

Convegno per conoscere le bellezze della Tenuta di Passerano e una Mostra sul culto del dio Mitra
Venerdì 15 mattina la Tenuta di Passerano ospiterà un convegno che ne farà conoscere le bellezze paesaggistiche, le testimonianze archeologiche e monumentali e la produzione agricola.La Tenuta Agro-Patrimoniale di Passerano, nel Comune di Gallicano nel Lazio (Rm), proprietà della Regione Campania, si estende per circa 900 ettari 23 chilometri ad Est della Capitale, abbracciando una significativa porzione della Campagna Romana conservatasi intatta fra i tentacoli dell’espansione urbana. Il fulcro della Tenuta è costituito dal Castello di Passerano (secc. X-XIII), che svetta con le sue torri, cinto da secolari alberi, sull’alto di uno sperone roccioso. Ai piedi si concentrano, in un pittoresco insieme, le casette del piccolo villaggio dei lavoranti e i moderni fabbricati agricoli. Percorrendo le stradine sterrate, si scopre la singolare bellezza del paesaggio articolato in lunghi colli fusiformi separati da profondi valloni, risultato dell’azione erosiva dei fossi sul tavolato di tufi e pozzolane generato dal Vulcano laziale. Le attività agricole (colture cerealicole, oliveti, foraggio) e il pascolo si concentrano sulle piatte sommità dei colli, mentre i valloni ospitano una lussureggiante vegetazione, fortemente differenziata sui due versanti dalla diversa esposizione.
La tenuta, recentemente riconosciuta di interesse storico-artistico e quindi sottoposta a tutte le disposizioni di tutela del D. Lgs. n. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) con il Decreto n. 95 del 18 ottobre 2017 del Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per il Lazio e inserita fra i beni demaniali di interesse culturale della Regione Campania con decreto n. 19 del 21 maggio 2018, è un vero scrigno di rilevanti siti archeologici e monumentali. Oltre al Castello e a un lungo tratto perfettamente conservato della Via Praenestina antica, di eccezionale interesse è il Colle S. Angeletto ove gli scavi della Soprintendenza hanno riportato alla luce tra il 1994 e il 2014 un’estesa necropoli di tombe ipogee a camera, databili fra il VII e il III sec. a.C, riconducibile al centro latino di Pedum. Innumerevoli sono inoltre i resti di villae, cisterne, impianti produttivi, canalizzazioni di età romana, collegati da percorsi viari, il più importante dei quali, dotato di ponti e affiancato da tombe e aree sepolcrali, attraversa l’intera Tenuta.
Informazioni: 06-9549232; 338-9566506
Sabato 16 alle ore 18 si inaugura nel Museo Civico Archeologico “Rodolfo Lanciani” di Guidonia Montecelio la mostra “Il Dio persiano dal manto stellato. Il culto di Mitra fra Lazio ed Etruria”, versione ampliata con reperti dall’area tiburtino-conicolana della mostra “Vulci e i misteri di Mitra. Culti orientali in Etruria”, già ospitata al Museo Archeologico Nazionale di Vulci (Canino – Vt) e nella Villa Savorelli a Sutri (Vt).Il nucleo più spettacolare dell’esposizione è costituito dal corredo scultoreo e ceramico, risalente al III sec. d.C., del mitreo rinvenuto nel 1975 in una domus della città romana di Vulci, tra cui spiccano due gruppi marmorei raffiguranti la tauroctonia. Numerosi sono i riferimenti nel ricco apparato illustrativo agli altri mitrei attestati in Etruria, che fanno della Regio VII, soprattutto nella parte meridionale più vicina all’Urbe, un ambito privilegiato per lo studio della diffusione del mitraismo nel mondo romano. Anche nel territorio tiburtino-cornicolano, strettamente legato a Roma, molteplici sono le testimonianze del culto, come dimostrano il bassorilievo in marmo recuperato nel 1953 a Montecelio, interessanti vasi liturgici rinvenuti recentemente nello scavo di due ville a Guidonia e a Marcellina (in mostra) e le iscrizioni note da tempo a Tivoli (Tibur).
Il dio appare abbigliato con il “manto stellato” nell’iconografia classica che lo vede compiere il vigoroso gesto di uccidere il toro. Sin dalle origini indoiraniche, poiché combattente contro il male, Mitra significò la luce e la vita, tanto da essere identificato con il Sol Invictus, particolarmente venerato fra i soldati che lo elessero a simbolo di fedeltà verso l’imperatore. La religione mitraica penetrò in Occidente nel I sec. d.C. e si diffuse rapidamente anche in seno alla casa imperiale, come dimostra il favore elargito da vari imperatori soprattutto fra il III e il IV secolo fino a Costantino. Il credo mitraico, che contese il passo al cristianesimo, prometteva ai fedeli (solo uomini) iniziati ai misteri la salvezza e l’immortalità attraverso il potere rigenerante del sangue del toro ucciso da Mithras. La tauroctonia, quindi, è la scena topica di tanti rilievi e pitture rinvenuti non solo nei mitrei (in genere ricavati in ambienti semipogei) dei centri urbani, ma anche nelle campagne.
La Mostra – visitabile fino al 30 settembre – sarà introdotta dal Soprintendente Arch. Margherita Eichberg e vedrà la partecipazione dei Funzionari archeologi Zaccaria Mari e Simona Carosi.
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