

Il colpo a ridosso dell'alba: la vittima è stata avvicinata mentre parlava in auto con una donna. Spunta il bandito armato e si prende l'orologio
Il finestrino abbassato per fare due chiacchiere nella quiete della notte, una donna che si avvicina alla vettura e, un istante dopo, il gelo di una canna di pistola puntata dritta al volto.
Una rapina fulminea e violentissima ha squarciato il silenzio delle ultime ore della notte nel quadrante sud della Capitale, trasformando una tranquilla conversazione tra ragazzi in un incubo a mano armata.
È accaduto poco prima delle ore 4:00 di ieri, martedì 9 giugno 2026, nel cuore della movida e dello shopping di viale Marconi, dove un giovane di appena 20 anni è stato ripulito del suo prezioso orologio dal valore di migliaia di euro.
La vittima, ancora sotto shock, ha immediatamente allertato il numero unico delle emergenze, facendo convergere sul posto le prime pattuglie della Polizia di Stato per l’avvio delle indagini.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Polizia sulla base della drammatica testimonianza della vittima, il ventenne si trovava a bordo della propria autovettura in compagnia di un amico della stessa età.
I due ragazzi avevano accostato lungo viale Marconi e stavano parlando attraverso il finestrino con una donna che si trovava da sola a piedi sul marciapiede.
Mentre l’attenzione dei giovani era catturata dalla conversazione, dal buio è sbucato improvvisamente un uomo. Il bandito, muovendosi con estrema rapidità, si è avventato contro la portiera del conducente, ha estratto una pistola e l’ha puntata a pochissimi centimetri dal viso del ragazzo.
Sotto l’effetto del panico e della minaccia di morte, il ventenne non ha potuto fare altro che assecondare l’ordine del malvivente, sfilandosi dal polso un prezioso Rolex Explorer e consegnandolo nelle mani dell’aggressore.
Una volta agguantato il cronografo di lusso, il rapinatore si è dato a una fuga precipitosa a piedi, scomparendo nel labirinto di vie limitrofe.
Ma a colpire maggiormente l’attenzione degli inquirenti è stato il comportamento della donna con cui i ragazzi stavano parlando: anziché chiedere aiuto o mostrare terrore, la ragazza si è dileguata nello stesso istante, facendo perdere le proprie tracce in pochi secondi.
La pista principale seguita dagli investigatori è che la giovane non fosse una passante occasionale, bensì una complice interna alla banda con il preciso ruolo di “esca”.
Il suo compito sarebbe stato quello di agganciare i giovani a bordo dell’auto, distrarli e immobilizzarli sul posto, offrendo il tempo e il bersaglio perfetto al braccio armato del commando.
Gli agenti di Polizia hanno già acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza degli istituti di credito e dei negozi della zona per dare un nome ai due fuggitivi.
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