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Scrivere un Romanzo per avere giustizia

La storia vera del femminicidio di Liliana, l'"invincibile". Un libro

Parlando di stragi …

La strage dei morti sul lavoro – come quella dei femminicidi – non si ferma. Pubblicati dall’INAIL i dati degli infortuni sul lavoro del primo quadrimestre 2023: sono 264 le vittime rilevate da gennaio ad aprile, di cui 207 in occasione di lavoro e 57 quelli in itinere, con una media di oltre 66 decessi al mese e più di 15 alla settimana. Rispetto allo stesso periodo del 2022, le vittime sono quindi 3 in più.

Nota: Morire di lavoro è un oltraggio alla convivenza” (Sergio Mattarella da Torre Pellice, Torino, 31 Agosto 2023). Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato a Torre Pellice (Torino) per ricordare Altiero Spinelli, nell’anniversario della nascita, il 31 Agosto del 1907. In quella cittadina delle Valli Valdesi, Spinelli tenne, nel 1943, il suo primo, comizio europeista. Successivamente il Presidente Mattarella si è recato a Brandizzo (Torino) per rendere omaggio ai cinque operai morti travolti dal treno, mentre lavoravano sui binari della ferrovia Torino-Milano. Ecco i loro nomi: Michael Zanera, 34 anni, di Vercelli; Giuseppe Sorvillo, 43 anni, di Brandizzo; Saverio Giuseppe Lombardo, 52 anni, di Vercelli; Giuseppe Aversa, 49 anni, di Chivasso e Kevin Laganà, 22 anni ,di Vercelli.  https://abitarearoma.it/memoria-del-lavoro-schiavo/

Per quanto riguarda le donne uccise, dal primo Gennaio al 23 Luglio 2023 sono stati registrati 184 omicidi, con 65 vittime donne, di cui 52 uccise in ambito familiare o affettivo. Di queste, 31 hanno trovato la morte per mano del partner i dell’ex. È quanto emerge dall’ultimo Report del Viminale. E la strage continua … e dopo i 5 morti di Brandizzo (Torino) ancora 3 sono stati i morti sul lavoro, mentre nell’ultima settimana, ancora 5 le donne uccise.

  • “Alla vigilia dell’otto marzo 2021, intorno al Palacio Nacional di Città del Messico venne eretto una sorta di recinto metallico alto più di tre metri, simbolo tangibile del difficilissimo rapporto tra i movimenti femministi e il Presidente Andrés Manuel López Obrador, che parlò di un «muro della pace» destinato a prevenire gli eccessi di «donne violente» e strumentalizzate dalla destra. La presunta violenza (ovvero un immenso corteo, molte scritte sui muri, un diluvio di slogan e qualche scaramuccia tra la polizia e le incappucciate del Bloque Negro) era in realtà la legittima esasperazione di chi vive in un paese dove ogni giorno vengono assassinate dieci donne – nel 2020 le vittime furono 3.752 – e dove il tasso di impunità per chi le stupra e le massacra resta impressionante.” (Fonte:: “Le Voci di una vita perduta e ritrovata”, di Francesca Lazzarato, da: Il Manifesto del Novembre 2022)

La storia di cui oggi scrivo qui, racconta un femminicidio accaduto a Città del Messico nel Luglio del 1990. In Messico – dove vengono uccise dieci donne al giorno e solo il 24% dei casi viene indagato come femminicidio  – il femminicidio è reato dal 2012, prima di quella data gli omicidi che avevano per vittime delle donne erano considerati crimini passionali. Lo stesso accadeva da noi – dove oggi ogni tre giorni una donna viene uccisa – in tempi non lontani … il femminicidio è, infatti, reato in Italia dal 2013 (Decreto Legge n. 93 del 14 Agosto 2013, convertito nella Legge 15 Ottobre 2013, n.118). Sorpresi? Certamente si, pensavamo che il nostro Paese fosse all’avanguardia nel settore della Giustizia, ma la cruda realtà non ci dà ragione.

“Messico e Nuvole”: Ciudad Juaraz, la mattanza delle donne 

“A Ciudad Juárez fin dai primi anni 90’, da quando vennero ritrovati i primi cadaveri di donne brutalmente uccise, il femminicidio è una piaga dilagante che non sembra vedere la parola fine. Ma questa purtroppo è una ‘condizione’ che riguarda tutto il Messico. Secondo i dati di UN WOMEN (United Nations Entity for Gender Equaty and the Empowerment of Woman) a giugno dell’anno scorso [2019, Ndr.] nove donne vengono uccise in Messico e dieci hanno subito almeno una volta un episodio di violenza. 

Ancora più negativi i dati riportati dal SESNSP, il Segretariato esecutivo del Sistema di pubblica sicurezza nazionale che, da gennaio 2019 a settembre parlano di 2.833 donne assassinate in Messico dove la disuguaglianza di genere è purtroppo ancora molto presente. Ma tornando nella cittadina di Ciudad Juárez come riporta su Diritto Internazionale e Civica, Marta Gennuso tra il 1993 e il 2010 già 941 giovani donne erano state uccise in città, numero ottenuto integrando i dati ufficiali forniti allora dalla polizia di Juárez e statistiche elaborate dai giornalisti locali. Nel 2011 era stato invece annunciato dal Govenatore della provincia che altrettante 222 donne erano state uccise in Chihuahua: e di queste 130 solo in Ciudad Juárez. 

Secondo l’OCNF, l’Osservatorio Cittadino Nazionale sul Femminicidio invece ogni giorno in Messico vengono assassinate sei donne. Come detto l’età compresa di queste giovani vittime è tra i 15 e i 25 anni. Molte di loro si sono trasferite in questa cittadina per trovare lavoro. Quasi tutte finiscono per diventare delle operaie nelle industrie di montaggio e tessuti dette anche maquilladoras. Molti dei rapimenti sembrano essere avvenuti proprio nel tragitto da casa alle fabbriche. che sorgono in un’immensa desolazione.” Fonte: https://www.ildigitale.it/ciudad-juarez-la-citta-messicana-dove-le-donne-vengono-rapite-stuprate-uccise-e-mutilate/

“Messico e nuvole / la faccia triste dell’America / il vento suona la sua armonica /che voglia di piangere ho//”. 

Così cantava, nel 1970, Enzo Jannacci, in “Messico e Nuvole”, scritta con Paolo Conte e Vito Pallavicini e inserita nell’Album  “La mia gente”. Ma torniamo a Città del Messico e al femminicidio di Liliana Rivera Garza, Il suo è un assassinio vecchio di oltre 30anni quando la sorella Cristina, scrittrice e insegnate, decide di scrivere un Romanzo che parli di quell’omicidio, ma soprattutto della sua incessante ricerca di Giustizia per la sorella assassinata da un uomo, Angel Gonzales Ramos, l’ex fidanzato di Liliana, che al tempo la polizia non aveva faticato molto a cercare. 

Oggi quel Romanzo di Cristina Rivera Garza è arrivato anche da noi quest’anno, con il titolo di “L’invincibile Estate di Liliana”, per i tipi della SUR e la traduzione di Giulia Zavagna. Ve ne posso consigliare la lettura.

Nelle pagine del Romanzo c’è tutta la fatica dell’Autrice che – per cercare giustizia per la sorella – frequenta assiduamente il “mostro burocratico” messicano, ovvero Cancellerie e Uffici dei Tribunali, ma non solo. E c’è – ancora dopo trent’anni – il ritornello della donna “facile”, che ha “certamente” provocato il suo assassino, insomma che “se l’è cercata” (si dice che tutto il mondo sia paese), senza dimenticare una stoccata ai genitori che non sarebbero stati in grado di educare la figlia. 

Nota: qualcuno anche da noi, oggi, dopo i fatti del Parco Verde di Caivano, parla di “mancata educazione”,  e, ne sono certo, non si riferisce – né in questo caso, né in altri simili – ai maschi stupratori, ma alle vittime e ai genitori, quando queste sono minori. Ma nelle pagine del libro si legge anche tutta la forza non solo dell’Autrice, determinata a cercare giustizia, ma anche di tante altre donne messicane che, insieme a lei, hanno deciso di dire basta. Così lo racconta nel Romanzo l’Autrice.

– “Finché non è arrivato il giorno in cui, con altre, grazie alla forza di altre, abbiamo potuto pensare, immaginare forse, che ci spettava anche la giustizia, Che la meritavi tu. Che potevamo lottare a voce alta, con altre per portarti qui alla casa della giustizia. Al linguaggio della Giustizia.”

Il Romanzo della Rivera Garza ha ottenuto in Messico diversi importanti riconoscimenti, ma soprattutto ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica messicana la questione dei femminicidi. Tutte le televisioni del Paese hanno ripreso e raccontato la storia di Liliana e la Casa Editrice messicana ha aperto una casella Mail per cercare informazioni. Così, un giorno, a quella casella di Posta elettronica è arrivata una segnalazione che diceva che Angel Gonzales Ramos era fuggito negli Stati Uniti e lì era morto nel 2020. Dunque, la sorte non ha voluto che si facesse giustizia di quel femminicidio, ma il Romanzo che conteneva la storia di Liliana è stato letto da molti in Messico e certamente lo sarà anche da noi. Così Liliana Rivera Garza potrà diventare davvero invincibile, avendo dato a tante altre donne come lei la voglia e la forza di combattere per decidere del proprio destino da persone libere.

Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini”


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