

Il 15 Febbraio trattato il tema della lotta contro il fumo e i metodi utilizzati per incentivare a smettere
Il 15 Febbraionella trasmissione "Mi manda Rai Tre è stato affrontato il tema della lotta contro il fumo e i metodi utilizzati per incentivare a smettere.
Al dibattito ha partecipato il prof. Giacomo Mangiaracina, Presidente della Società Italiana di Tabaccologia e Coordinatore dell’area Tabaccologia della Lega italiana e Lotta contro i tumori. A lui abbiamo posto alcune domande sui progressi, problemi e prospettive che sono emerse proprio dall’ultimo convegno che si è tenuto a Roma, il 24 gennaio 2008 all’Auditorium dell’APAT, dal titolo “Verso una società libera dal fumo”.
Il Convegno, a tre anni dall’applicazione della norma “Tutela della salute dei non fumatori” (legge n°3 del 16 Gennaio 2003) che vieta il fumo nei locali pubblici, è voluta essere l’occasione per presentare quanto è stato ottenuto e quanto ancora deve essere fatto: una panoramica su successi, ma anche su fallimenti, incertezze e prospettive per il futuro.
Nel 2005 il Ministro Sirchia aveva affermato: “Finalmente, ci siamo messi al passo con i Paesi più evoluti dell’Unione Europea. Questo decreto è un atto di civiltà”.
A che punto siamo? Cosa vogliamo ottenere? Qual è la situazione dell’Italia rispetto al resto d’Europa?
Quali sono i risultati raggiunti fino ad ora in Italia con la norma sul divieto di fumare nei locali pubblici?
“La legge ha portato nel complesso un comportamento positivo perché il consumo di tabacco è diminuito del 6% nel 2005 e 2006, con un solo incremento del 1% nell’anno 2007. Il riscontro più concreto si è avuto su un target di età superiore ai 40 anni, questa fetta di popolazione tradotta in termini numerici rappresenta un milione di fumatori che hanno ridotto l’uso del tabacco. In Piemonte e nel Lazio, studi hanno infatti dimostrato una riduzione notevole degli eventi infartuali.”
I giovani hanno modificato le loro abitudini nei confronti del fumo?
“Purtroppo no, le politiche sui problemi giovanili sono rimaste.
C’è stata grande tutela nei confronti dei non fumatori, ma il problema reale e grande rimangono proprio i giovani che non hanno la percezione di quanto sia dannoso il fumo.
Alcuni dati sono riportati direttamente dal Ministero della salute che afferma che neanche il divieto di fumare nei luoghi pubblici ha influito sulle abitudini dei ragazzi: il 76% ha dichiarato di non aver modificato per nulla l’abitudine al fumo, il 10% ha ridotto il numero di sigarette ma poi ha ripreso come prima e soltanto il 7,8% ha veramente ridotto i consumi.”
Cosa bisogna fare secondo Lei per comunicare con i giovani?
“Bisogna fare più prevenzione nelle scuole con veri professionisti della salute perchè non basta andare negli istituiti e dire solo che il tabacco fa male, senza riuscire ad entrare in contatto diretto e reale con i ragazzi.
Per i giovani si sa il primo contenitore è la tv, oltre la famiglia e la scuola, quindi bisogna agire a più livelli, con un approccio complesso ed una metodologia giusta ed efficace.
Come mandare per esempio dei continui spot creati dai professionisti della comunicazione che conoscono la parte emotiva che influisce sulla componente psicologica.
La prevenzione non deve sottovalutare neanche la psicologia che spinge le persone ad avvicinarsi al fumo, deve mirare ad aiutare i fumatori ad essere autonomi, a riconoscere le proprie insicurezze ed incertezze, proprio come fa chi non fuma…
Bisogna puntare a far riacquistare la propria sicurezza e la propria personalità con tutta una serie di procedure.”
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Quali sono le prospettive future?
“La legge è importante ma non basta per ottenere delle politiche di controllo totale del tabacco, che sono molto più complesse.
Oggi si deve parlare di dipendenza e di metodi di cambiamento, ci vuole però una grande disponibilità e solo attraverso una reale conoscenza, che dalla negazione si passa ad un atto di acquisizione del problema.
Una politica sociale che è stata richiesta alle istituzione è quella che lo stato accantoni una quota parte degli introiti avuti del tabacco e lo devolvi in opere di prevenzione per la formazione.
La tassa sul tabacco è del 75% al contrario dell’Iva su altri beni di consumo che è del 20%.”
Anticipo che prossimamente a Roma ci saranno due eventi di alto livello e risonanza scientifica sul tema del tabacco:
Il 14 maggio un Congresso sui giovani e il fumo e dal 23 al 26 settembre un congresso importante internazionale per studiosi e ricercatori della nicotina e del tabacco che portano le loro esperienze in campo.”
Il Ministero della Salute rilascia alcuni dati statistici sul fumo tra la popolazione in generale affermando che, in Italia fumano poco meno di 12 milioni di persone (23,5% della popolazione di 15 anni e oltre), di cui 7 milioni di uomini (27,9%) e 5 milioni di donne (19,3%).
Erano il 25,6% nel 2005 e il 24,3% nel 2006 con una diminuzione dello 0,8% nell’ultimo anno. Ciononostante, il numero medio di sigarette fumate al giorno è aumentato: da 13,6 a 14,1.
Gli ex fumatori sono 8,8 milioni (17,5%), di cui 5,4 milioni maschi (22,6%) e 3,4 milioni femmine (12,8%). I non fumatori sono circa 30 milioni (59%), dei quali 12 milioni di uomini (49,4%) e 17,8 milioni di donne (67,9%).
La classe d’età con il maggior numero di fumatori è quella tra i 25 e i 44 anni sia per gli uomini che per le donne, con percentuali rispettivamente del 36,5% e del 29,3%. Rispetto all’area geografica si fuma di più al Centro, 31,4% (35% di uomini e 28,2% di donne), poi al Sud, 20,5% (28,8% di uomini e 17,3% di donne) e infine al Nord, 22,9% (24,3% di fumatori e 17% di fumatrici).
Molteplici sono stati gli interventi da parte del Ministero di promozione alla salute, di informazione, di comunicazione e formazione rivolta soprattutto verso i giovani.
Dalle campagne in tv contro il tabagismo, al proibire qualsiasi tipo di pubblicità che inciti al fumo fino alla chiusura dei distributori automatici di sigarette nelle ore diurne.
Sulla base di questi dati, si evince che alcuni risultati sono stati raggiunti ma evidentemente c’è stato qualche ostacolo che non ha permesso di raggiungere la totalità dei consumatori.
A fronte di questo, bisognerà non solo rispondere ma porsi anche molte domande su come agire per proporre una comunicazione più efficace ed utile.
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