Giuliano Crupi: “Ragazzi, posate gli smartphone. Tornate a guardare il cielo”

Maria Giovanna Tarullo - 29 Luglio 2015

Lui sogna di fare musica e per trovare l’ispirazione “Possibilmente Guarda il Cielo”. E’ il cantautore romano Giuliano Crupi pronto a conquistare il pubblico con il brano “La principessa e il rospo”, un inno a perseguire i propri obiettivi anche nei momenti più difficili, che anticipa il suo primo progetto discografico dal titolo “Possibilmente Guardo il Cielo” in uscita a settembre.

Abitare A Roma ha intervistato Giuliano che ha parlato della sua passione per la musica, della filosofia racchiusa all’interno del suo lavoro e tanto altro. Se siete curiosi di conoscere questo artista, continuate a leggere …

Giuliano, come è cominciata la tua avventura nel mondo della musica?

La mia passione per la musica nasce sin da piccolissimo grazie al pianoforte di mia madre e alla chitarra di mio padre, entrambi non musicisti professionisti ma molto legati alla musica. Di conseguenza sono cresciuto accompagnato dalla musica, ricordo le cantate al karaoke con mia madre nei pomeriggi invernali o gli ascolti dei 45 giri di musica classica o jazz con mio padre la domenica mattina.

La passione per il canto è legata proprio a quel periodo e mi raccontano che cantavo sempre e che rispetto agli altri bambini stavo buono e sorridevo se mi mettevano nel seggiolone davanti a Mtv invece che con i cartoni animati. Per quanto riguarda la scrittura delle canzoni, ho cominciato all’età di circa sedici anni come necessità, un’urgenza che sentivo in primis per me stesso e da lì non ho più smesso.

Copertina La principessa e il rospoNel brano “La Principessa e il Rospo” il tema principale è quello di portare avanti i propri sogni senza arrendersi mai. Per quali obiettivi lotta Giuliano? Durante il tuo percorso c’è mai stata un’occasione in cui hai pensato di rinunciare ai tuoi sogni?

Giuliano ha lavorato molto su se stesso durante gli anni ed ha superato, anche grazie alla musica e alla scrittura, periodi molto difficili. Ci sono stati – ci sono tutt’ora – momenti in cui lo sconforto sopraggiunge e pensi di aver sprecato tanto tempo, di aver investito le tue energie, le tue gioie e i tuoi dolori nel sogno sbagliato. Allora pensi di mollare tutto e di cambiare le carte in tavola. Hai timore di fallire e credi di non essere capace a fare quello che ami, ma poi un raggio di luce arriva sempre: una telefonata inaspettata, un complimento per una canzone, l’idea di testo o musica per una nuova canzone e la sua scrittura immediata, una porta che sta per aprirsi.

Tutto questo ti dà una spinta e ti fa rinsavire e pensare che comunque vada non avrai rimpianti o rimorsi perché anche se fallirai, avrai dato tutto te stesso e ce l’avrai messa tutta. Giuliano ora lotta per cose semplici ma fondamentali, appunto i sogni, quelli veri e tangibili. Non esiste cosa più importante nella vita oltre quella di rincorrere con tutta la forza e la passione i propri sogni, a prescindere dalla loro natura, poiché ci è stata data una sola opportunità per fare quello che vogliamo ed essere ciò che desideriamo. Partendo da questa premessa e soffermandosi su di essa, credo che tutti dovrebbero vederla così e staccarsi dalle cose materiali, così come dall’odio, dalla violenza, dalle guerre alla ricchezza e al potere. Sembra retorica ma non lo è per niente.

A settembre uscirà il tuo primo album “Possibilmente Guardo il Cielo”. Qual è il significato di questo curioso titolo? 

L’idea del titolo dell’album “Possibilmente Guardo il Cielo” nasce da una riflessione circa l’evoluzione o meglio l’involuzione della società negli ultimi anni. Mai come oggi, i ritmi frenetici e l’eccessiva tecnologia ci stanno allontanando e rendendo schiavi degli smartphone, tablet, pc ecc. Non vuole essere una critica all’uso, ad esempio dei social network, fondamentali per qualsiasi tipo di attività artistica e non solo, quanto all’abuso spropositato di essi.

Vedere quattro amici seduti intorno al tavolo di un pub che non parlano ma che sono totalmente assorbiti dai propri telefoni è una delle tante situazioni a cui siamo ormai abituati. Questo mi contraria molto perché credo profondamente negli altri, negli esseri umani, nei rapporti umani e se questi si perdono resta ben poco. Dunque, “Possibilmente Guardo il Cielo” è un invito proprio rivolto a queste persone, ai giovani ma non solo: guardate il cielo, tenete lo sguardo rivolto verso l’alto, verso gli altri con attenzione, siate solidali, ascoltate gli altri, ascoltatevi, voletevi, soffermatevi, apprezzate la bellezza che vi circonda e sognate, appunto Guardate il Cielo!

Musicalmente parlando, quali sorprese ci riserverà questo lavoro?

Questa riflessione, sintetizzata in quattro parole, è diventata il titolo del disco proprio perché al suo interno ci saranno tracce variegate, pop, dance, rock, reggae ma tutte legate da un unico filo conduttore, ossia la gioiadi vivere, l’amore per se stessi, per le persone e per la bellezza che ci circonda e quindi tutto quello che potremmo apprezzare se non guardassimo il cielo.

_DSC6140Sei stato anche protagonista di alcuni spettacoli teatrali, collaborando anche con il Teatro Piccolo di Pietralata. Vuoi raccontarci di questa esperienza? Pensi di continuare a conciliare musica e recitazione?

Grazie per il protagonista ma mi sembra un termine esagerato. Ho ricoperto un piccolo ruolo (in realtà me stesso anche se non era uno spettacolo sulla mia vita, poi c’era un ragazzo che interpretava me da piccolo) che prevedeva poca recitazione in quanto non sono attore, anche se da due anni studio doppiaggio con Teo Bellia. Durante lo spettacolo, ho cantato alcune mie canzoni in acustico accompagnato dalle coreografie del corso di ballo di Tiziana Persichetti e, nella scena finale, ho interpretato “Caruso” uno dei momenti più emozionanti della mia vita. Non escludo che in futuro possano nascere altre collaborazioni col teatro, ma adesso ci concentreremo sul singolo e sull’uscita del disco e chi vivrà vedrà.

Hai vinto nel 2006 il “Premio miglior canzone” al concorso Voci di Roma. Che rapporto hai con la tua città? Ci sono dei luoghi da cui hai tratto o ami trarre ispirazione?

Il Premio Miglior Canzone a Voci di Roma è stato il primo vero riconoscimento alla musica, quindi lo ricordo con molta gioia. Adoro Roma e, anche se ci sono posti meravigliosi in tutto il mondo, non la cambierei mai con nessun’altra città. Dall’altro canto credo capiti a quasi tutti con la propria città di origine, il cuore è sempre lì. A volte cerco il caos, altre il silenzio: mi piace camminare per le strade del centro, anche da solo e mi è capitato di scrivere più di una canzone in mezzo alla confusione di pub trasteverino sorseggiando una birra, così come di scriverle in mezzo alla natura o nella mia stanza nel quartiere Roma 70. Conta l’ispirazione di un’idea, di un concetto e poi quell’idea decide di uscire nel momento che vuole lei, a volte dopo anni, a volte dopo minuti (per questo giro spesso con carta e penna).

Dove potremo incontrarti prossimamente?

Per adesso non abbiamo appuntamenti prefissati, attendiamo l’uscita del disco a settembre e ci muoveremo di conseguenza, ma qualcosa di importante forse ci sarà … ma non posso svelare nulla per il momento.


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