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Una casa per ricominciare: la Caritas riapre ad Acilia il centro “Santa Bakhita” per mamme e bimbi rifugiati

Ospitalità minima di sei mesi e percorsi personalizzati verso il lavoro e la casa per 41 donne in fuga dalle guerre

Ci sono ferite invisibili, impresse a fuoco nella memoria di chi ha dovuto abbandonare la propria terra sotto i bombardamenti o ha subito abusi indicibili lungo le rotte dei trafficanti di esseri umani. Per lenire quelle cicatrici, la prima medicina è un luogo sicuro, dignitoso, che sappia di famiglia.

Nasce con questa filosofia profonda il rinnovato centro di accoglienza “Santa Giuseppina Bakhita” ad Acilia Nord, in via delle Case Basse, inaugurato ufficialmente nella mattinata di oggi, venerdì 26 giugno 2026, dopo un radicale intervento di ristrutturazione edilizia e riqualificazione degli spazi.

La struttura, gestita dalla Caritas diocesana di Roma, apre una pagina completamente nuova della sua storia. Grazie al finanziamento e al supporto della Fondazione Caritas Roma, gli ambienti sono stati trasformati per garantire non solo un tetto protettivo, ma un vero e proprio “incubatore di autonomia” in cui gli ospiti – prevalentemente madri single con figli minori – potranno risiedere per almeno sei mesi: il tempo stimato dagli educatori per rimettere in piedi i pilastri di una vita spezzata.

Foto Caritas Roma

Dalla schiavitù al riscatto: il simbolo della Santa sudanese

La scelta di intitolare l’opera a Santa Giuseppina Bakhita racchiude il manifesto programmatico della Caritas.

Rapita in Sudan da bambina, ridotta in schiavitù e rivenduta più volte prima di conquistare la libertà in Italia e prendere i voti religiosi, la Santa canossiana è l’emblema universale della rinascita dopo il trauma.

Una parabola esistenziale che si specchia nei racconti delle donne che varcano la soglia della struttura di via delle Case Basse, reduci da percorsi migratori drammatici, violenze domestiche o persecuzioni politiche.

Le radici del progetto
1995

La Caritas di Roma avvia formalmente il servizio specialistico dedicato all’accoglienza e alla tutela delle donne rifugiate con bambini.

L’esordio a Colli Aniene
Prima tappa

Apertura del primo modulo di ospitalità nel quartiere di Colli Aniene, focalizzato sulle prime emergenze umanitarie.

Il polo di Monteverde
Anno 2010

Il servizio si struttura e si trasferisce nel quadrante di Monteverde, ampliando la platea dei beneficiari e l’offerta dei servizi integrati.

L’approdo ad Acilia
Anno 2017

Inaugurazione della sede di Acilia Nord per radicare il modello di accoglienza diffusa nei territori municipali.

Rilancio e Riqualificazione
26 Giugno 2026

Taglio del nastro per la struttura completamente ristrutturata in chiave moderna, funzionale e a misura di nucleo familiare.

La mappa dei servizi: oltre l’assistenzialismo

Il centro “Santa Bakhita” opera in stretta sinergia con le istituzioni pubbliche nell’ambito del SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), la rete nazionale promossa dal Ministero dell’Interno in collaborazione con gli enti locali e le realtà del Terzo Settore.

L’obiettivo cardine è la progressiva emancipazione degli utenti dal sussidio assistenziale, attuata attraverso programmi di inserimento sociale personalizzati:

Tutela e Salute: Assistenza sanitaria dedicata per madri e bambini e sportello di orientamento legale per il riconoscimento dei diritti e dei permessi di soggiorno.

Formazione e Lavoro: Corsi intensivi di alfabetizzazione e lingua italiana (L2), moduli di formazione professionale qualificata e tutoraggio mirato per la ricerca di un impiego stabile.

Indipendenza Abitativa: Accompagnamento sociale e finanziario per il reperimento di alloggi in affitto al termine del periodo di permanenza nella struttura.

La missione dell’opera: Con l’abbattimento delle barriere interne e la creazione di aree comuni destinate alla socializzazione e alla crescita dei più piccoli, la struttura punta a scardinare la logica dell’isolamento che spesso colpisce i migranti nei quartieri periferici.

Il “Santa Bakhita” si propone come un ponte teso tra la marginalità e il tessuto vivo della comunità romana, dove la solidarietà concreta diventa lo strumento per trasformare una temporanea condizione di vulnerabilità in una nuova e consapevole cittadinanza attiva.

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