

La svolta decisiva arriva a gennaio, quando uno dei principali indagati viene fermato in Versilia con una pistola clandestina compatibile con quella utilizzata durante la rapina ai Parioli
All’alba il sipario cala su una banda che aveva trasformato i colpi “di lusso” in un marchio di fabbrica. La Squadra Mobile di Roma ha smantellato un’organizzazione criminale specializzata in rapine ad alto rendimento, capace di mettere a segno assalti a gioiellerie e uffici postali tra la Capitale e altre città italiane.
Un sistema strutturato, armi sofisticate e un bottino che sfiora il milione di euro: elementi che restituiscono il profilo di un gruppo tutt’altro che improvvisato.
Le indagini prendono forma nella primavera del 2024, quando una gioielleria nel quartiere Parioli viene presa di mira. Due uomini entrano come normali clienti, osservano con attenzione, poi in pochi istanti cambiano volto: spuntano le pistole, una dotata di silenziatore.
Il colpo è fulmineo e frutta 70 orologi di pregio, per un valore complessivo superiore ai 900mila euro.
A incastrare la banda non è stato un errore clamoroso, ma un dettaglio: un volto. Gli investigatori, analizzando le immagini delle telecamere, sono riusciti a risalire all’identità di un sessantaduenne romano con precedenti specifici, figura chiave del gruppo.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, ha rivelato una struttura interna ben definita. Al vertice, un uomo di origine siciliana che gestiva la pianificazione dei colpi; accanto a lui un secondo elemento con funzioni organizzative. Il sessantaduenne romano rappresentava il perno operativo: sopralluoghi, custodia delle armi e gestione dei mezzi.
A completare la rete, una serie di complici con compiti logistici, tra cui il reperimento di veicoli e il supporto nelle fasi esecutive. Una vera e propria catena di comando, con ruoli distinti e coordinati.
Il gruppo operava con modalità studiate nei minimi dettagli. Le auto utilizzate venivano rubate e modificate con targhe clonate per sfuggire ai controlli. A supporto, furgoni dotati di jammer, strumenti in grado di disturbare segnali GPS e radio, rendendo più difficile il tracciamento da parte delle forze dell’ordine.
Tra il 2023 e il 2025, secondo gli inquirenti, la banda avrebbe portato a termine almeno quattro colpi rilevanti. L’ultimo tentativo, però, è stato bloccato prima che potesse concretizzarsi, segno che il cerchio si stava ormai stringendo.
La svolta decisiva arriva a gennaio, quando uno dei principali indagati viene fermato in Versilia con una pistola clandestina compatibile con quella utilizzata durante la rapina ai Parioli e a bordo di un’auto riconducibile al gruppo.
Da lì, il blitz conclusivo scattato nelle prime ore di oggi: cinque persone sono finite in carcere, mentre altre due sono state poste agli arresti domiciliari. Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione a delinquere, rapina aggravata e ricettazione.
Con il sequestro di armi e dispositivi elettronici, cala così il sipario su una banda che aveva fatto della precisione e della tecnologia i propri punti di forza. Una storia criminale costruita come un ingranaggio perfetto, fermata solo dal lavoro paziente degli investigatori.
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