La “sindrome Italia” delle badanti straniere

Lo stress e la privazione di relazioni affettive delle lavoratrici contribuiscono a sviluppare la forma di depressione così denominata
Patrizia Artemisio - 19 Giugno 2021

Invisibili senza i poteri dei supereroi. Le badanti entrano nelle famiglie italiane quando gli anziani tornano bambini, mentre figli e nipoti, nel palazzo di fronte o dall’altro lato della città, cercano il proprio spazio nel mondo. Apparentemente impassibili, a volte, a fianco a chi affronta gli ultimi istanti, ferme davanti alla conclusione di una vita e del loro contratto di lavoro. Vengono quasi sempre da lontano, con lo scopo di tornare indietro con in tasca un futuro possibile. Non solo badanti. Colf e baby sitter sostengono la famiglia nucleare italiana lasciando la propria altrove.

Secondo l’Osservatorio nazionale Domina sul lavoro domestico, negli ultimi vent’anni la presenza di lavoratori stranieri (soprattutto lavoratrici) ha rappresentato un bacino molto importante per il settore e la componente più numerosa è quella dell’Est Europa, tanto che ad oggi i lavoratori di quell’area rappresentano il 30,4% tra i collaboratori familiari (colf) e il 52,2% tra gli assistenti familiari (badanti). Essendo il fenomeno dovuto principalmente alla necessità economica della famiglia, il primo effetto è il trasferimento di denaro dall’Italia verso i Paesi d’origine. Tali trasferimenti, registrati sotto il nome di “rimesse”, rappresentano per molti Paesi una fonte significativa di reddito. Le rimesse hanno la caratteristica di andare ad incidere direttamente sui bisogni primari delle famiglie (consumi, spese sanitarie, istruzione), mentre si traducono in misura molto marginale in risparmio o investimenti. Nel 2020 le prime destinazioni dei flussi di denaro inviati dall’Italia sono state il Bangladesh (707 milioni, 10,5% del totale rimesse), la Romania (604,47 milioni, 8,9% del totale) e le Filippine (449,29 milioni, 6,6%).

Gli “orfani bianchi” e la “sindrome Italia”

Oltre al dato economico, l’Osservatorio Domina ha analizzato le ricadute (negative) dell’emigrazione di donne sole, disponibili a lavorare presso l’abitazione di anziani e non autosufficienti. Questo processo ha determinato nei Paesi d’origine il fenomeno dei cosiddetti “orfani bianchi”, che secondo i dati Unicef sarebbero almeno 350mila in Romania e 100mila in Moldavia. “Bisogna considerare gli effetti sulla psiche delle lavoratrici, – si legge nella relazione dell’Osservatorio –  lontane dai propri affetti e a stretto contatto con situazioni di malattia e sofferenza. Lo stress e la privazione di relazioni affettive contribuiscono a sviluppare una forma di depressione nota col nome di “Sindrome Italia”, che si traduce in disturbi d’ansia, attacchi di panico, insonnia e depressione. Orfani bianchi e Sindrome Italia sono due facce della stessa medaglia, il prodotto di un’emigrazione dettata da una crisi economica e da una mancanza di welfare che obbliga le famiglie a dividersi per garantire una vita dignitosa ai figli.”

In conclusione, secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA“la presenza di lavoratrici e lavoratori stranieri nelle case delle famiglie italiane è divenuta fondamentale per la cura di bambini e anziani e per la gestione della casa. È importante che i lavoratori e le lavoratrici mantengano un legame con la propria famiglia d’origine e soprattutto con i propri figli, anche attraverso le nuove tecnologie”.


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