Speciale Print. Puntata n. 5

Prosegue il viaggio nei programmi integrati
Giovanni Verardi - 5 Giugno 2014

Riportiamo di seguito il pensiero dell’Architetto Maurizio Moretti, a margine del convegno “Città Ibrida”, tenutosi presso il Salone delle Fontane all’Eur, in via Ciro il Grande 10/12, venerdì 16 maggio 2014.

Continuiamo dunque il nostro itinerario all’interno dei Print, stavolta per spiegarne più in profondità il pensiero e la filosofia sui quali si fondano.

 

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CITTA’ IBRIDA
LINEE GUIDA DELLA RIGENERAZIONE ENERGETICA DELLA CITTA’ DIFFUSA – CONFRONTO TRA ISTITUZIONI, PROGETTAZIONE E IMPRESE

di Maurizio Moretti
ADLM architetti

La CITTÀ, dove vive la maggioranza della popolazione, oltre i 2/3, è struttura porosa e discontinua, fisica, spaziale e sociale costituita da sistemi costruiti, semi costruiti, aperti, sostanzialmente IBRIDI.

La CITTÀ è per sua natura, caratterizzata da un grave stato di insostenibilità. Il suo metabolismo erode risorse – ambientali ed economiche – per,sostenere e produrre condizioni di sviluppo attraverso processi di condivisione, conoscenza e cultura.
Il metabolismo della città sviluppa effetti inquinanti e impoverenti le società che la abitano e che la devono gestire.citta_ibrida_IMG

Le diseconomie sugli effetti funzionali della città, alimentate dalla crisi economica, sono evidenti fattori di contrasto per lo sviluppo e la gestione delle infrastrutture di base.
Da anni, ormai, le condizioni operative primarie riguardano lo specifico rapporto tra città e ambiente. Specifici indicatori quali: il consumo di suolo e il consumo di energia determinano il grado di trasformabilità della città. Indicatori che sono parte ormai del lessico dei tecnici e confermano, ad analisi effettuate, l’incapacità della città di rigenerarsi in segno positivo. Pur applicando processi, atti e azioni indirizzati verso la sostenibilità ambientale ed economica.

Per queste motivazioni, LE ISTITUZIONI, I PROFESSIONISTI, LE IMPRESE, figure impegnate sui temi dell’edilizia, dell’urbanistica e dell’economia territoriale, sono chiamate al confronto e all’azione, per corrispondere all’esigenza di trasformare le reciproche conoscenze in cultura diffusa, condivisa e applicabile nell’immediato.

Condividere tra gli attori della rigenerazione della città delle LINEE GUIDA è atto doveroso e urgente. Necessario che tali LINEE OPERATIVE, si fondino sull’applicazione dell’esperienza diretta delle imprese e del mercato e perseguano gli obiettivi della ricerca avanzata. Aspetti tecnici e normativi semplici che corrispondano alla necessità di rigenerazione energetica della città e delle sue componenti funzionali. LINEE DI INDIRIZZO, REGOLE ED ESEMPLIFICAZIONI CONCRETE, azioni coerenti con le condizioni territoriali e sociali, e adatte alle multiformi condizioni socio-economiche delle nostre città.

LA CITTÀ HA TEMI URGENTI di:

 RECUPERO E SVILUPPO RESILIENTE
 FORMA COME IDEA DI CITTÀ E NON COME CONSEGUENZA ALLO SVILUPPO
 RISORSE PER IL GOVERNO DEL TERRITORIO, PER LA CITTÀ PUBBLICA, E PER IL WELFARE

Non ultimo tra i temi è l’orizzonte temporale delle scelte politiche, che hanno in dovere tornare ad essere ambiziose, fondando le premesse sul vasto patrimonio di conoscenze scientifiche e imprenditoriali presenti.

Le scelte politiche di indirizzo devono trasformarsi in SFIDE, propositi di fattibilità da perseguire con determinazione e continuità, al fine di orientare strumenti normativi e finanziari verso obiettivi ambiziosi e tenaci, resilienti (appunto) per lo sviluppo di lungo periodo.

Le Sfide per gli operatori sono nel campo della messa in sicurezza e della manutenzione del patrimonio città, sono orientate alla riqualificazione del patrimonio pubblico e privato esistente, e per la nuova edificazione, sono sfide verso la crescita prestazionale del patrimonio città, dall’unità al sistema. Le scelte attese ed orientate più sulla città, nelle parti che la compongono, che sull’edificio: IMPIANTI, RETI, PROCESSI e SISTEMI …. dalla CASA al QUARTIERE.

CITTA’ IBRIDA
“ ……..questa stanza non ha più pareti ma alberi, alberi infiniti..”

ATTORI / FUNZIONI / TECNOLOGIE / INDIRIZZI POLITICI GENERALI E PARTICOLARI / PIANI DI RIGENERAZIONE URBANA / FATTIBILITA’ / RESILIENZA URBANA

Non c’è altra condizione umana così poliforme e polifunzionale come la città. Ma come molte manifestazioni dell’essere collettivo anch’essa assorbe, contrasti distonie e malformazioni.

Una modalità di lettura riconosce nel polifunzionale l’essenza dell’etimologia della polis, la sua più intima struttura natura, ne dichiara caratteri prestazionali e prospettive di sviluppo.

Parlare di ibridazione nei sistemi tecnologici è riconoscere una loro specifica efficienza e competitività su più fronti:

 sono ibridi i sistemi associabili e implementabili
 sono ibridi i sistemi competitivi e parzializzabili
 sono ibridi i sistemi multipli e strutturanti

Nell’accezione comune è ibrido il non perfettamente definito.

È ibrida la bellezza riconosciuta e ritrovata attraverso uno specifico atto di riconoscibilità. È ibrida l’espressione di contrasto, di scontro – a volte insolubile – tra diversi processi da mettere in atto.

Operare per ibridazione – nello sviluppo e nell’uso della città contemporanea – è atto dovuto di riconoscibilità delle condizioni in essere, che, se ha da poco risolto le condizioni di reciproca conoscenza, ancora non ha evaso le ragioni di una chiara comunicazione verso la società di persone, che vive gli spazi e gli edifici cittadini, al fine di condividere la cultura del bene collettivo.

In questo contesto le nostre città, le città italiane, con il patrimonio di risorse che contengono, sono esemplari di una ibridazione mutante, ove è tempo di agire con gli strumenti messi a disposizione dalla ricerca e dal mercato, con azioni integrate, per lo sviluppo e per il welfare.

LA CITTA’ SOSTENIBILE E RESILIENTE

L’attuale modello di sviluppo urbano, consuma mediamente il 60% dell’energia prodotta e il 70% delle risorse mondiali, le città rappresentano oggi le principali fonti di inquinamento ambientale e riscaldamento globale.
Il tema energetico – ambientale , ha spinto i governi mondiali a stabilire in sede internazionale obblighi, obiettivi, strategie e procedure di valutazione, che mirano a favorire modelli di sviluppo urbano “sostenibile” a basso impatto sugli ecosistemi locali e globali.
Da qualche anno, si affianca alla sostenibilità il tema della resilienza urbana, affrontato per la prima volta nel 2005 durante la World Conference for Desaster Reduction.
il concetto di resilienza, declinabile nella capacità di un sistema di adattarsi e rispondere alle sollecitazioni ambientali, meglio esprime la necessità di dover produrre un modello di città, che nella sua forma sia in grado di affrontare e dare risposta alle problematiche prodotte da modelli insediativi inefficienti.
Da dove partire? Come recentemente affermato a seguito del XVIII Congresso INU svoltosi a Salerno nell’Ottobre 2013: […] si potrebbe dire che una città maggiormente resiliente si produce a partire da due movimenti convergenti: uno che si sviluppa dal basso e che riguarda la scala micro –urbanistica ed edilizia; […] l’altro, movimento fondamentale è quello che può generarsi solo a partire da una dimensione sovra- locale. Solo in questa dimensione è possibile avviare quelle azioni di tipo strategico di cui la regione urbana oggi necessita se vuole migliorare le sue prestazioni in termini di resilienza […] (contributo al congresso *G.Lombardini – Dip. Scienze per l’Architettura – Università di Genova)

La città diffusa, giustapposizione e patchwork indistinto di funzioni diverse e di diversa scala, interrelazione di realtà sociali di diversa natura, rappresenta una delle forme umane contemporanee più inefficienti, per sua caratterizzazione il migliore campo di sperimentazione/ibridazione di nuove forme produttive e dell’abitare, un’opportunità da non perdere, il punto di partenza per costruire resilienza.

EFFICIENZA ENERGETICA: DALL’EDIFICIO AL QUARTIERE

L’80% dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 è associato alle attività urbane.

Le città italiane, e Roma in particolare, sono composte principalmente da edifici costruiti nel periodo che va dal dopoguerra agli anni ‟80, patrimonio edilizio per la gran parte costruito con poca attenzione alle problematiche energetiche o comunque con un’attenzione assai inferiore allo standard attuale, meno del 2% dell’edilizia delle nostre città si avvicina agli standard di efficienza energetica stabiliti dalle norme.

Il tema della riqualificazione/riconversione energetica coinvolge quindi la stragrande maggioranza delle nostre città e diventa necessariamente un tema che implica la scala urbana con la sua specificità.

Il passaggio necessario da fare è allora quello dalla scala dell’edificio, per la quale la sperimentazione tecnologica è avviata da tempo e sufficientemente avanzata, alla scala urbana e del quartiere.

ROMA: ALCUNE CONDIZIONI FAVOREVOLI

La condizione di ibridazione (polimorfismo e polifunzionalità) è tipica della struttura e della costituzione sociale romana.

Roma ha un territorio molto esteso e articolato: una città storica ampia ed unica al mondo, soffocata dal traffico e spesso maltrattata o abbandonata a se stessa; una periferia diffusa (più del 50% del suo aggregato urbano) con una bassa densità territoriale, nata più o meno spontaneamente.

Roma ha al suo interno un cospicuo patrimonio pubblico, spesso sottoutilizzato o dismesso, da riqualificare e valorizzare (quartieri dell’edilizia residenziale pubblica, patrimonio militare dismesso, depositi dell’ATAC non più funzionali alle esigenze del trasporto pubblico e altro).

Roma ha tra i suoi obiettivi la necessità di trasformare e rigenerare la sua economia e la sua funzione come società di servizi e immagine.

Queste, che sono le caratteristiche oggettive che di Roma riconosciamo, sono anche le condizioni (formidabili risorse) su cui avviare una chiara azione di rigenerazione/riqualificazione anche energetica a scala territoriale. Aspetti che non possono andare disgiunti dall’insieme delle azioni di condivisione e coesione sociale.

Le politiche di rigenerazione ed efficientamento energetico si devono coniugare a quelle di riqualificazione affermando la centralità di temi finora trattati separatamente e con taglio specialistico, senza coglierne appieno le relazioni che possono dare corpo ad una IDEA DI CITTÀ, di spazio collettivo abitabile.

Roma può percorrere questa strada attraverso la rigenerazione di parti di città e di territorio, ne ha già gli strumenti operativi ( anche interni alle sue norme di piano), adeguandosi alla scarsità e al risparmio dei mezzi, attivando processi resilienti, mettendo a sistema strumenti urbanistici, normativi, finanziari, tecnologici e di partecipazione, in una chiara ed efficace indicazione orientata.

AVVIARE UNA SPERIMENTAZIONE CONCRETA

Le indicazioni e gli obiettivi contenuti dai protocolli internazionali da cui spesso derivano le politiche locali di contenimento energetico (protocollo di Kyoto, Patto dei Sindaci, Carta di Aalborg) si pongono in un ambito globale la cui declinazione locale rimane ancora troppo generale e poco percepibile.

IL SENSO DELL’IBRIDAZIONE DEI SISTEMI è nella convinzione che, nelle varie scale di intervento, è il complesso del sistema e della sua articolazione a permettere certe performance energetiche.

Si deve quindi avviare una sperimentazione concreta, che sia in linea con gli obiettivi di riqualificazione ambientale e negli indirizzi di sviluppo del piano, di realizzazione di una politica di resilienza urbana e di contrasto ai cambiamenti climatici, ma che dia ai cittadini il senso tangibile di un’azione di miglioramento nell’uso delle risorse energetiche.

LA RIGENERAZIONE DI AMBITI DI CITTÀ potrebbe aprire la strada alla realizzazione di DISTRETTI ENERGETICI, ovvero insediamenti di varia natura (residenziale, non residenziale, industriale) in cui, attraverso un mix di soluzioni tecnologiche, è possibile ottimizzare l’interazione tra consumo e generazione locale dell’energia, riducendo i consumi e ricorrendo quanto più possibile alle fonti rinnovabili.

Alle azioni della rigenerazione urbana è possibile far convergere anche i fondi europei per il risparmio energetico in cofinanziamento con quelli generati dalla conseguente valorizzazione urbana , nel rapporto di partenariato pubblico privato (si pensi ad esempio alle risorse generate dai programmi integrati). Solo su Roma oltre 9.000 ha possono cogliere questa occasione di sviluppo.

Nel PAES di Roma Capitale sono già contenute queste indicazioni con riferimento ad una “politica delle reti e delle isole energetiche (e delle SMART – GRID) prevedendo particolari standard negli edifici che vi si insedieranno, ipotizzando particolari soluzioni impiantistiche che sappiano sfruttare le risorse locali per la riduzione delle emissioni e che garantiscano scambi energetici efficienti tra i diversi soggetti coinvolti.” (PAES piano di azione per l’energia sostenibile / Roma Capitale 2013)

LINEE GUIDA : IL SENSO DI UNO SFORZO COMUNE E CONDIVISO

Quando si parla di sviluppo sostenibile a livello locale, occorre evitare il rischio del limitarsi ad elenchi, più o meno corposi, di buone azioni o a sole norme di indirizzo. Le città non devono essere più destinatarie, ma protagoniste delle politiche: non più e non solo politiche “per la città”, ma politiche “della città”.


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