Francesco Messina, l’elogio della bellezza tra gli scavi di Ostia Antica

Sculture e disegni dell'artista siciliano in mostra fino a novembre nell'area archeologica alle porte di Roma
di Simone Sperduto - 22 Agosto 2014

«Pensiero, sogno, fantasia, volontà e intuizione si collegano in questi bronzi con armonia di forme e di espressione. Così gli elementi costitutivi della visione diventano volumi, piani, ombre, luci e immagini, cioè organismo vitale». Con queste parole Carlo Carrà descriveva l’arte di Francesco Messina. Quella stessa forza espressiva che può ammirare il visitatore tra gli scavi di Ostia Antica dove, fino a novembre, saranno esposti i lavori dello scultore originario di Linguaglossa, piccolo comune di circa cinquemila abitanti in provincia di Catania dove Messina nasce nel lontano 1900.

Una vita intera dedicata all’arte, fino alla scomparsa nel 1995 a Milano. Francesco Messina, dopo una formazione artigianale, lascia la sua amata terra per trasferirsi a Genova dove intraprende gli studi presso l’Accademia di Belle Arti. Tra gli anni Venti e gli anni Quaranta viene più volte invitato alla Biennale di Venezia. Nel 1949 viene consacrato tra gli scultori italiani più noti all’estero ricevendo l’invito alla Terza Internazionale di Scultura di Philadelphia.

Tra le opere pubbliche più celebri si ricordano il Cavallo Morente eseguito per il Palazzo della Rai a Roma, la Santa Caterina sul Lungotevere a Castel Sant’Angelo, la Via Crucis per la chiesa di San Giovanni Rotondo ed il Monumento a Pio XII in San Pietro a Roma. La città di Catania custodisce due monumentali sculture in altrettante piazze: un Cavallo morente e La Romantica.

Il cavallo e il nudo femminile sono tra i temi più ricorrenti nella vasta produzione scultorea dell’artista che ben riesce nel coniugare la saldezza plastica, propria della statuaria classica, ad un dinamismo espressivo in quella che Eugenio Montale definisce «una mirabile capacità di trasfondersi nelle visioni e nelle forme più disparate». Forme che dunque riescono ad esaltarsi ancor di più a stretto contatto con i resti di quella che fu, con molta probabilità, la prima colonia romana già sul finire del VII secolo a.C. Sarebbe stato infatti il quarto re di Roma, Anco Marzio, a volere la fondazione di Ostia (dal latino “ostium” cioè foce del fiume) per ragioni sia commerciali che militari, secondo quanto riferisce il poeta Ennio vissuto in età repubblicana.

Un tuffo nella storia ed ecco che percorrendo il Decumano Massimo, appena entrati nell’area degli scavi, ci si imbatte nelle prime sculture di Francesco Messina che spazia dal bronzo al granito passando per il marmo. Dalla Lady Macbeth di piazzale della Vittoria al gruppo scultoreo di Adamo ed Eva in via della Fullonica, entrambi sono più che degna anticipazione dell’intera mostra che si snoda tra le vie e le rovine di Ostia per approdare infine al Museo degli Scavi che custodisce anche alcuni disegni dell’artista. A colpire maggiormente sono sempre i volti, spesso segnati dalla fatica fisica o dal peso di una colpa, come nel caso di Adamo ed Eva.

Sguardi atterriti e persi nel vuoto, sguardo di un pensiero profondo ed ignoto come quello segnato sul volto della Beatrice oppure ancora fisso all’orizzonte come nel caso del Cristoforo Colombo che da il benvenuto ai visitatori alle porte del museo.

Climax ascendente di continue emozioni dall’ingresso lungo la via Ostiense, passando per l’area delle terme di Nettuno e del teatro fino al Museo degli Scavi. Un Giovane atleta, un Nudo femminile ed una Venere del Brenta anticipano al visitatore la parte più nota del repertorio di bronzi del Messina che si trova all’interno del polo museale, ovvero una quadriga, uno stallone e tre cavalli tra cui il Cavallo di Vienna oltre ad un dipinto, con tecnica mista su carta, che ritrae l’animale così caro all’artista siciliano. Trentadue sculture e ben quattordici disegni sono dunque il tributo ad uno dei maggiori artisti italiani del secolo scorso all’interno di quello che fu il più grande approdo del Mediterraneo, Ostia Antica.
di Simone Sperduto

Sito archeologico aperto tutti i giorni tranne il lunedì con apertura alle 8.30 (l’orario di uscita varia tra stagione estiva ed invernale 19.00-16.30). Biglietto intero 11 euro; ridotto 7 euro


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