

Le recenti cronache concernenti le due "scalate" bancarie della scorsa estate hanno messo in risalto, diremmo senza ombra di ragionevole dubbio, l’unicità della regia delle relative operazioni, senza trascurare il fatto, rilevantissimo, che della partita era contestualmente anche l’attacco alla RCS con l’obiettivo di conquistare principalmente il Corriere della Sera.
Proviamo a scindere i vari aspetti della questione:
– la BPI, ad opera di un "avventuriero" come Fiorani, prima della vicenda Antonveneta aveva già accumulato preziosi "crediti" nell’entourage del centro-destra provvedendo più che al salvataggio, al non-fallimento della Credieuronord, la mini-banca della Lega che pur con due soli sportelli e un tempo brevissimo di attività era riuscita a caricarsi passività tali da dover avviarsi verso il fallimento. (In questa vicenda sono coinvolti 2700 cittadini padani che stanno rischiando di perdere i loro risparmi investiti in quote della Banca della Lega).
Oltre al "salvataggio", come noto, Fiorani & Co. si sono poi anche preoccupati di concedere fidi e prestiti di vario tipo ad una selva d’esponenti politici e para-politici di destra (questi signori hanno preso soldi) a vario titolo: come prestiti non restituiti, come guadagni in speculazioni di borsa.
Poi, forse per non strafare, sono state favorite anche persone come Consorte e Sacchetti, esponenti d’Unipol, sulla carta ascrivibili allo schieramento politico opposto.
Il "leasing" di D’Alema sembra fuori discussione essendo stato concesso a tassi di mercato, per quanto se ne sa, ed il canone mensile viene puntualmente onorato.
Il caso BPI/Antonveneta è quello del topo che mangia il gatto: un evidente scherzo della natura. Oltre a ciò le scorrettezze commesse paiono essere state tante e tali che si farebbe fatica ad elencarle.
– Unipol/BNL è il secondo eclatante caso dell’estate di topo che mangia il gatto, ulteriore preoccupante scherzo di natura, anche perché entrambe le operazioni hanno avuto particolare benevolenza da parte del peggior Governatore che Bankitalia abbia avuto in tutta la sua storia, di colui che ha preteso di circondare di chissà quale sacralità le scelte derivanti solo, a voler essere ottimisti, dalla propria pochezza intellettuale coniugata ad un’arroganza, questa si, apparentemente illimitata;
– il dott. Antonio Fazio, del resto, già in passato aveva dato prova di apprezzare non solo i topi mangiatori di gatti, ma persino i loro cugini più voraci, i topi mangiatori d’elefanti come, ad inizio anni novanta, la Cassa di Risparmio di Roma divenuta padrona del Banco di Santo Spirito/Banco di Roma. Naturalmente all’epoca era Geronzi, patron della Cassa di Risparmio di Roma, ad occupare il primo posto nel cuore del governatore, e non ancora il povero Fiorani, subentrato solo più tardi a rimpiazzare quel vecchio amore infranto.
Le presunte colpe dei DS sono di ardua decifrabilità, fatta salva l’ovvia opportunità di non mischiare la politica con affaristi e avventurieri che, sia pure d’estrazioni diverse, hanno tutti puntato all’arricchimento personale, questo con certezza, e probabilmente al mantenimento e allo sviluppo di una rete di corruzione oggi non ancora del tutto chiarita.
Nel testo delle varie telefonate intercettate non ci sono elementi che rendano ipotizzabili reati, nè ci può essere alcuna "culpa in vigilando" dal momento che i manager Unipol, a nessun titolo, possono essere considerati collaboratori e meno che mai sottoposti ai vertici DS. C’era solo un tempo la realtà della comune "matrice" culturale, più ancora che ideologica, ma questa sembra svanita per le scelte affaristiche di Consorte e soci. Va anche ricordato che Berlusconi è socio in HOPA spa del finanziere Gnutti; e a proposito del Cav. Berlusconi, nella faccenda forse ci si dimentica un po’ troppo di lui se, come appare certo, BPI/Antonveneta e Unipol/BNL sono strettamente legate alla tentata conquista di
– RCS Corriere della Sera, ad opera dell’immarcescibile odontotecnico/palazzinaro Ricucci operosamente affiancato da BPI/Fiorani e da numerosi e vari personaggi italiani e spagnoli collaterali e collegati all’on. Berlusconi. Tanto che a noi povere anime semplici viene un pensiero: ma non sarà che questa tentata scalata è la vera Regina delle scalate estive, intorno a cui le altre ruotano? E non sarà che questa avrebbe portato alle dipendenze dell’on. Berlusconi anche la più blasonata testata giornalistica italiana ed una delle principali case editrici del Paese?
Tutto naturalmente con il placet di un Governatore che, fra citazioni più o meno a sproposito di S. Tommaso in versione ciociara, è stato determinate, nei dodici-tredici anni della sua gestione, a rendere il sistema bancario italiano sempre più possibile preda di losche figure, manager senza alcuna qualità e talora veri e propri banditi.
Al subentrante dott. Mario Draghi non resta che fare i nostri migliori auguri, suggerendogli anche una preventiva disinfestazione dei locali di via Nazionale prima di insediarsi.
G. Liberotti, portavoce del Circolo Tematico: Margherita del Credito
via delle Acacie 49 Roma
e.mail: [email protected]
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