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Delmastro, il ristorante sulla Tuscolana e la società con il prestanome del boss: il caso che scuote il governo

Nei prossimi giorni, l’ufficio di presidenza della Commissione Antimafia valuterà la possibilità di audizioni per fare luce sull’intera operazione imprenditoriale

La tensione politica a Roma, già alta alla vigilia della tornata referendaria, si arricchisce di un nuovo caso destinato a far discutere.

Al centro della scena finisce il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, coinvolto indirettamente in una vicenda che intreccia affari, politica e ambienti legati alla criminalità organizzata della Capitale.

A far emergere il caso è un’inchiesta pubblicata da diverse testate nazionali, che punta i riflettori su una società costituita nel dicembre 2024 a Biella, la “Le 5 Forchette Srl”.

Tra i soci figuravano esponenti di primo piano di Fratelli d’Italia, tra cui lo stesso Delmastro e la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino.

Il progetto era ambizioso: aprire un locale a Roma, sulla via Tuscolana, con il marchio “Bisteccheria d’Italia”.

È proprio attorno a questa iniziativa che si concentra il nodo più delicato. Amministratrice unica della società risultava Miriam Caroccia, all’epoca appena diciottenne, figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva e detenuto per vicende legate al clan riconducibile a Michele Senese, figura storica della criminalità organizzata a Roma.

Le ricostruzioni giornalistiche delineano un quadro fatto di relazioni e frequentazioni che sollevano più di un interrogativo.

Tra gli elementi citati, fotografie risalenti al 2023 che ritrarrebbero il sottosegretario insieme a Caroccia, oltre a presenze documentate nel ristorante anche dopo la condanna definitiva dell’uomo, avvenuta nei primi mesi del 2026. La cessione delle quote da parte di Delmastro sarebbe arrivata solo tra febbraio e marzo dello stesso anno.

Il diretto interessato respinge ogni addebito, rivendicando la propria distanza da qualsiasi contesto criminale. La linea difensiva è chiara: la partecipazione societaria, sostiene, riguardava una giovane imprenditrice incensurata, e solo in un secondo momento sarebbe emersa la sua parentela.

Una volta appreso il quadro, la decisione di uscire dalla società sarebbe stata immediata, per ragioni di opportunità.

Una versione che però non convince le opposizioni, che parlano apertamente di inopportunità politica e chiedono chiarimenti urgenti.

Il punto più sensibile riguarda proprio il ruolo istituzionale ricoperto da Delmastro: un sottosegretario con deleghe legate al sistema carcerario finito, seppur indirettamente, in affari con la famiglia di un detenuto per reati di criminalità organizzata.

La vicenda è destinata ad approdare anche in sede istituzionale. Nei prossimi giorni, l’ufficio di presidenza della Commissione Antimafia valuterà la possibilità di audizioni per fare luce sull’intera operazione imprenditoriale e sulle relazioni che ne hanno accompagnato la nascita.


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