Il termalismo terapeutico nel Lazio in età antica. La fama delle Acque Albule

Conferenza sul tema venerdì 12 luglio ore 20,30 a Villa Cornetto (Tivoli Terme) organizzata dalla Sezione Cornicolana del Gruppo Archeologico Latino
Redazione - 6 Luglio 2019

Venerdì 12 luglio 2019, alle ore 20,30, nell’elegante scenario della Villa Cornetto nella Tenuta S. Antonio – Via Elsa Morante, 15 a Tivoli Terme (Rm) la Sezione Cornicolana del Gruppo Archeologico Latino organizza la conferenza sul tema “Il termalismo terapeutico nel Lazio in età antica. La fama delle Acque Albule” a cura di Marina Sapelli e Zaccaria Mari.

La Villa sorge a breve distanza dai due laghetti sulfurei detti della Regina e delle Colonnelle, le antiche Aquae Albulae, che raggiunsero enorme celebrità soprattutto in età imperiale grazie alle loro virtù salutifere ben note ai più famosi medici greci e latini. Le fonti minerali calde e fredde, connesse in genere al vulcanesimo secondario, particolarmente diffuse nel Lazio (specie in Etruria) e sul litorale flegreo-puteolano, furono frequentate sin dal periodo arcaico come dimostra il rinvenimento di oggetti votivi donati al nume delle acque. Soltanto in epoca romana, però, sorsero impianti termali stabili destinati alle cure mediante bagni, bevande e fanghi (crenobalneo-pino-lutoterapia), che richiamarono una vera e propria folla, come nello stabilimento traianeo-adrianeo di Aquae Tauri presso Civitavecchia. L’elemento idrico venne divinizzato, pertanto numerose sono le dediche alla sorgente (fons, lympha o nympha) e a divinità mediche (Apollo, Esculapio, Igea) o legate all’ambiente naturale (Silvano, Diana, Ercole, Giove).

Se l’imperatore Vespasiano frequentò le Aquae Cutiliae in Sabina (Cittaducale), Augusto per curarsi i reumatismi si faceva immergere, seduto in uno scanno di legno, nelle Albulae, ove nei primi secoli dell’Impero si svilupperà una grande terma dotata di vasche, ambienti riscaldati, alberghi per i bagnanti e sacelli di culto, rimasta in funzione fino ad epoca tarda, quando venne registrata negli itinerari stradali come statio ad Aquas Albulas al XVI miglio della Via Tiburtina.

Tra le numerose epigrafi ivi scoperte, una definisce sanctissimae le acque e un’altra narra la guarigione del destriero Samis, che era stato gravemente ferito da un cinghiale. Il potere medicamentoso delle polle sulfuree di Tivoli, dimenticato durante il Medioevo, fu riscoperto nel 1567 da Andrea Bacci, medico di papa Sisto V.


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