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AltaRoma tira le somme (e un sospiro di sollievo)

Tra grandi assenti - Gattinoni - e formule ormai consolidate e vincenti, si chiude l’edizione estiva della fashion week capitolina. Tra casse rimpinguate e speranze per il futuro

AltaRoma anche stavolta chiude i battenti, e lo fa in gran spolvero dopo i defilés dei primi giorni di Sarli e Curiel. Si è conclusa martedì 11 luglio 2012 la cinque giorni di alta moda capitolina, iniziata lo scorso 7 luglio, con la giornata dedicata alla formazione e le sfilate dei giovani artisti delle Accademie di moda, Accademia dei Sartori, Koefia, M. Maiani e Altieri che sarà l’ultima a calcare le passerelle del complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia.

Ma come ogni anno e ogni edizione è uso e costume, ça va sans dire, che a chiudere le sfilate sia un veterano del genere, lo stilista romano Renato Balestra. La suggestiva location del Teatro Villa Pamphilj ha ospitato l’opulenta collezione per il prossimo A/I 2012-2013. Abiti assolutamente glamourous declinati in tre temi: la tartaruga, la neve e le foglie. Sfilata peculiare e ricchissima di dettagli e gioielli e con una particolare attenzione per trucco & parrucco, i tre temi ricorrono su sete e chiffons stampati , nelle fodere dei cappotti, negli stivaletti da pattinatrice e accessori di volpe bianca, fino al meraviglioso abito “Regina delle nevi”, dove ricami in cristalli scintillanti scolpiscono la silohuette avvolta da un leggerissimo tulle argentato. Le foglie poi, si allungano su corpetti e lunghi strascichi dai tessuti preziosi e cangianti, mentre sul rigoroso tubino nero “Donna Papavero” esplode un’inaspettata corolla rossa capovolta. Niente classico blu Balestra insomma. Lo stilista, innamoratosi del più classico bianco e nero e dei colori caldi della natura, dal rosso al viola, lo abbandona per un po’ ma quella con il colore classico delle sue creazioni è una riconciliazione annunciata, basterà attendere la prossima stagione. Parola sua.

Dieci sono stati invece gli abiti presentati al Parco dei Daini a Villa Borghese dalla stilista Giada Curti, ormai presenza fissa e applauditissima della kermesse. Una collezione ammirata sotto un immaginario tendone tra giocolieri e mangiatori di fuoco, dove preziosi shantung, broccati e chiffon hanno disegnato sul corpo delle modelle voluttuosi abiti gioiello nelle nuances del rosso, del nero e dell’oro. Le gonne ampie e i grandi fiocchi di seta hanno fatto da contraltare ai pizzi e alle pietre dure a decorare leziosamente polsini e corpetti. “In fondo il circo è l’allegoria della società dei nostri tempi, ha detto la stilista, le donne non cadono. Anzi. Sono sempre più consapevoli della loro bellezza e del loro successo”. Via libera quindi alla richhezza di un mondo in cui sfavillìo e rigore sono le due facce della stessa medaglia.

Vestiti e passerelle a parte, da sempre la presidentessa Venturini Fendi non nasconde i due aspetti che ha più a cuore all’interno del grande contenitore che è la fashion week romana, l’investimento sui giovani e la volontà di preservare l’eredità artigiana dell’alta sartoria italiana. Uno sguardo al passato proiettato al futuro, insomma. Che Roma possa entrare di diritto nel novero delle capitali europee della moda ormai non è più solo un progetto in progress ma una vera e propria realtà.

E se sono stati gli abiti i veri protagonisti di questa storia che si ripete con cadenza semestrale ormai da oltre dieci anni, va anche detto che, nonostante le polemiche delle due passate edizioni e la scarsità di fondi per la kermesse, ad oggi AltaRoma sembra navigare di nuovo in buone acque. Lo ha fatto sapere Adriano Franchi, direttore generale della manifestazione, sottolineando che la quota degli sponsor privati è aumentata del 150% e che l’utile è di 156 mila euro su un fatturato comlessivo di 4 milioni di euro. Niente male, per un evento che sembrava essere arrivato agli sgoccioli. AltaRoma in fondo è anche alte aspettative per l’economia del Paese, ora più che mai.

Foto 1) La regina delle Nevi di Renato Balestra.
Foto 2) La regina del Circo, di Giada Curti.

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