Muore il progetto partecipato di uso culturale dell’ex manicomio Santa Maria della Pietà

La denuncia dell'Associazione ExLavanderia
Comunicato Stampa - 17 Novembre 2007

Muore il sogno di un progetto partecipato, di uso culturale ed aperto dell’Ex Manicomio di Roma.
Dal 15 novembre, il Protocollo di Intesa firmato ad aprile è entrato in fase operativa senza che si sia avviato alcun percorso partecipativo, senza che si sia definito alcun piano di utilizzo condiviso.
Lo stesso Protocollo che prevedeva la definizione delle destinazioni attraverso un tavolo partecipato è stato violato ma nessuno ne dovrà mai dare conto.
La Regione Lazio ha deliberato la vendita degli 8 padiglioni destinati all’Università La Sapienza ed ha sancito la realizzazione della casa dello studente in altri 4 padiglioni. Si è sancito anche il passaggio della Ex Lavanderia al Comune per uso culturale. Il restante patrimonio (18 padiglioni pari al 56% del comprensorio) è già in mano alla ASL e diventerà naturalmente il nuovo concentrato di disagio che tanto voleva Storace e che chi contestava allora sancisce oggi.

Nuove reti, più moderne ed a norma di quelle abbattute del vecchio manicomio divideranno il Comprensorio ed il suo parco. Ogni soggetto sottoscrittore avrà il suo brandello e deciderà liberamente cosa farne. Automobilisti privilegiati attraversano ed attraverseranno l’ex parco botanico già trasformato in strade di scorrimento e parcheggi, fino a che nessun podista, nessuna mamma, nessun bambino, nessun ciclista avrà più il coraggio di passeggiarci.

Le proposte che in 12 anni hanno fatto associazioni e cittadini, il senso e il contenuto della Delibera di Iniziativa Popolare firmata da 9000 cittadini sono anch’essi lettera morta. Il Comune ha preso a calci il proprio Statuto, la politica le proprie responsabilità ed i propri programmi elettorali.

Così, il destino del S.Maria della Pietà è compiuto. Spartite le spoglie, il sogno basagliano e di tanti cittadini di un luogo di socialità e cultura aperto e fruibile distrutto da una politica trasversalmente miope, incapace di progetto, tesa a distruggere ogni valore, memoria, sensibilità civile, ipotesi etica, in nome dei propri interessi e della propria sopravvivenza.

Una università frastagliata dentro un ospedale quasi manicomio con un pezzetto di Comune. Questo il progetto squalificato e privo di anima che i cittadini di Monte Mario e di Roma meritano per le istituzioni.

Ciò che resta di una lunga battaglia è, ad oggi, l’uso culturale e pubblico della Ex Lavanderia, solo perché ci siamo noi e solo finché saremo noi a difenderlo e garantirlo, solo se gli avvoltoi della politica non riusciranno ad allungare i propri artigli anche su di essa, facendone carne di porco, nuovi sperperi del denaro pubblico, nuovi affari per i propri amici.

E resta il fragile vincolo di non edificabilità dell’area esterna, conquistato con una lotta lunga e ampia. Per ora 200mila metri cubi. Un piccolo pezzo sottratto alla colata di cemento che, sul nostro territorio e nella città, coprirà ogni spazio libero e peggiorerà le condizioni di vita e la qualità dell’esistenza dei cittadini romani.
Il prossimo obiettivo dei poteri politici ed economici della città sarà prendersi la rivincita anche su questo. E questa sarà la nostra prossima trincea.

La responsabilità di questo esito è anche di quelle associazioni che hanno taciuto per paura di irritare quelli che le foraggiano a forza di bandi e di finanziameti, di quei partiti della cosiddetta “sinistra radicale” che hanno abdicato ad una battaglia civile fatta di valori, memoria, impegno e sacrificio di centinaia di persone. Che parlano di radicalità e conflitto e praticano lo scambio e la rassegnazione.

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Ciò che ne trarranno, oltre a qualche progetto di cui gestire i fondi e, ovviamente, le loro piccole ed insignificanti poltrone è l’ulteriore disillusione di un pezzo di città, l’ulteriore drammatica conferma della propria inutilità.

Noi non possiamo far altro che resistere. Lo dobbiamo a noi stessi, ai cittadini che ci hanno sostenuto, a quelli che hanno sfilato nei nostri cortei, partecipato alle nostre assemblee. A quelli che hanno firmato la Delibera utilizzando quegli “istituti partecipativi” di cui si è fatta carta straccia. Anche a quelli che hanno votato i nostri governanti con la convinzione che i programmi elettorali avessero un briciolo d senso.

Aspettando che parli qualche intellettuale “basagliano”, qualche urbanista di “grido”, qualche politico ancora non “digerito”, qualche giornalista che voglia essere altro da semplice “ripetitore” di comunicati ufficiali.

Associazione ExLavanderia


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