Palacavicchi: il X municipio dice no al maxiabuso. 62 abusi insanabili su 6 ettari

Il Consiglio vota all’unanimità una mozione che respinge l’accordo di programma presentato dal Gruppo Cavicchi. Lo stratagemma per bloccare al TAR le ordinanze di demolizione
di Aldo Pirone - 16 Aprile 2012

Chi non conosce il Palacavicchi? E’ una serie di capannoni commerciali situati ai confini del X Municipio con Ciampino
Sei ettari di strutture varie: discoteca, ristoranti, tavola calda, pizzeria, bar, tabacchi, pasticceria, mercatino ortofrutticolo, mercatino dell’Antiquariato, parco giochi per bambini, bingo, sala scommesse, agenzia ippica, hotel, e infine il PalaCavicchi events ovvero una serie di sale per il ballo, i concerti, congressi ed eventi vari.
Tutto ciò stretto fra la Ferrovia e via Ranuccio Bianchi Bandinelli.

Questo po’ po’ di roba è cresciuto nel corso di alcuni lustri nel più assoluto e totale abusivismo senza grandi preoccupazioni di partiti e amministratori che hanno frequentato spesso e volentieri le sue sale per convegni ed iniziative elettorali.

Il Gruppo Cavicchi ha provato più volte le facili vie della sanatoria ma anche il Comune di Roma, che come si sa non è un mostro di rigore antiabusivo, non le ha potute accogliere.
Ben 62 abusi sono stati dichiarati insanabili e sottoposti a ordinanze di abbattimento.
Ma il Cavicchi non si è perso d’animo e ha cercato di turare almeno temporaneamente la falla antiabusiva presentando al X Municpio una sorta di proposta di “accordo di programma” che – secondo la coraggiosa mozione che in proposito è stata votata all’unanimità dal Consiglio municipale il 29 marzo scorso – “lungi dal risolvere problemi di interesse pubblico e del territorio, si prospetta come una sorta di ‘carta dei bisogni’ da soddisfare a favore del Gruppo Cavicchi”.
A questa mozione conviene lasciare ancora la parola perché è un pezzo da antologia su come vanno certe cose urbanistiche nel territorio.
“All’interno di detti immobili (inguaribilmente abusivi n.d.r) sono presenti diverse attività commerciali, insediate a seguito del rilascio di licenze d’esercizio dell’Ufficio Commercio del Municipio Roma X ottenute nelle more della definizione dell’iter dei condoni, nella supposizione, rivelatasi oggi infondata, che gli stessi potessero essere accolti”. Inoltre, prosegue e bacchetta il documento: “Nel corso della seduta consiliare del 29 settembre 2011 il Presidente della III Commissione permanente (Urbanistica – Ambiente – Giardini – Sport e tempo libero – Affari Generali e Progetti speciali – Patrimonio) (l‘ineffabile Matturro dell’UDC n.d.r.) ha avanzato formale richiesta al Presidente del Consiglio, inducendolo a sospendere i lavori dell’Assemblea per consentire lo svolgimento di una riunione della Commissione, sostenendo che nel corso della stessa ci sarebbe stata la presentazione, da parte di funzionari del competente Dipartimento capitolino, della documentazione relativa ad un progetto presentato dal Gruppo Cavicchi agli uffici di Roma Capitale; – nella realtà, come consta dal verbale n. 37 della citata seduta del 29.9.2011, approvato il successivo 9.11.2011, non erano affatto presenti funzionari del Dipartimento, ma esclusivamente i professionisti privati del Gruppo Cavicchi, Arch. Maurizio Moretti e Arch. Massimo Giammusso che partecipavano alla riunione, alla quale erano presenti i Commissari e l’Assessore municipale all’Urbanistica, al solo fine di esaminare interessi privati che non avrebbero dovuto giustificare la sospensione dei lavori dell’Aula”.
Il Consiglio poi ha amaramente constatato che “la proposta, sebbene avanzata irritualmente, è stata strumentalmente utilizzata dal soggetto privato – dato che al momento non risulta alcun iter urbanistico formalmente avviato – per presentare, in modo surrettizio, istanze al TAR per bloccare i provvedimenti demolitori sugli immobili abusivi, adducendo quale motivazione proprio la presentazione di un’ipotesi di Accordo di Programma con l’amministrazione municipale, partendo dalle destinazioni urbanistiche introdotte dal vigente Piano Regolatore Generale; che tale stratagemma sta creando nuove difficoltà agli uffici di Roma Capitale che in qualche modo sono impossibilitati dal procedere pendendo innanzi al TAR una situazione incerta generata dal fraintendimento sulla effettiva volontà di Roma Capitale riguardo allo stato di fatto della proprietà Cavicchi; che a tale stratagemma si sono prestati, seppur involontariamente, i rappresentati politici del Municipio, ritenendo ingenuamente che l’esame sommario e preliminare del progetto non inficiasse l’azione ordinaria degli Uffici capitolini”.
Quindi dopo aver stigmatizzato “con fermezza le modalità utilizzate nella presentazione degli atti ai Consiglieri (riferimento un po’ oscuro. A chi ci si riferisce? n.d.r.) ed il modo subdolamente strumentale con il quale il Gruppo Cavicchi ha finora utilizzato, per conseguire propri fini, la disponibilità al dialogo offerta dagli organi del Municipio” il Consiglio impegna articolatamente Presidente, Giunta municipale e Assessore al commercio a riparare alle “ingenuità” e rendere chiara al Comune la severa volontà del Municipio di non coprire in alcun modo il gigantesco abuso esercitato su ben 6 ettari di territorio.

Faccio le seguenti considerazioni:
a) aver prestato “ingenuamente” al sig. Cavicchi il “modo surrettizio” con cui fare istanza al TAR per bloccare i provvedimenti demolitori è cosa grave e deriva da due fatti precisi: la rinuncia, ormai di moda, dell’Istituzione pubblica a fare lei i progetti di trasformazione urbana limitandosi a recepire quelli dei privati (vedi anche il caso di Romanina) e la solida refratterietà dimostrata in questa consiliatura dall’assessore competente Massimo Perifano ad attivare la partecipazione dei cittadini.
Se anche sulla situazione Cavicchi si fossero coinvolti i Cdq forse oggi non saremmo a questo punto;

b) come è possibile rilasciare licenze per attività che si esercitano all’interno di costruzioni abusive sulla base di “previsioni” di sanatoria? Lo dovrà spiegare l’assessore al commercio Massimo De Simoni al quale il Consiglio ha chiesto di “avviare, attraverso i competenti Uffici municipali, l’iter amministrativo di verifica di tutte le licenze commerciali rilasciate per le attività presenti all’interno delle aree in oggetto al fine della consequenziale adozione degli atti previsti dalla normativa e dalla regolamentazione vigente in materia”.

Per elementari ragioni di trasparenza sarebbe opportuno far sapere ai cittadini quando e da chi queste licenze sono state rilasciate nel corso degli anni. Non basta citare a proposito l’impersonale Ufficio commercio sul quale gli assessori competenti dovrebbero vigilare. E comunque anche questo modo di comportarsi la dice lunga sulle falle apertesi nell’Amministrazione municipale circa la volontà di combattere con fermezza l’abusivismo;

c) l’area su cui insiste l’abusivismo di Cavicchi andrebbe sistemata secondo un’idea complessiva in quanto è un’ampia zona commerciale-artigianale che è andata sviluppandosi nel corso degli scorsi decenni senza alcuna seria programmazione come tante brutture esistenti. Basti pensare che l’infrastruttura di mobilità che sorregge l’intera area consiste nelle due stradine di campagna rimaste tali: via Ranuccio Bianchi Bandinelli e via Lucrezia Romana su cui passano ogni giorno innumerevoli e mastodontici TIR.
Il Print, – la cui progettazione, come indica la mozione, occorre riportare nel seno degli Uffici municipali perché evidentemente ne era uscita o non vi era mai entrata – è solo una parte esigua, quella regolare, dell’intera edificazione abusiva e non può diventare il “la” della nota musicale su cui innestare la solita canzone del “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato scurdammoce ‘o passato…” oppure la consueta foglia di fico per coprire 6 ettari di abusivismo.

d) da quelle parti non c’è solo il Palacavicchi: gli altri capannoni comerciali-artigianali sono tutti regolari?

Infine l’ultima ma non meno importante questione. La scellerata “previsione” sanatoriale dell’Ufficio commercio ha portato a far sì che nella struttura del Palacavicchi ci siano decine di lavoratori dipendenti addetti alle attività più varie. Non debbono diventare la scusa per un colpo di spugna ma non possono neanche esserne le vittime, lasciati a se stessi e dimenticati dalle Istituzioni con il pericolo che possano essere strumentalizzati dal datore di lavoro abusivo contro gli interessi della collettività a salvaguardare il territorio.
Nella mozione non c’è nessun richiamo a questo problema. Sarebbe il caso che lo si prendesse in seria considerazione prospettando soluzioni che senza dimenticare l’abuso consumato, da un lato, salvaguardino, dall’altro, tutelino l’occupazione dei lavoratori e delle lavoratrici.
 


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