Omicidio a Casal del Marmo, il giallo della lite per i rifiuti: Luca ucciso con un fendente al collo

I retroscena del delitto di via Villastellone. Il rimprovero al vicino diciottenne che lasciava i sacchetti fuori dai cassonetti, poi l'agguato in strada. Il killer getta l'arma e scappa, ora è a Regina Coeli

A Casal del Marmo la tensione tra le palazzine chiare di via Villastellone non era una novità, ma nessuno poteva immaginare che quei vecchi rancori da ballatoio potessero armare la mano di un ragazzo appena maggiorenne.

C’era un nome dietro la tragedia che ha sconvolto il quadrante nord-ovest della Capitale: la vittima è Luca Di Vito, romano di 57 anni, ucciso con una coltellata netta e profonda alla gola.

Un delitto d’impeto, efferato, consumatosi nel giro di pochissimi minuti sotto gli occhi terrorizzati della compagna della vittima.

Dietro l’assassinio non ci sono storie di criminalità organizzata o regolamenti di conti, ma l’epilogo più drammatico e assurdo della sesta selvaggia condominiale.

La scintilla della lite: i sacchetti dell’immondizia fuori posto

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Roma, il dramma è iniziato martedì sera poco dopo le 21:00.

L’ennesimo capitolo di una frizione che durava da mesi ha riguardato la gestione dei rifiuti condominiali.

Di Vito avrebbe incrociato il vicino di casa — un ragazzo di 18 anni di origine colombiana — contestandogli duramente, per l’ennesima volta, l’abitudine di abbandonare i sacchetti dell’immondizia sul pavimento degli spazi comuni e sul marciapiedi, al di fuori dei cassonetti della raccolta differenziata.

Dalle parole si è passati rapidamente agli insulti. Molti inquilini, attirati dalle grida che rimbalzavano nel cortile, si sono affacciati alle finestre assistendo alle prime fasi del diverbio.

In un primo momento sembrava che la situazione potesse calmarsi: il diciottenne ha girato i tacchi e si è diretto verso la porta della propria abitazione. È stato solo un tragico miraggio.

Il fendente letale e l’urlo della compagna

Il giovane non è rientrato per dormire, ma per armarsi. Pochi secondi dopo, il diciottenne è ridisceso in strada nascondendo un coltello. Ha raggiunto Luca Di Vito, ancora fermo sul marciapiede insieme alla compagna, e lo ha colpito con un colpo secco e preciso al collo.

La lama ha reciso i vasi vitali, non lasciando al cinquantasettenne nemmeno il tempo di accennare una difesa. L’uomo si è accasciato al suolo in una pozza di sangue mentre il killer si dava alla fuga a piedi tra le strade buie del quartiere.

Le urla strazianti della compagna della vittima hanno rotto il silenzio di Casal del Marmo, spingendo i vicini a tempestare di telefonate il 112.

Sul posto sono confluite a sirene spiegate le volanti della Polizia e un’ambulanza del 118, ma i sanitari non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo: le lesioni erano troppo gravi.

Il tentativo di disfarsi dell’arma e il trasferimento in carcere

La fuga del diciottenne è durata pochissimo. Gli agenti del commissariato di zona, supportati dalle indicazioni dei testimoni oculari, lo hanno intercettato e bloccato a poche centinaia di metri dal luogo del delitto.

Prima di essere ammanettato, il ragazzo ha cercato disperatamente di liberarsi del coltello, gettandolo nell’erba alta ai margini della carreggiata, ma l’arma è stata recuperata e sequestrata dagli specialisti della Polizia Scientifica per i rilievi biologici.

Al termine del fotosegnalamento negli uffici della Questura, il pubblico ministero di turno ha disposto per il diciottenne il trasferimento immediato presso la casa circondariale di Regina Coeli, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

Gli inquirenti stanno continuando ad ascoltare i residenti dello stabile per raccogliere ulteriori elementi e verificare se in passato vi fossero già state denunce formali o aggressioni fisiche tra i due protagonisti di questa assurda tragedia della periferia romana.

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