Da romeni a romani con disagi all’anagrafe

Solo i municipi IX, XIII, XV, XVI, XVIII riescono a gestire l'iscrizioine anagrafica dei nuovi cittadini
C. C. - 19 Maggio 2007
Fino ad oggi solo 5 municipi, il IX, XIII, XV, XVI, XVIII, sono in grado di accettare le domande di iscrizione all’anagrafe dei cittadini rumeni. E ognuno di questi ha trovato una soluzione provvisoria per accettare decine di richieste anagrafiche al giorno. “Abbiamo cominciato a dare appuntamenti – spiega il presidente Fabio Bellini, del XVI – così riusciamo ad accettare una decina di domande al giorno, ma siamo pieni fino alla metà di giugno. Attualmente il diritto di ingresso e soggiorno di cittadini dell’Unione Europea (romeni e bulgari come lo sono diventati dal 1 gennaio) è stabilito dal decreto legislativo n. 30/2007, entrato in vigore l’11 aprile scorso. Ma senza iscrizione anagrafica un neocittadino comunitario non può fare niente, ad esempio non può iscriversi al servizio sanitario.
Gli impiegati non sono in grado di verificare i documenti presentati per avere l’iscrizione, non hanno gli strumenti, ignorano o quasi la direttiva europea sul diritto di ingresso e di soggiorno dei comunitari. E perciò, in attesa di direttive sospendono il servizio rinviandolo la soluzione del problema Grande è il disagio della comunità romena, la più numerosa a Roma. Secondo l’ultimo rapporto della Caritas sono 74.540 i residenti, tutti quindi provvisti del permesso di soggiorno, che ormai è diventato inutile. Ma sono almeno seimila quelli arrivati dalla Romania negli ultimi cinque mesi del 2007. Il cittadino comunitario che vuole soggiornare per più di tre mesi, per motivi di studio o di lavoro, deve quindi fare richiesta di questa iscrizione anagrafica. E per averla deve presentare i documenti che dimostrano la sua attività di lavoro subordinato o autonomo, il codice fiscale e il documento d’identità; se invece il cittadino è qui per studio deve presentare l’iscrizione presso la scuola pubblica o privata paritaria, e dimostrare risorse economiche sufficienti (pari a circa cinquemila euro l’anno), oltre a una polizza assicurativa. Poi sarà la polizia municipale a verificare la residenza e mandare avanti la pratica, (e ci vorranno almeno sessanta giorni). L’assessore comunale al personale, Lucio D’Ubaldo, ammette il ritardo del Comune ma afferma che la Questura “ha scaricato sui Comuni una mole di lavoro prima di sua competenza. Sono necessari corsi di formazione perché i nostri ufficiali anagrafici non sono istruiti a controllare i documenti presentati dai cittadini comunitari, sono procedure che non conoscono”. Istruzioni per l’uso: ad esempio, il romeno che a marzo ha richiesto il permesso di soggiorno o un rinnovo con il kit alle Poste o alla Questura, deve richiedere anche l’iscrizione anagrafica; per questo è sufficiente mostrare il cosiddetto cedolino rilasciato dalla Questura, oppure quello delle Poste. Altra informazione: i cittadini comunitari, una volta ottenuta l’iscrizione anagrafica al Comune, non devono più andare all’Ufficio Immigrazione della Questura di via Patini, per richiedere la carta di soggiorno, perché questa è stata abolita con il recepimento della direttiva europea.

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