

Dal Ministero della Salute, tuttavia, continuano ad arrivare rassicurazioni: non esiste alcun rischio di pandemia e la situazione viene considerata sotto controllo
Roma torna a osservare con attenzione l’evoluzione sanitaria internazionale. Dopo il caso della passeggera sudafricana morta a bordo di un volo KLM diretto ad Amsterdam con scalo nella Capitale, l’Istituto Spallanzani si conferma uno dei punti di riferimento europei nella gestione delle malattie infettive emergenti.
Le autorità sanitarie italiane mantengono alta la vigilanza sui quattro passeggeri transitati da Roma e attualmente sottoposti a sorveglianza attiva nelle rispettive regioni di residenza.
Al momento nessuno presenta sintomi riconducibili all’Hantavirus, ma il monitoraggio proseguirà per tutta la durata del periodo di incubazione previsto dai protocolli internazionali.
Il Ministero della Salute, nel tentativo di contenere timori e disinformazione, ha diffuso nelle ultime ore una nota esplicativa sul virus, sottolineando come il rischio di diffusione nella popolazione resti molto basso.
L’Hantavirus viene trasmesso principalmente attraverso il contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti, oppure tramite l’inalazione di particelle contaminate presenti nell’ambiente. La trasmissione tra esseri umani è considerata estremamente rara e documentata solo in specifiche varianti del virus, come quella Andes.
Gli esperti ricordano inoltre che cani e gatti non rappresentano un pericolo per l’uomo e non sono coinvolti nella catena di contagio.
A preoccupare non è tanto la diffusività del patogeno quanto la gravità delle conseguenze cliniche. L’infezione può manifestarsi dopo settimane di incubazione con sintomi inizialmente simili a quelli influenzali: febbre alta, dolori muscolari, nausea e vomito.
Nei casi più gravi, però, il quadro può degenerare rapidamente. Nel continente americano l’Hantavirus può provocare una sindrome cardiopolmonare acuta con elevata mortalità, mentre nelle forme europee e asiatiche è associato a febbri emorragiche e insufficienza renale.
L’attenzione internazionale sul virus è cresciuta dopo il focolaio registrato a bordo della nave da crociera “MV Hondius”, segnalato dall’Organizzazione mondiale della sanità lo scorso 2 maggio.
Da lì, il caso della donna sudafricana deceduta durante il volo verso Amsterdam ha fatto scattare i protocolli europei di controllo sanitario. Tra i passeggeri monitorati figurano cittadini residenti in Veneto, Toscana, Campania e Calabria, tutti transitati anche dallo scalo romano.
Sul piano politico, la gestione della vicenda ha acceso le polemiche. L’ex assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato ha criticato duramente il sistema di prevenzione, chiedendo chiarimenti sulle procedure adottate.
«È necessario capire come sia stato possibile consentire il viaggio a una persona già sottoposta a sorveglianza sanitaria», ha dichiarato, invocando controlli più rapidi e una maggiore tempestività nelle comunicazioni tra autorità sanitarie e uffici di frontiera.
Dal Ministero della Salute, tuttavia, continuano ad arrivare rassicurazioni: non esiste alcun rischio di pandemia e la situazione viene considerata sotto controllo.
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