Il mistero del rapporto deficit-pil – Gli 80 euro del Ministro Padoan – Mezzo “Jobs act” senza coperture

Fatti e misfatti di gennaio 2015
Mario Relandini - 11 Gennaio 2015

Il mistero del rapporto deficit-pil

“Il rapporto deficit-prodotto interno lordo – ha fatto conoscere l’Istat – ha raggiunto, nel terzo trimestre 2014, il 3,5%, con un aumento dello 0,2% rispetto al terzo trimestre 2013, e uno 0,5% in più rispetto a quel 3% che consentirebbe all’Italia di rimanere in linea con i parametri europei e di non aspettarsi sorprese spiacevoli dall’Unione”.

E il Governo? Ufficialmente il silenzio, anche se, in ambienti del Ministero dell’Economia, si mormora che il fatidico 3% dovrebbe essere stato raggiunto in extremis, nel dicembre scorso, con gli introiti generali delle imposte sulla casa, degli anticipi relativi al 2015 e dalle limitate emissioni di quei titoli di Stato che – come noto – comportano il pagamento di interessi agli acquirenti. Ma, ecco, dovrebbe essere stato raggiunto. E se non fosse stato invece raggiunto? Gli italiani sarebbero costretti a subire, ancora una volta, maggiori tasse e minori servizi. Da non credere.

PRESSING MAGGIORANZA PER CORREGGERE DELEGA; RENZI VEDE PADOANGli 80 euro del Ministro Padoan

“Il reddito disponibile delle famiglie – ha voluto sottolineare il Ministro dell’Economia Padoan – è tornato al rialzo, con un aumento dell’1,8%, nel trimestre in cui gli 80 euro hanno funzionato a pieno regime”.

Quello che il Ministro Padoan ha creduto opportuno non sottolineare, però, è che il reddito disponibile è tornato al rialzo per le famiglie semi-povere beneficiate e non per quelle famiglie completamente povere che, incredibilmente, non sono state beneficiate. Non solo: non ha creduto opportuno sottolineare, neppure, che quegli 80 euro non hanno affatto funzionato a pieno regime perché non hanno rimesso in movimento seppure minimamente l’economia, ma sono stati depositati, per prudenza, nelle banche che si sono “leccati i baffi”. E, dunque, il Ministro Padoan avrebbe dovuto invece sottolineare – visto che ha avvertito la necessità di sottolineare – correttamente questo: hanno funzionato a pieno regime in favore delle banche. Loro dati forniti.

Mezzo “Jobs act” senza coperture

“I due decreti legislativi sul “Jobs act” – varati dal Consiglio dei Ministri il 24 dicembre scorso – non sono ancora arrivati in Parlamento perché bloccati dalla Ragioneria generale dello Stato”.

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Come mai? Perché quello contenente la riforma degli ammortizzatori, con l’introduzione della “Nuova assicurazione sociale per l’impiego”, ma soprattutto della nuova indennità di disoccupazione (la Dia-coll) per i collaboratori coordinati e continuativi, ha dei seri problemi di copertura. “Jobs act” di qua, dunque, “jobs act” di là nei dibattiti politici e nelle manifestazioni sindacali. Ma il “jobs act”, in realtà, è ancora lassù: nelle occhiute stanze della Ragioneria generale dello Stato. Che non fa annunci e non vara provvedimenti alla leggera, ma fa – per fortuna – il proprio dovere. 


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