

I principali rinvenimenti del 2009 a Roma, nel Lazio, in Italia
Significative le scoperte archeologiche che hanno contrassegnato l’anno appena trascorso.
Ritrovata a Roma, sul Palatino, la ‘coenatio rotunda’, o meglio la ‘sala da pranzo di Nerone’ che girava giorno e notte imitando il movimento della terra. Si trova esattamente nell’area della Vigna Barberini ed e’ emersa durante i lavori di consolidamento dell’area. ”E’ stata una scoperta casuale – spiega Mariantonietta Tomei, direttrice del Palatino – Stavamo effettuando i lavori di ordinaria amministrazione della sovrintendenza per effettuare sondaggi idrogeologici.
Abbiamo iniziato a scavare ed abbiamo trovato una poderosa struttura, mai vista prima, che ci fa pensare ad un’aula rotante riconducibile alla sala da pranzo di Nerone”. ”Per ora abbiamo trovato due piloni – continua Tomei – e degli incassi riempiti di una sostanza che permetteva la rotazione di una costruzione che, secondo Svetonio, girava lentamente ed era ornata da cascate di fiori”. Sempre nella Capitale, gli scavi per la realizzazione della Metro C hanno regalato emozioni importanti. Basti pensare che, solo a Piazza Venezia si sono ricomposte, come fotogrammi di una pellicola, le principali trasformazioni subite da un complesso edilizio gravitante sull’antica via Lata.
”In particolare – spiega Mirella Serlorenzi, medievalista – si sono individuate le basi di piccole fornaci circolari per la riduzione del metallo e per la produzione di oggetti minuti in lega”. Inoltre, ”sono stati individuati diversi livelli pavimentali, forniti ognuno del proprio focolare per la cottura dei cibi – aggiunge la storica – Per la prima volta, inoltre, con lo studio di questo ritrovamento prende consistenza l’ipotesi che il dissesto strutturale sia stato determinato da un potente terremoto verificatosi intorno alla meta’ del IX secolo. L’azione del sisma si e’ riscontrata in un’area diffusa tra via Cesare Battisti, piazza Venezia e piazza Madonna di Loreto”. E’ la prima volta che a Roma si individuano con certezza i resti archeologici del terremoto che determino’ la dissoluzione di molti edifici classici”.
A poca distanza da Piazza Venezia, sotto Palazzo Valentini sede della Provincia di Roma, altri nuovi ritrovamenti che riguardano le Domus Romane e delle Piccole Terme inaugurate dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Si tratta di un’area archeologica di oltre 1.800 metri quadrati, rimasta nascosta fino al 2004, venuta alla luce durante i lavori di ristrutturazione del palazzo: sono state rinvenute sculture di grandi dimensioni, edifici a carattere residenziale di lusso con pavimenti rivestiti da un mosaico di 500 mila tessere policrome di pietre fatte giungere da ogni parte dell’Impero per formare quelli che erano i tappeti dell’epoca. Un patrimonio che si fa risalire al periodo compreso tra il II e il IV secolo d.C.
Un importante complesso, situato di fronte ai Fori Imperiali, a pochi metri dalla Colonna Traiana nel cuore della Roma Imperiale, che si divide in due grandi siti: due ‘Domus Romane’, che, per la ricchezza degli apparati decorativi, unita alla vastita’ del complesso termale e degli ambienti annessi, fanno pensare che fossero abitate da persone appartenenti alle classi sociali piu’ elevate: senatori e altri dignitari che avevano bisogno di un’abitazione di rappresentanza; le ‘Piccole Terme di Traiano’, una vera e propria area termale con vasche per acqua calda e fredda e percorsi climatici come in una sauna, con un apparato di riscaldamento dell’acqua, con suspensurae e tubuli fictiles lungo le pareti.
A pochi chilometri da Roma, in provincia di Rieti, scoperta una villa romana, forse la residenza di campagna dell’imperatore Vespasiano, di cui proprio quest’anno si celebra il bimillenario della nascita. Spostando metri cubi di terreno, a forza di pala e scalpello, accanto a un antico cimitero e a una chiesetta che probabilmente ha origini medievali se non ancora piu’ antiche, e’ venuto fuori il perimetro di una villa che aveva sale di ricevimento, terme, colonnati. Il pavimento della sala principale, soprattutto, lascia senza fiato. E’ ancora ben visibile in tutto il suo splendore, a intarsi di marmi policromi, preziosissimi, provenienti da cave del Nord Africa di cui s’e’ persa traccia.
E’ proprio la magnificenza di questa sala, che doveva avere rivestimenti in marmo anche sulle pareti, preceduta da altre due sale dove il pavimento e’ in delicatissimo mosaico, a far pensare che il proprietario originario della villa fosse lui, Vespasiano. Poco distante, poi, e’ saltata fuori anche l’antica Falacrinae. Merito di una antica pietra con iscrizione romana del periodo repubblicano. Rarissima, e in buono stato, era stata trovata piu’ di dieci anni fa da un contadino della zona e conservata in cantina. Importanti scoperte anche a Firenze dove e’ riaffiorata l’antica Florentia, la citta’ romana che anticipo’ la Firenze medievale e rinascimentale. Tornati alla luce i resti di monumenti, teatri, come quello romano che sta sotto Palazzo Vecchio e di templi, come quello dedicato a Iside che giace sotto il tribunale di piazza San Firenze e del quale sono state trovate alcuni resti di colonne intersiate e di pezzi di frontone risalenti al II secolo d.C. Gli scavi eseguiti dagli archeologi dello studio A.R.eS sotto la direzione scientifica della sovrintendente per i beni archeologici Carlotta Cianferoni.
Il tempio e’ stato trovato mentre venivano effettuati degli scavi per creare una cisterna d’acqua per l’impianto antincendio vicino all’ascensore del tribunale. Si tratta di uno scavo profondo circa 4 metri, largo due metri e mezzo e lungo non piu’ di 5 metri. Da li’ sono emersi i resti del tempio di Iside. Sono stati infatti recuperati centinaia di frammenti marmorei di decorazione architettonica vera e propri che comprendono capitelli, frammenti di colonna, basamenti, manufatti pertinenti ed elementi di rivestimento. Secondo quanto descritto dai responsabili degli scavi la notevole quantita’ di oggetti attesta l’impiego di marmi eterogenei, comprendenti anche marmi bianchi e policromi. Il tempio citato nella storia di Firenze di Davidson probabilmente era stato realizzato subito fuori dalla parte romana della citta’, vicino al Tribunale nell’angolo sud orientale di Florentia.”Quella della Firenze romana – ha spiegato l’assessore alla cultura Giani – che affiora sempre di piu’ alla luce e’ una ricchezza ulteriore di questa citta’ da far conoscere”. Un tempio romano all’interno del Parco Naturale della Maremma, lungo la strada che porta a Marina di Alberese in provincia di Grosseto, e’ stata invece la scoperta da un gruppo di archeologi che hanno riportato alla luce i resti monumentali di un tempio databile intorno al IV secolo d.C. Una struttura rettangolare di circa 11,5m per 6,5m, costruito in ‘opus testaceum’ (tecnica edilizia romana, costituita da un muro in mattoni che riveste un vespaio in pietra) e successivamente rivestito da lastre marmoree e’ stato rinvenuto in localita’ Scoglietto, all’interno del Parco Naturale dell’Uccellina a circa tre km dalla spiaggia di Marina d’Alberese.
Insieme ai resti del tempio, che testimoniano un importante insediamento romano, sono state rinvenute oltre 50 monete e una ingente quantita’ di reperti ceramici provenienti dall’intero bacino del Mediterraneo, in particolar modo dall’area africana tunisina. La scoperta testimonia come, con molta probabilita’, l’Uccellina e la foce dell’Ombrone, in epoca romana, fossero un importante porto di scambio merci provenienti dall’Africa e da tutto il Mediterraneo e dirette a nord verso Roselle e Siena e a sud verso Heba e l’ager Cosanus. Due statue funerarie, dedicate a una coppia di sposi, sono emerse invece nel corso dello scavo condotto lungo la necropoli di via Nicotera a Vico Equense, a Napoli. Si tratta di 2 statue in tufo stuccate, opera certamente di scalpellini locali, raffiguranti un uomo e una donna, riconducibili al periodo romano imperiale (I sec a.C.), ad oggi poco documentato a Vico Equense. Lo scavo iniziato tra il 2006 – 2007, dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei (SANP), ha restituito una necropoli dove le tombe erano disposte su terrazzamenti naturali, intorno a piazzole delimitate da muri in opus reticolatum. Nel settore Sud, sono emerse tombe del tipo a cappuccina, databili tra la fine del III sec. e il I sec. a.C., che testimoniano l’uso del rito inumatorio. Il settore Nord, invece, venne occupato tra il I sec. a.C. e il I sec.d.C., fino al momento dell’eruzione del 79 d.C. ed e’ stato luogo di indagine nell’ultima campagna di scavi (gennaio-febbraio 2008).
Quest’ultimo scavo ha permesso di individuare il tracciato di un asse viario antico costituito da breccioline calcaree di origine alluvionale e fornito di due lunghe carreggiate. Sempre nella citta’ campana sono emerse dodici sculture, teste maschili e femminili, busti panneggiati, frammenti di altorilievi, frutto di uno scavo effettuato dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei nel Rione Terra di Pozzuoli sul versante Sud della collina, dove sorgono edifici pubblici, probabilmente terme, e domus sul mare. L’area dei ritrovamenti nel Rione Terra di Pozzuoli e’ compresa tra due decumani, quello di via Villanova piu’ a Nord, di cui si e’ messo in luce buona parte del tracciato e un altro, piu’ a Sud, di cui e’ stato scavato solo un breve tratto. Le testimonianze architettoniche marmoree, riconducibili a diverse tipologie, (zoccolature, cornici, colonne, lastre di rivestimento, lastre pavimentali, capitelli, antefisse), i reperti scultorei, (testa-ritratto imperatore, teste ideali e private maschili e femminili, altorilievi, statue equestri, gruppi), i frammenti di iscrizioni, farebbero, comunque, pensare alla provenienza dei reperti da piu’ edifici monumentali, anche colonnati e alla spoliazione dei relativi apparati decorativi. In particolare oltre alla testa dell’Imperatore Tito laureato, sono emerse altre due teste maschili di cui una frammento di ritratto di eta’ tardo repubblicana. Due le teste femminili, una forse di amazzone del II sec d.C, l’altra ritratto di imperatrice di eta’ giulio claudia tarda. E ancora: una antefissa del II sec, quattro torsi tra cui una statua femminile panneggiata, una di togato; un altorilevo con due figure, il frammento di un cavallo.
A Palermo i sommozzatori dei Carabinieri hanno rinvenuto nel mare di Gela, in provincia di Caltanissetta, preziosi reperti archeologici di epoca romana, greco-ellenistica e bizantina. I militari del Nucleo tutela patrimonio culturale hanno individuato un giacimento sottomarino che si ritiene sia riconducibile a un antico naufragio. Ritrovamenti archeologici importanti anche a Perugia, dove sono rinvenuti i resti di una strada basolata di epoca romana, in Corso Cavour, all’altezza di via Podiani, durante i lavori condotti dal Comune e costantemente sorvegliati dalla Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Umbria. Il tratto, estremamente frammentario, risulta danneggiato ai lati e al centro dal passaggio di cunicoli e fognature costruite in epoche successive. La porzione di strada ha una larghezza massima di 1 metro circa e una lunghezza di metri 4.50. Costruita con basoli di calcare, mostra i segni del passaggio delle ruote dei carri. La strada, in epoca etrusco-romana, si identifica con quella che uscendo da Porta S.Ercolano percorreva Corso Cavour, costeggiando la necropoli del Frontone, per raggiungere Orvieto. Lo stesso tracciato e’ interessato dalla via regale di eta’ medievale che entrava in citta’. Un tratto simile fu rinvenuto nel 1965 all’interno di porta S.Ercolano, al di sotto degli edifici, prima di via Oberdan.
Novita’ anche per Pompei, sede archeologica per antonomasia, dove si continua a scavare ogni giorno dell’anno, e’ stata ritrovata la cella vinaria con un primo filare di dolia, ambienti rustici i cui manti di tegole sono ancora integri, ambienti di pertinenza del primo piano della Villa e coltivazioni sul fianco della via Superior che costeggiava il lato est, nonche’ una porzione del grande portico meridionale che era ancora sepolta. Queste novita’ restituiscono una piu’ completa conoscenza della Villa, la cui prima costruzione risale al II secolo a. C., anche se rifacimenti e modificazioni si sono susseguiti fino al momento dell’eruzione del Vesuvio. A Potenza coppe, vasi, brocche e anfore sono alcuni dei reperti che provengono dalla campagna estiva di scavi condotta nella citta’ romana di Grumentum. Fra i vari reperti si annovera una splendida coppa del vasaio aretino Tigrane, decorata a bassorilievo con satiri, menadi e tripodi. Un grande ammasso di intonaci affrescati, di molti colori, rinvenuti nello strato, sono adesso in attesa di un lungo e paziente lavoro di ricostruzione. Lo studio incrociato dei dati archeologici, storiografici ed epigrafici ha permesso di collocare nel tempo la fondazione della colonia romana all’epoca del primo triumvirato e di riferirla ad una legge agraria di Giulio Cesare del 59, in base alla quale molti veterani di Pompeo e molti Romani poveri furono insediati in Italia meridionale.
Dopo la staffa di cavallo, una ulteriore sorprendente scoperta ha premiato la IX campagna di scavo in corso sulla Rocca Montis Dragonis, Mondragone a Caserta: diretta dal Direttore del Museo Civico Archeologico "Biagio Greco" Luigi Crimaco ovvero il rinvenimento di un antico fonte battesimale medievale, del peso stimato di 350 chili. "Si tratta di una bellissima scoperta archeologica – commenta il direttore del Museo Crimaco – Ad una prima analisi possiamo affermare che forse si tratta di un fonte battesimale medievale, ma e’ opportuna la cautela”. Tra le scoperte piu’ clamorose avvenute nel corso del 2009 certamente quella effettuata nelle catacombe di Santa Tecla, sulla via Ostiense a Roma, lascia esterrefatti: e’ stata infatti ritrovata la piu’ antica immagine di San Paolo. La clamorosa scoperta archeologica e’ avvenuta durante i restauri nelle catacombe romane di Santa Tecla coordinati dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
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