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La lezione del boscaiolo 

Sono andato a fare un tentativo di ritorno al passato, incamminandomi per le antiche strade delle Mandrelle, un castagneto meraviglioso e ricco di sorgenti d’acqua, sulle colline tra Gerano, S. Vito e Bellegra.
Era il luogo dove papà mi regalava, ogni tanto, ore della sua saggia compagnia, quando prendevo un bel voto a scuola.
Lui era boscaiolo, aveva la curiosità di un ricercatore, la padronanza di metodologie di sintesi multidisciplinari e velocità di ragionamento, che mi affascinavano e mi sollecitavano continuamente.
Era un piacere puro per me accompagnare ed ascoltare le sue scoperte nella natura, nel bosco, le sue considerazioni macroeconomiche (anche se lui non conosceva questa parola, con la sua licenza elementare), le sue conclusioni piene di rammarico sull’ignoranza degli uomini, che “fanno a gara a distruggersi”.
Qui alle Mandrelle un giorno, avevo 12 anni, ci fermammo per mangiare quanto ci aveva preparato con amore la mamma. Cominciò a parlare della meraviglia dei boschi, delle piante, dell’anidride carbonica che di giorno esse trasformavano in ossigeno (“vita pura”, diceva lui), della fortuna che aveva avuto nel fare un mestiere, difficile e faticoso sì, ma pieno di soddisfazioni: “Io faccio la manutenzione degli alberi, li aiuto a crescere bene, a dare legno, ma in modo naturale, ordinato, e soprattuto li curo perché non scompaiano e restino sempre per far crescere gli uomini. È come se facessi il meccanico del mondo. Guai, quando non ci preoccuperemo più degli alberi…”
Il mio papà era, per me, un grande, aveva intuizioni meravigliose e la sua voglia di conoscere e di sapere era immensa: fino agli ultimi anni della sua vita, era talmente avido di conoscenze, che mi faceva sempre domande anche sul nucleare, sugli impianti e sulle situazioni più complesse, in campi cioè lontanissimi dalla sua vita. Cercava di “raspare tutto””, come diceva lui, e leggeva e annotava e continuava a fare domande e ad ascoltare le mie risposte.
Alla fine, diventava serio e concludeva: “Ma dove volete arrivare? È tutto bello, ma vi state dimenticando la Natura, le piante, l’ossigeno, la vita pura. Pensateci”.
Sotto i magnifici castagni delle Mandrelle papà mi ha riabbracciato con tutto il suo amore (cuore e cervello), mentre pensavo al discorso di ieri “sull’orlo dell’abisso” del Segretario dell’Onu Gutierrez al Palazzo di Vetro.
E mi è tornata in mente la drammatica raccomandazione degli scienziati dell’ambiente, sulla necessità di “avviare l’inversione di tendenza” per salvare la nostra vita, piantando mille miliardi di alberi, duecento a persona! Se no, finisce tutto!
Dobbiamo fermarci e riflettere.
Fermarci e non continuare a farci del male.
Fermarci e ripensare all’amore e alla saggezza che ci hanno regalato, con la vita, i nostri genitori e nonni: siamo in grado di farlo con chi viene dopo di noi, ne siamo minimamente capaci?
Grazie, papà.

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