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Non va bene in Centro?… Mandiamola in periferia!

Dedicato ad Alemanno e Veltroni




Caro Alemanno, lei più volte ha affermato che la Teca dell’Ara Pacis di Meier non le piace (anzi le fa schifo) e che perciò andrebbe spostata in periferia.


Esattamente come fa mia moglie quando toglie dal suo piatto una pietanza, a suo dire disgustosa, e la piazza nel mio… tanto io mangio tutto. Però, tempo fa, mi sono stufato ed ho detto basta. No cara, non sono una pattumiera; magari cedimi un po’ del tuo buon vino dato che il mio è finito.


Anche la periferia è stufa e vuole dire basta. Qui c’è bisogno di tantissime cose e dovrebbe essere proprio lei, o i suoi colleghi a livello locale, a farlo notare. Invece no, anche per lei, conta soprattutto quello che avviene in centro. E ciò che in Centro non va bene, va benissimo in periferia.


Intendiamoci, lei non è più colpevole di altri, anzi, ha solo detto con franchezza quello che purtroppo pensa, mentre altri, più ipocritamente, a parole, manifestano tanti buoni propositi per la periferia romana ma, poi, troppo spesso questi non sono confermati da fatti concreti.


 


Dopo la fantastica Notte Bianca torniamo nei nostri 364 Giorni Neri di periferia


 


Caro Sindaco Veltroni, quello che viene fatto in Centro è fantastico. Ormai Roma va di moda, in tutto il mondo, come e forse di più degli anni della Dolce Vita.


Solo che Roma, ora, è molto più vasta di allora. E la Roma di cui si parla bene nel mondo è quella del Centro e non certo la città periferica.


In questa quasi tutto quello che è stato costruito presenta delle enormi lacune. In quasi tutti i quartieri periferici mancano, ove più ove meno, i servizi. Ed incredibilmente anche nei quartieri costruiti negli ultimi anni, quindi in piena amministrazione di centrosinistra, sono state fatte delle scelte discutibili, come ad esempio l’insediamento dell’enorme quartiere di Ponte di Nona servito solo, per ora, dalle vecchie ed intasate consolari Prenestina e Collatina che non reggono assolutamente (come era facilmente preventivabile) l’enorme carico di auto e di popolazione. Ho citato Ponte di Nona ma non è l’unico quartiere. Esempi simili sono ben visibili in tutta la città, dentro e fuori il Raccordo, tanti sono i cantieri che costruiscono nuove case e non si vedono mai, se non anni ed anni dopo, i lavori per realizzare delle strade adeguate ed i servizi indispensabili per una vita civile, anche in periferia.
In tutti questi anni di amministrazione di centrosinistra, prima con Rutelli e da alcuni anni con lei, (anche se con ostacoli o mancati aiuti dal Governo centrale, nei quali c’è stata comunque un’alternanza politica) ci si aspettava almeno l’affermazione di un metodo, di uno stile, tale che consentisse la realizzazione di nuovi quartieri, molto diversi dagli attuali agglomerati di mattoni quasi sempre anonimi, irraggiungibili, senza servizi e senz’anima.

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