Ostia. Le ville abbandonate sulle alture di Malafede

Pezzi di storia che vanno via perché non sono tutelati
di Serenella Napolitano - 4 Settembre 2009

1) Villa di Fralana, piazza Omiccioli vista dall’alto. 2) Mosaico con tessere bianco/nero. 3) Lo stato attuale (febbraio 2009).

L’antica Ostia da sempre conosciuta per i suoi resti archeologici, alla pari della vecchia Pompei, ma con un destino un po’ diverso, racchiude nel suo territorio degli splendidi tesori.
Da sempre i suoi scavi hanno attratto turisti e studiosi, ma in realtà all’interno del suo territorio è possibile ammirare anche antiche ville romane, purtroppo non ancora studiate tanto meno valorizzate. Le più conosciute sono senza dubbio quelle di Dragoncello, ma altre tre ville, ignorate dalla maggior parte delle persone si estendono nell’entroterra della cittadina, per esempio quella a piazza Giovanni Omiccioli, quella in località Fralana sulla via di Acilia o quella interna al Camping Fabolous. Da quest’ultima in particolare viene un bellissimo mosaico raffigurante il dio Nettuno, molto simile agli altri due mosaici delle omonime Terme dentro Ostia Antica e a quello della Villa cosiddetta di Plinio dentro Castelfusano.

Il problema della tutela e della valorizzazione ha interessato l’Associazione Culturale Severiana che da sempre cerca di conoscere e tutelare il territorio su cui opera denunciando, in questo caso, la situazione di abbandono in cui versano i resti archeologici. Un anno fa, cosi come dichiarato dal presidente dell’Associazione, l’ingegnere Andrea Schiavone, fu organizzata una visita guidata in cui furono invitate le autorità competenti per mostrare loro la situazione di abbandono in cui versano queste ville sulle alture di Malafede. Ma a distanza di un anno la situazione non è migliorata.
“Il XIII Municipio le ignora – continua Schiavone – quando (ricadendo in aree comunali) dovrebbe valorizzarne la presenza. Ed invece assistiamo in questi giorni all’interessamento della Commissione Cultura municipale per la Villa di Plinio, la cui competenza è della Sovraintendenza di Roma ed è appena stata restaurata (ma indagheremo anche sull’esito dei lavori). Sono stati spesi 250 mila euro ma il Municipio non ne sa nulla e ne richiede la vigilanza non sapendo che ormai dentro la pineta di Castelfusano mancano solo i sommozzatori (ci sono: carabinieri, esercito, polizia, forestale, municipale e polizia penitenziaria).
A Piazza Omiccioli la villa romana è una latrina per cani e (senza vigilanza) scompaiono giorno dopo giorno tessere dei mosaici. La villa di Fralana non si vede più. Che dire poi della villa romana dentro il Camping Fabolous?”.

Queste ville sono dei bellissimi impianti di età imperiale che in qualche modo ricordano l’economia del tempo. La villa di Fralana ricade nella tipologia delle ville rustiche, con questo nome gli antichi romani chiamavano quelle strutture autonome che oltre a rappresentare dei nuclei abitativi erano anche dei centri produttivi. Di solito le ville erano divise in due parti: la zona residenziale riservata al signore con l’intera famiglia in cui viveva, la zona produttiva o rustica riservata all’attività svolta che poteva essere la produzione di ceramica, vino, olio ecc.

Nella villa di Fralana sono stati rinvenuti dei bellissimi pavimenti in mosaici e nella zona produttiva un ‘torcularium’ (un primitivo torchio), facendo pensare che l’attività fondamentale della villa era la produzione di un buon vino.

Viene fuori una domanda: ‘Come fare per rivivere l’emozione di andare indietro nel tempo e ascoltare le voci dei servi indaffarati, o sentire il profumo del vino conservato nelle fresche anfore, insomma immergersi in un antico sogno del mondo romano?’

La risposta: ‘Basterebbe conservarle e tutelarle.’


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