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Il “ruggito” di Leone XIV a Torrevecchia: “basta sciacalli sulla pelle dei giovani”

Durante l’omelia, il Pontefice ha denunciato con forza chi approfitta delle difficoltà delle periferie per alimentare traffici e disperazione

Una visita nelle periferie che non è stata solo pastorale, ma anche profondamente politica nel senso più sociale del termine.

Nel pomeriggio di domenica 8 marzo, Papa Leone XIV ha raggiunto il quartiere di Torrevecchia per una nuova tappa del suo percorso tra le fragilità della Capitale. E davanti ai fedeli non ha scelto parole morbide.

Durante l’omelia, il Pontefice ha denunciato con forza chi approfitta delle difficoltà delle periferie per alimentare traffici e disperazione. Nel mirino soprattutto lo spaccio e le reti che coinvolgono i più giovani.

«Ci sono persone che offrono scorciatoie di morte ai ragazzi», ha detto, invitando comunità e istituzioni a non lasciare soli gli adolescenti dei quartieri più difficili.

«Qui si combatte ogni giorno tra fatica e speranza»

Il Papa ha parlato apertamente delle contraddizioni che segnano molte zone della città. Case che mancano, lavoro incerto, pochi luoghi sicuri dove crescere.

Davanti a una piazza gremita di residenti, famiglie e volontari, ha descritto la periferia come un luogo dove convivono «ferite profonde ma anche una grande capacità di resistere».

Il rischio, ha avvertito, è che i giovani crescano «ingannati da chi promette facili guadagni» o, all’opposto, che smettano di credere nel futuro.

Per questo ha chiesto alla comunità di non smettere di costruire occasioni di incontro e speranza.

Foto Vatican News

Dieci mesi di pontificato e la battuta sul “piccolo conclave”

La visita romana è arrivata in una giornata simbolica: proprio l’8 marzo ricorrono i dieci mesi dall’elezione del Pontefice, avvenuta l’8 maggio 2025.

Accanto a lui, durante l’incontro con la comunità, c’erano diversi esponenti della Chiesa romana, tra cui il cardinale Francesco Montenegro, il vicario di Roma Baldo Reina e monsignor Stefano Sparapani.

Vedendoli tutti insieme, il Papa ha stemperato l’atmosfera con una battuta: «Sembra quasi un piccolo conclave».

Una frase che ha strappato sorrisi in una parrocchia blindata per ragioni di sicurezza ma allo stesso tempo gremita di fedeli, volontari della Caritas e persone fragili del quartiere.

L’appello ai ragazzi: «No al bullismo»

Nel cortile della parrocchia il Papa ha poi parlato a braccio soprattutto ai più giovani. Ha affrontato il tema del bullismo e delle dinamiche di esclusione che nascono già tra i banchi di scuola.

Ai ragazzi ha chiesto di non lasciarsi contagiare «dai germi dell’odio» e di scegliere la strada della libertà e del rispetto.

Nel suo discorso ha citato anche il libro Qualcuno bussa al tuo cuore dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, ricordando che la fede non abita nei luoghi del potere ma «dove qualcuno soffre e ha bisogno di essere ascoltato».

La parrocchia come rifugio

Il messaggio finale è stato rivolto alla comunità guidata da don Paolo Stacchiotti. La Chiesa, ha detto il Papa, deve diventare un luogo aperto a tutti, soprattutto a chi vive ai margini.

«La parrocchia non sia un tribunale», ha spiegato, «ma un porto sicuro dove chi è ferito possa trovare accoglienza».

Quando il Pontefice ha lasciato il quartiere, tra la folla si alzavano applausi e saluti.

Tra i cartelli dei fedeli uno riassumeva lo spirito della giornata: un messaggio di affetto per il Papa e, insieme, il desiderio che anche dalle periferie della città possa nascere una nuova speranza.


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