El Deseo: il sogno del Sudamerica a Centocelle

E ventisette anni di creatività nell’arte del regalo
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 10 Ottobre 2012

Forse sono in molti quelli che, come noi, transitando in via dei Castani 23, nei pressi di San Felice e leggendo l’insegna “El Deseo” si sono chiesti cosa mai volesse dire. Perciò la prima cosa che chiediamo alla gentile Emanuela Pangallo, titolare dell’esercizio è proprio questa.

Cosa vuol dire “El Deseo”?

El Deseo nasce nel 1985 con questo nome esotico in seguito alla definizione del settore merceologico (gioielli in argento antichi e moderni, oggettistica, complementi d’arredo) che abbiamo adottato all’apertura del negozio qui a Centocelle, legato all’arte pre-colombiana, maya e a tutto ciò che concerneva l’artigianato e, naturalmente il fascino del Sudamerica. Possiamo dire di essere stati gli antesignani dell’etnico che ha poi preso piede sul territorio romano e che oggi purtroppo vediamo scomparire, soppiantato ormai dagli effetti nefasti della globalità e dai conseguenti cambiamenti delle esigenze commerciali.

Come accolsero i commercianti di via dei Castani questa vostra strana novità?

Probabilmente 27 anni fa il quartiere non era ancora pronto a questo genere di punto vendita. Ricordo con simpatia quando mettemmo in vetrina una statua che rappresentava una maternità stilizzata, molto bella dal punto di vista artistico. La gente si fermava attratta dalla novità e ogni giorno sentivamo ogni genere di commento. Se avessimo posizionato una telecamera nascosta avremmo potuto assistere a scene divertentissime di candid-camera.
I colleghi commercianti invece mi guardavano con una certa sufficienza (e forse facevano pronostici sulla mia improbabile longevità commerciale) perché non capivano cosa realmente volessi fare.

Difficoltà?

Sicuramente un po’ per la mia inesperienza e un po’ per non aver tenuto sufficiente conto della effettica richiesta del mercato, mi ponevo troppo in anticipo per come era Centocelle allora. Di necessaria conseguenza gli inizi sono stati abbastanza duri. Poi, per fortuna, negli anni successivi il quartiere è cambiato totalmente, acquisendo una diversa levatura culturale.

Ci può confidare il segreto del successo della sua attività?

Professionalità, disponibilità e tanta tanta pazienza sono le caratteristiche fondamentali se si desidera lavorare a contatto con il pubblico ed instaurare con loro una relazione di fiducia. Sicuramente per intraprendere questa strada bisogna avere un marcia in più, a parte la competenza e l’acquisizione della merce fatta in maniera ponderata. Penso che nel mio lavoro un sorriso faccia davvero la differenza. Tanta gente desidera come me entrare in un luogo dove si respira un’aria serena e gioiosa. Ed è proprio ciò che ci sforziamo di fare ogni giorno. Ed è questo, senza presunzione, un aspetto mi differenzia dalla categoria di cui faccio parte. Credo che ognuno nel suo piccolo deve fare quello che può, nonostante sia difficile mantenere un piccolo negozio rispetto a un discorso commerciale più ampio. La nostra forza forse è stata proprio quella di differenziarci sul piano merceologico, restando piccoli. Ciò ha impedito che noi restassimo vittime della stasi e siamo rimasti sempre in continua crescita. Sono convinta proprio che sarà la creatività che ci salverà in un momento difficile come questo.

Com’era allora il quartiere, e come si è evoluto?

27 anni fa mi scontravo con una difficoltà di ordine sociale: la droga; era un problema che si toccava con mano sia dal punto di vista sociale che commerciale portando tanta tensione all’interno del negozio. Poi nel corso degli anni questo problema è divenuto meno tangibile.
Il quartiere mantiene sempre una sua vivacità che mi piace molto, purtroppo con il cantiere della metro C abbiamo subito degli sconvolgimenti e non vediamo l’ora che termini quest’opera. Credo che serva più visibilità sul territorio, più attenzione per risolvere tante piccole cose e purtroppo non vedo in questo molta attenzione da parte del municipio, a differenza di zone limitrofe.

E voi commercianti, cosa state facendo, come procede l’associazionismo commerciale?

Ancora c’è molto da lavorare sul cittadino perché ognuno di noi dovrebbe cercare di sottolineare determinate cose e sia io che la mia collaboratrice facciamo anche questo con grande disponibilità per comunicare e cercare insieme di risolvere qualche piccolo problema. Mentre il commerciante in genere tende a non collaborare, è ostico alla cooperazione che viceversa è fondamentale soprattutto in momenti di crisi. Perché l’unione fa la forza, e questa ci potrebbe salvare, invece sono tutti troppo concentrati su se stessi e questo non va bene.

Lei ha iniziato giovanissima la sua attività. Ha un consiglio da dare ai giovani?

Ai giovani di oggi consiglio di lottare per quello che credono. Anche se adesso è tutto più difficile nel settore commerciale; esiste una burocrazia che uccide il portafoglio e la mente… Però mai abbattersi.

Come sono cambiati i comportamenti dei suoi clienti?

La nostra clientela è varia; andiamo dai giovani che amano il gioiellino, a coloro che vogliono fare un semplice pensierino, arrivando a lavori più importanti come allestimenti, decorazioni, bomboniere. Cerco sempre di diversificare il più possibile l’attività in maniera tale da potenziarla, senza attendere che il cliente entri da solo, cercando invece di stimolarlo ad entrare in negozio con nuove attrazioni.

Come hanno influito sul suo esercizio i centri commerciali?

La loro irruzione sul nostro territorio è stata devastante. Purtroppo per resistere e superare la loro concorrenza ho dovuto alzare il target del negozio, rinunciando a quella parte dei clienti meno abbiente. Ma senza questa scelta, senza questa specializzazione e differenziazione non saremmo riusciti a rimanere in vita.
Non possiamo pretendere di metterci in competizione con i grandi centri commerciali, però manteniamo la capacità di saper consigliare e combattiamo quella terribile ansia della vendita a tutti i costi. Quello che ho seminato me lo sono portato per gli anni, lavorando sempre con grande disponibilità, cercando di soddisfare al massimo la mia clientela

Si sente soddisfatta del suo lavoro?

Abbiamo festeggiato due anni fa il nostro venticinquesimo anniversario e questo mi ha permesso di rendermi conto tangibilmente della fedeltà dei clienti che mi seguono da anni con regali, auguri e mail; questo mi ha fatto capire come ho portato a frutto il mio lavoro.


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