

E 900 mila sono rimasti feriti, per un totale di oltre tre milioni e mezzo di sinistri. Sono numeri 16 volte superiori a quelli ufficiali
Secondo l’Ania, la Fondazione per la Sicurezza Stradale, l’associazione delle compagnie assicurative, le cifre ufficiali non sono che la punta dell’iceberg: “in Italia nel 2007 nelle strade sono morti 5.700 persone, 900 mila sono rimasti feriti, per un totale di oltre tre milioni e mezzo di incidenti stradale, numeri 16 volte superiori a quelli censiti ufficialmente. Il contatore dell’Istituto nazionale di statistica si ferma appena a 230 mila, ossia solo dove c’è stato l’intervento di carabinieri e polizia”, lo si legge ne ‘L’espresso’ del 23 aprile 2009. "Pure il conto delle vittime è sottostimato", sostiene Franco Taggi dell’Istituto superiore di sanità: "in media il 10 per cento dei decessi sfugge alle statistiche, perché segue il destino dei feriti solo per un mese, ci sono 600 morti in più rispetto ai 5.131 noti".
Chi muore? Non solo pedoni e ciclisti, ma anche giovani e anziani al volante: in Italia sono morti 626 guidatori con più di settant’anni. Secondo la stima dell’Aci, in un anno sulle strade italiane sono morti 130 bambini, una scuola intera; non riuscire a garantire la sicurezza ai più piccoli è una piccola vergogna che pone L’Italia in ultima posizione in Europa.
La metà dei morti e il 30 per cento dei feriti andava a piedi: un’abitudine davvero azzardata, soprattutto se si ha più di 75 anni. Molto pericolosa la fascia oraria fra le 5 e le 7 di sera, quando di solito si torna a casa dopo il lavoro: nel 2007 un migliaio di vittime e quasi 70 mila inoltre i feriti lasciati sul campo dall’esercito di pendolari che rincasa. Mortale il weekend: il 35 per cento delle vittime della strada si concentra nei due giorni festivi.
“Uno su tre si schianta in preda all’ebbrezza” – denuncia Taggi dell’Istituto Superiore di Sanità. Lo scarno 2 per cento riportato dall’Istat è falso: "a chi muore non sempre si fa l’autopsia e anche allora non è detto che venga misurato il tasso alcolemico", spiega il dottor Taggi.
C’è di più: dei 900 mila feriti calcolati dalla Fondazione Ania, un po’ di più dei 325 mila dei dati ufficiali Istat, 15 mila sono invalidi permanenti. Un triste bilancio che grava sulle famiglie e sullo Stato: “I costi sociali tra spese sanitarie e burocratiche, danni morale e fisici, nonché tutto il lavoro che caduti e sopravvissuti non potranno più svolgere, rappresentano nell’insieme un ammanco imponente che solo nel 2007, per la Fondazione Ania, tocca i 30 miliardi di euro, cioè il 2 per cento della ricchezza che produciamo ogni anno.
Fra un proiettile e un’auto sparati contro Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, preferisce un proiettile, perché " fra una vettura e una pistola c’è una fondamentale differenza: la prima la sanno usare tutti, la seconda no. A una certa distanza, tra un auto in arrivo e un proiettile, datemi la pallottola. Perché il tiratore più è scarso e più è facile che ti manchi. Il conducente più è scarso, più è facile che ti prenda in pieno".
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