La stazione Tiburtina e la mobilità… insostenibile, di sera

Attilio Migliorato - 16 Settembre 2021

Fu inaugurata alla fine del 1800  come stazione  “Portonaccio”, utilizzata e poi  ampliata con un fabbricato per i viaggiatori  intorno al terzo decennio del 1900.

Pensate che la stazione Portonaccio fu servita in tutti quegli anni quale penetrazione urbana della linea tranvia della Roma /Tivoli. Entrata principale alla stazione, a mia memoria, Piazzale della Stazione Tiburtina.
Oggi, la stazione di Roma Tiburtina è la seconda stazione di Roma, infatti e’ gestita da “Grandi Stazioni”, è alla confluenza dei quartieri Pietralata, Nomentana, Tiburtina. I numeri parlano chiaro: circa 500 treni al giorno, transiti di treni giornalieri 150.000 circa, ogni anno circa 50.000.000 di passeggeri.

È servita da tutti i treni a lunga percorrenza passanti nord-sud,  e da tre o quattro linee Regionali.

E’ servita anche  dalla Metropolitana di Roma, linea B.

Con l’ampliamento e la nuova inaugurazione nel 2011, le entrate sono diventate due: Piazzale della Stazione Tiburtina. (dal basso) e Viale Altiero Spinelli (dall’alto ). Per la facilità maggiore di parcheggio, Viale Altiero Spinelli è molto frequentato… per le macchine.

Ma quando vien la sera… Ricordate la canzone di Wilma De Angelis e Joe Sentieri?

Quando vien la sera, dopo le 20:00, se andate a riprendere la macchina in Viale Altiero Spinelli viene lo  “sconforto”,  “l’ansia”,  “il panico”. Vuoto, completamente vuoto .

Gia accadeva a fine 2019, ma ancora non si parlava di COVID; allora si scendeva dal treno, si prendeva la scala mobile, si attraversava metà del corridoio negozi (con luci spente), si prendevano un altro paio di scale mobili e poi si usciva dalla stazione. Non con serenità, ma quasi con tranquillità. A quel punto il grande stradone, pieno di macchine e illuminato,  equivaleva a camminare per gli stradoni di qualsiasi strada di città senza passanti, con tutti i rischi e pericoli che ne potevano conseguire.

Da febbraio 2020, tutto è peggiorato per la pandemia, sia nei percorsi a piedi, sia per l’affluenza dei viaggiatori. Tutto logico, tutto doveva essere in sicurezza.

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Ma ieri sera a settembre 2021, ecco come è andata.

  • Preso treno a Milano Rogoredo, per Roma, alle ore 18,52 e arrivo a Roma Tiburtina alle 22,09.
  • Scale mobili ancora chiuse al transito
  • Discesa a piedi per un lungo corridoio: dritto, destra, sinistra, scale di marmo, destra, sinistra. Negozi tutti chiusi, ragazzi giovani stesi per terra al coperto, stranieri con il loro vino a fianco e il sacco a pelo, giovani turisti italiani scanzonati che parlavano tra loro, una ragazza giovane e sola con il suo tablet
  • Scesi in 50 circa dal treno, siamo diventati 10 per Viale Altiero Spinelli, in una camminata durata 15 minuti circa
  • Incontriamo un carabiniere e cinque soldati per il controllo del territorio, chiediamo informazione… nessuno ci risponde. Tra i dieci c’è una famiglia di inglesi e nella loro lingua chiedono informazioni per il Piazzale della Stazione Tiburtina. Hanno avuto risposta secondo voi? Ho sentito tanto dialetto del sud. Un passeggero, impietosito, li ha aiutati a tornare indietro.
  • Tutto giusto? Tutto sbagliato?
  • Cosa e come dovrebbe organizzare il tutto Grandi Stazioni per dare sicurezza ai passeggeri? Almeno all’interno della stazione dovrebbe essere garantito, sino all’ultimo treno in arrivo, una sorveglianza attiva.
Come cronista lancio il mio articolo, a voi che avete il piacere di leggermi le valutazioni e anche ulteriori suggerimenti.
Diamo ai giovani lo stimolo per programmare anche il loro futuro.
Quanto c’è da fare però per una mobilità sostenibile.
Per ora alla stazione Tiburtina non lo è.

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