Il caso Catanzaro: storia ordinaria di usi e abusi

Ma anche i consiglieri comunali, in tema di privilegi, fanno la loro parte
di Nicola Capozza e Alvaro Colombi - 26 Novembre 2007

E’ di questi giorni la notizia che Giovanni Catanzaro, comandante dei Vigili urbani di Roma è stato sospeso dall’incarico per aver parcheggiato la propria auto in zona rimozione con in vista il permesso di un portatore d’handicap (titolare la madre della compagna del comandante). Fatto ancor più grave è che il permesso risulta lo stesso per il quale era stata presentata denuncia di smarrimento e rilasciato il relativo duplicato.

Che dire? Dopotutto la vicenda si iscrive nella normale storia di usi ed abusi di chiunque, in Italia, abbia in mano un potere e la certezza dell’impunità. Protagonista, stavolta, il più alto dirigente della polizia urbana di Roma: Giovanni Catanzaro, 64 anni, socialista, ex sindacalista CGIL, 33 anni di anzianità di servizio nel Corpo.

Già da febbraio Veltroni gli chiede di fare un passo indietro rinunciando alla candidatura all’IPA, l’istituto di previdenza e assistenza del Comune di Roma “lottizzato” dai sindacati che lo vede sistematicamente rieletto nel suo c.d.a. Secondo la denuncia dell’ARVU (l’Associazione romana dei vigili urbani) nel 2006 ha percepito compensi pari a 48 mila euro. Catanzaro fa un passo indietro.

Bisogna dire che un grande rapporto fiduciario tra i dirigenti di ruolo della vigilanza urbana e l’Amministrazione capitolina non c’è mai stato. Tanto è vero che quest’ultima, per tutti gli anni novanta, ha affidato l’incarico di comandante del corpo (per la verità senza il successo sperato) a personale proveniente da altri ranghi: polizia, carabinieri, vigili del fuoco. Ma anche a comandanti di vigili urbani di altre città italiane come Bologna o Viareggio.

Oggi, al posto di Catanzaro, è stato nominato provvisoriamente il dott. Angelo Giuliani. Ci aspettiamo che il nuovo comandante (nome anche di un noto medicinale) metta in campo da subito le ricette giuste. A cominciare proprio da piazza della Consolazione, sede del Comando del Corpo e terreno privilegiato dei parcheggiatori abusivi. Ci domandiamo che fine abbia fatto la tanto celebrata task force istituita per combatterli. Che forse il suo il raggio d’azione inizi oltre l’area del Comando? Il fatto, paradossale oltre che lesivo dell’immagine della Polizia urbana, pone un altro interrogativo. L’istituzione che non riesce a far rispettare le regole a casa propria, con quale credibilità si presenta poi davanti al cittadino?

Tornando al caso Catanzaro vogliamo sottolineare che il suo è stato un tentativo, piuttosto maldestro e perciò fallito, di abusare della propria autorità. I tentativi della “politica” nell’affermare (e codificare) alcuni suoi privilegi riescono però quasi sempre.

Restando in tema di circolazione stradale qualcuno ricorderà sicuramente, in febbraio, la “rivolta” dei consiglieri comunali sul “taglio” dei permessi d’accesso nella ztl deciso dalla Giunta. “Niente privilegi – tuonano in Consiglio Veltroni e Calamante, assessore alla mobilità – i permessi per accedere ai varchi vanno ridotti da tre targhe a una”. Adriana Spera, capo gruppo Rifondazione comunista, dice che il punto è politico (?), che si vuole paralizzare l’attività del consiglio. Gli fa eco Bonessio (Verdi) che, di fronte alla possibilità di un guasto del proprio veicolo, pone l’esigenza di aggiungere la targa di un familiare. Insomma, ci si attacca un po’ a tutto.

Anche perché i consiglieri più anziani (quelli al loro terzo mandato) sanno che non è stato sempre così e temono di perdere un prestigio che, secondo il diffuso modello culturale, è direttamente proporzionale al numero dei privilegi. E i loro privilegi, grazie ad alcune ordinanze sindacali del 1985, erano molto più estesi di oggi e sono rimasti invariati (di questo siamo certi) per almeno 13 anni. Si trattava infatti di ordinanze di “disciplina” che non esaurivano i loro effetti con la cessazione del mandato del sindaco che le aveva emanate. A meno che non fossero “superate” da successivi analoghi atti. Recitava l’ordinanza n. 315 che “lo speciale contrassegno distintivo consente la sosta delle autovetture dei consiglieri nei parcheggi riservati alle autorità, l’accesso e la sosta nei settori chiusi del centro storico, l’accesso alle isole pedonali e corsie preferenziali, la sosta su tutto il territorio comunale ove vige espresso divieto, a condizione che non sia intralciato il traffico, nonché la sosta a tempo determinato nelle zone disco”. Non solo Ztl quindi, ma benefici allargati a tutto il territorio comunale!

Ci sfiora all’improvviso un dubbio: siamo certi che le ordinanze sindacali in questione siano davvero “superate”, nel senso che oggi quei privilegi sono circoscritti alla sola ztl e ad una sola targa d’auto?

Noi crediamo (e speriamo) di sì. Tuttavia, per averne conferma, giriamo ugualmente la domanda a Calamante (non a Veltroni, troppo occupato nel suo duplice impegno di sindaco e capo del Pd.).


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