Categorie: Sociale e Handicap
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Sociale: in Campidoglio un incontro di Azione sull’affido familiare

Flavia De Gregorio: «L’affido è un gesto nobile, però, spesso si scontra con molte variabili e difficoltà quotidiane. La politica deve impegnarsi di più»

A più di quarant’anni dall’introduzione nell’ordinamento giuridico italiano dell’istituto dell’affidamento familiare questo importante strumento di tutela per i minori rimane ancora una misura difficile da applicare nella quotidianità, forse anche perché tempi, regole e condizioni stabiliti dalla legge restano, nonostante tutto, troppo lontane dalla realtà.

Se ne è parlato oggi, 8 maggio, dalle 18.00, nella Sala del Carroccio in Campidoglio, nel corso del convegno, organizzato dal gruppo capitolino di Azione, “L’affido: un viaggio ancora complesso”. Ai lavori hanno preso parte accanto a Flavia De Gregorio, capogruppo capitolino di Azione e membro della Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale, Tiziana Biolghini, consigliera capitolina di Roma Futura nonché consigliera delegata di Città metropolitana, Danilo Martarelli, Vicepresidente di Di’Gay Project, Emilia Russo, Presidente dell’associazione M’aMa-Dalla parte dei Bambini, Karin Falconi, Vicepresidente dell’associazione M’aMa-Dalla parte dei Bambini, e Gianna Costantini, consigliera per la Lista Gualtieri nel XII Municipio. A moderare è stato Mario Lucci Cordisco; mentre le conclusioni sono state affidate a Francesca Severi, consigliera per la Lista Civica Calenda Sindaco nel XII Municipio, e Valerio D’Angeli, coordinatore delle Politiche Sociali di Roma in Azione.

Nel corso dell’incontro, partendo dalla cornice legislativa della 184/1983 e dalle recenti novità, sono state prese in considerazione le varie forme di solidarietà familiare, i servizi coinvolti, il ruolo della famiglia d’origine e di quella affidataria.

«Sebbene resti in piedi la 184 del 1983, il nuovo ddl sembra mettere in scena un attacco all’affidamento familiare e presenta linee guida in contrasto con la centralità del minore a cui la legge italiana garantisce il diritto a crescere in una famiglia, preferibilmente la sua, qualora questa sia in grado di provvedere a lui», ha esordito il capogruppo capitolino di Azione Flavia De Gregorio.

In Italia fino alla metà degli anni ’70 i minori privi di una famiglia o con una situazione familiare fortemente problematica venivano solitamente collocati negli istituti. Con la 149/2001 è stata sancita definitivamente la chiusura degli orfanotrofi e si è stabilito che i minori venissero accolti in case-famiglia, famiglie affidatarie o adottive; mentre, in applicazione alla 184/1983, nel nostro Paese, così come in altre nazioni europee, si è continuato a privilegiare l’inserimento in famiglie affidatarie dei minori che non possono permanere nel nucleo d’origine.

«Stando alla 184 la strada dell’affido è percorribile da tutti, eppure in molte regioni italiane non è ancora applicata tanto che single e coppie omosessuali non sono presi in considerazione dai servizi sociali. Con il testo approdato a marzo in Consiglio dei Ministri il rischio è che la situazione peggiori ulteriormente. Basta leggerlo per notare poi diverse incongruenze e perplessità: si torna a parlare di istituti di assistenza, che non esistono più da oltre 20 anni, di registri e osservatori che sono doppioni rispetto a strumenti già operativi e attivi per i controlli necessari e, infine, cosa forse ancora più grave, emerge l’ideologia dell’allontanamento zero, come se tutte le situazioni dei minori con gravi difficoltà possano essere risolte all’interno della famiglia di origine», ha aggiunto il capogruppo capitolino di Azione Flavia De Gregorio.

Secondo l’ultimo rapporto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel 2021 gli affidi familiari “residenziali”, cioè quelli che non prevedono l’allontanamento del bambino dalla sua famiglia, raggiungevano quota 13.248, pari all’1,4 per mille della popolazione minorile residente in Italia, mentre nel 2020 si attestavano sui 12.815.

«Nonostante in Italia i numeri degli affidi familiari siano più bassi rispetto a quelli di altri Paesi europei, il ddl non interviene sulle criticità che sta attraversando questo sistema. Eppure, una riflessione in tal senso va fatta. Come evidenziano indagini recenti, infatti, quegli stessi minori che, in famiglie con problemi, manifestano disagio, disturbi di genere diverso o difficoltà cognitive, se accolti in famiglie affidatarie, percepiscono un benessere maggiore e presentano più fiducia in sé e nel futuro oltre che migliori relazioni sociali. Questi effetti positivi risultano più duraturi, in quanto offrono maggiori possibilità di sviluppare un attaccamento stabile e più opportunità di cure individualizzate», ha proseguito ancora il capogruppo capitolino di Azione Flavia De Gregorio.

Tutti gli interventi hanno ribadito che l’affido deve continuare ad avere un ruolo di prim’ordine in ambito sociale, in quanto per una famiglia che si trova a vivere una situazione di difficoltà rappresenta un sostegno indispensabile, mentre per un bambino rappresenta la possibilità di essere accolto e di ricevere una risposta adeguata a quelli che sono i suoi bisogni affettivi, educativi, di mantenimento, di istruzione, rispettando però la sua storia e le sue relazioni significative.

«Questo strumento va utilizzato per prevenire ulteriori criticità che potrebbero ripercuotersi pesantemente sul minore. Serve, dunque, rafforzarlo e per questo è indispensabile un impegno concreto da parte della politica in modo da potenziare il sostegno economico e il coinvolgimento di associazioni e Terzo settore, ma anche ridurre tempi di intervento, affidi tardivi e riparativi di situazioni già molto complesse anticipando i bisogni delle famiglie e dei minori in difficoltà. Oggi come ieri, l’affido prende il via dal desiderio di volersi prendere cura dell’altro. Va, dunque, fatto di tutto per agevolarlo», ha concluso Flavia De Gregorio.


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