

Da 15 anni il restauro del mausoleo di Sant’Elena priva la vicina parrocchia dell’oratorio che gli spetterebbe per legge
Le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, il cui ingresso si trova all’interno del cortile dell’omonima parrocchia, sulla via Casilina, sono le terze per estensione nella capitale. Ma questo immenso patrimonio della Roma Imperiale, parte di un complesso archeologico da anni al centro di importanti studi storico-artistici, è chiuso al pubblico per la maggior parte dell’anno. Da più di un decennio, inoltre, è protagonista di un’interminabile opera di restauro che, oltre a bloccare il potenziale impatto economico e di riqualificazione socio-culturale del territorio, sottrae alla parrocchia lo spazio da destinare alle attività oratoriali.
Le catacombe, circa 18.000 mq di superficie, 16 metri di profondità, fanno parte di un’area archeologica denominata “Ad Duas Lauros”, che significa “ai due allori” e comprende anche il mausoleo di Sant’Elena, eretto da Costantino nel 324 d.C. e utilizzato dall’imperatore come tomba per sua madre. Tale area è considerata da archeologi, storici e studiosi delle tradizioni paleocristiane di un interesse straordinario, «al punto – dicono – da essere la testimonianza di un passaggio epocale, dalle persecuzioni anti cristiane al riconoscimento del cristianesimo, religione ufficiale dell’Impero Romano». Perfino le telecamere di Super Quark, il celebre programma di Piero Angela, nel 2007 hanno ripreso e raccontato la storia che è passata di lì.
Una storia che però sembra essere stata dimenticata dalle istituzioni e da buona parte degli abitanti della zona che spesso, soprattutto i più giovani, nemmeno sanno di avere un simile tesoro proprio sotto i piedi. Nonostante la loro importanza storica e culturale infatti le catacombe sono chiuse al pubblico eccetto che per la prima settimana di giugno, quando si ricordano i due martiri da cui prendono il nome e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (alias il Vaticano) autorizza la parrocchia ad organizzare delle visite guidate per tutta la settimana, previo il pagamento di una somma pari a 100 Euro per ogni visita effettuata; come a dire “la Chiesa che paga la Chiesa”. In teoria infatti le responsabilità di custodia, mantenimento e di rilascio delle autorizzazioni per le visite di turisti e pellegrini sono di competenza dell’ente Vaticano. In pratica però non risulta che siano state realizzate iniziative rilevanti per dare la giusta visibilità ad un’area tanto importante, a livello artistico, religioso e sociale. Nonostante la limitata esposizione al pubblico abbia permesso negli anni di conservare benissimo i reperti, le iscrizioni e gli affreschi presenti nelle cappelle e nei cunicoli che compongono queste tombe sotterranee. Ci si chiede perché non siano nemmeno state organizzate nel corso degli anni, attività e iniziative, anche diverse da visite guidate, che valorizzassero sia le catacombe sia, di conseguenza, tutta la zona di Tor Pignattara in cui si trovano, che di valorizzazione ne avrebbe bisogno.
Il Mausoleo invece è al centro di importanti opere di ripulitura e restauro, di messa in sicurezza e di scavi che hanno riportato alla luce reperti e porzioni della sua struttura originaria. «Obiettivo della Soprintendenza Archeologica di Roma – spiega la dott.ssa Vendittelli, responsabile dei lavori – è di creare all’interno un antiquarium, ossia un museo che raccolga e dia conto della storia di tutto il complesso Ad Duas Lauros. Inoltre – continua – si vorrebbe anche riaprire un percorso che dal mausoleo porta direttamente alle vicine catacombe e che era stato già realizzato dai canonici nel XVIII secolo». Dopo circa 15 anni di lavori (sono iniziati infatti nel 1994), costati ben 1 miliardo e 800 mila delle vecchie lire e per cui si prevede un’ulteriore spesa di 400.000,00 euro, oggi il Mausoleo è ancora lì: i lavori non sono ancora terminati, nessuno ci può entrare, nessuno può ammirarlo se non da dietro un’inferriata che gli gira tutto intorno e nessuno lo può fotografare, se non chi, passando per caso sull’antica via Labicana lo scorge dai cancelli del cortile parrocchiale.
Il problema però non sta solo nella possibilità negata a cittadini e turisti di conoscere e ammirare una parte importante dell’antica storia di Roma, o in quella, anch’essa negata, di riqualificare una zona che negli ultimi anni sta registrando un degrado sempre maggiore; ma anche nelle problematiche che negli anni hanno riguardato e, ancora oggi, coinvolgono la parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro e la sua comunità. Come ci spiega infatti Maurizio Fedele, un frequentatore della parrocchia che da tempo si batte con le istituzioni per porre rimedio a questa situazione, «all’interno del mausoleo si trovano una chiesetta e una canonica del ‘600 che dal 1922 al 1994 erano anche sede dell’oratorio parrocchiale, ma quando la Soprintendenza ha disposto per la trasformazione del sito in sede museale, la nostra parrocchia ha letteralmente subito un esproprio. Praticamente – continua – siamo stati “sfrattati” dopo essere stati rassicurati dalle istituzioni che si sarebbe trovata una sede alternativa dove allestire il nuovo oratorio, cosa che però non è mai avvenuta».
Tuttora la parrocchia è ancora priva di uno spazio oratoriale, che peraltro la legge regionale 206 del 2003 definisce “opera di urbanizzazione secondaria” proprio per la sua funzione sociale, al pari di una scuola, un parco o un centro sportivo. Oltretutto in un piano progettuale del vicino parco di Villa de Sanctis elaborato dal Comune di Roma nel ’97 si scopre che un’area della zona era stata già destinata alla parrocchia. Nel documento si legge: «n. 18 – Aree di proprietà comunale da consegnare alla parrocchia per attività ricreative». «E ci sarebbero anche i fondi – spiega Fedele – per la realizzazione dell’oratorio, che consisterebbe in un semplice prefabbricato di non più di 150 mq, vale a dire quelli previsti dalla Legge Regionale 13/06/2001 n.13 che permettono una copertura quasi totale delle spese».
Ma dalla voce di Massimo Lucà, Presidente della Commissione cultura e sport del VI Municipio, apprendiamo purtroppo che «la Soprintendenza non ha acconsentito di realizzare la struttura da destinare alle attività oratoriali della parrocchia perché andrebbe ad intaccare il paesaggio e la vista del mausoleo». Dalla Soprintendenza risponde invece la dott.ssa Vendittelli la quale afferma che l’ente non ha mai esposto pareri in merito all’assegnazione di questa porzione di territorio alla parrocchia dato che «è una faccenda che dipende dal Comune. C’è da dire inoltre – continua la Vendittelli – che la parrocchia aveva occupato abusivamente quegli spazi e ne ha fatto un uso improprio, danneggiando gravemente tutto l’edificio. Se tanto si è dovuto fare è stato anche per l’uso improprio e abusivo da parte della parrocchia».
Fermamente contrario all’accusa di abusivismo è, ancora, Maurizio Fedele il quale afferma che: «E’ veramente impressionante che tale asserzione venga da un dirigente dello Stato che ha anche la responsabilità del restauro di beni culturali. C’è per prima cosa un travisamento della realtà storica; è documentabile, infatti, in qualunque sede (anche giudiziaria) che la Comunità Parrocchiale Santi Marcellino e Pietro Ad duas lauros esiste dal 1 febbraio 1765 per atto del Papa Clemente XIII, e che a tale titolo deteneva gli edifici parrocchiali costituiti dalla chiesetta e canonica entrostanti il Mausoleo di S. Elena, che ha poi legittimamente adibite a teatro, oratorio e sale riunioni quando, negli anni venti, fu realizzata l’attuale chiesa di Via Casilina che sostituiva l’antica chiesetta settecentesca. Per negare la storicità di tale legittimo, e incontestato possesso dei locali della chiesetta – continua il Sig. Fedele – occorre tacciare di falsità anche le stampe settecentesche del Piranesi e del Vasi». «Gli immobili dell’oratorio – spiega ancora il parrocchiano, peraltro esperto in materia di leggi – per Concordato Stato-Chiesa, Codice Civile e Diritto Canonico, cui la legge italiana fa rinvio, sono sempre ininterrottamente dal 1765, e ritengo tuttora, pertinenze della Parrocchia. L’oratorio parrocchiale quindi – conclude – non è, né può essere, un’entità astratta ed estranea alla chiesa, e nemmeno può mai essere "abusivo", bensì una pertinenza, vale a dire un immobile avente funzione di servizio degli edifici di culto».
Ma tra un rinvio di responsabilità e l’altro, tra un ritardo e un intoppo nei lavori, la parrocchia si ritrova ancora senza spazi per i suoi ragazzi e senza fondi per mettere in piedi qualsiasi tipo di attività, considerato che il cortile che ha a disposizione, per ovvi motivi ‘meteorologici’, si può utilizzare solo per una limitata parte dell’anno, e che anche gli spazi interni alla chiesa sono estremamente limitati. Peccato poi che dal punto in cui dovrebbe sorgere la struttura, il monumento sepolcrale non si vedrebbe tanto peggio di ora, al contrario di quanto afferma la direttrice dei lavori.
«Il mausoleo, così come anche le catacombe – ci dice ancora Maurizio Fedele – sono delle cattedrali nel deserto, opere del tutto isolate dal contesto e prive di qualsiasi rapporto con il territorio in cui si trovano, con la vicina parrocchia, col parco e con i gli abitanti del quartiere».
La beffa infatti è stata doppia, dato che il museo che doveva sorgere nella tomba di Sant’Elena non è ancora stato aperto. A tal proposito ci rassicura, almeno in parte, la stessa Vendittelli che, insieme al suo staff, prevede la disposizione e la sistemazione di buona parte dell’allestimento museale entro la fine del 2009. «Molti reperti e molto materiale – dice – sono già pronti. Per l’apertura al pubblico invece prevediamo che ci si possa riuscire il prossimo anno».
Dunque, dopo ben 16 anni dall’inizio dei lavori.
All’indirizzo http://freeplone2.openia.com/duaslauros è possibile trovare molte altre informazioni sulla storia del complesso archeologico e su quanto è stato fatto finora dalla comunità parrocchiale per recuperare un patrimonio che sembra passare inosservato alle istituzioni, ma che invece ben conoscono gli studiosi italiani, francesi e americani che da anni lavorano per fare piena luce sulla storia che è passata proprio sotto Tor Pignattara.
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