di Roma, lo Ials (Istituto addestramento lavoratori dello spettacolo), ha rappresentato un faro per ballerini professionisti e appassionati.
Situata in via Cesare Fracassini, al Flaminio, le sue sale hanno visto allenarsi generazioni di artisti, sei giorni su sette, in ogni stile possibile. Ma lo Ials non era solo una scuola: era un luogo di confronto, di scambi, di sogni condivisi, una vera casa per i lavoratori dello spettacolo.
Oggi, però, il silenzio sembra calare sulle sale storiche dello Ials. La scuola ha annunciato la cessazione delle attività, una notizia che ha colpito il mondo della danza romana con sgomento e delusione.
“Dopo oltre 50 anni la cooperativa Ials ha cessato la sua attività, non avendo più il supporto pubblico – recita il comunicato ufficiale – negli ultimi quattro anni prima le sono stati tolti i fondi già assegnati e poi negati per il prossimo triennio”.
La mancanza di contributi pubblici per i progetti triennali 2025-27, unita alla difficile gestione debitoria degli anni recenti e agli effetti devastanti del Covid, ha reso impossibile continuare le lezioni e le attività.
La scuola aveva anche tentato di trovare una nuova sede, ma il tempo necessario per adeguarla agli standard storici e qualitativi dello Ials ha reso la soluzione troppo lunga da realizzare per il nuovo anno didattico.
Il mondo della danza non resta a guardare. Commenti, messaggi e condivisioni sono arrivati da ballerini, ex allievi e appassionati:
“La sala 1 dello Ials era la più prestigiosa e ambita. Quanta gente ha fatto lezione lì! I corridoi erano pieni di risate, scambi, preparazione. Questo luogo ci ha fatto crescere e lavorare. Ho il cuore spezzato, spero che la danza torni a splendere in quelle sale”.
Lo Ials, con dedizione e passione, spera ancora di trovare una soluzione che permetta alla scuola di continuare a esistere, preservando una storia lunga mezzo secolo e internazionale, fatta di sudore, talento e sogni danzanti.
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