Categorie: Sanità
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Per un’integrazione possibile dei pazienti psichiatrici

Intervista alle operatrici Adriana Bongiovanni e Giuseppina Bravin del centro diurno ASL RM/C

La società contemporanea sta compiendo un’opera di integrazione e riabilitazione delle persone affette da disagi psichiatrici. Molti risultati sono stati raggiunti per accogliere tali individui come persone da integrare nella collettività, anziché come malati da sedare, rinchiudere e nascondere, anche se, molto è ancora da fare.
A tal proposito, mi è sembrato interessante riportare una realtà del territorio Pigneto, ovvero il centro diurno per pazienti psichiatrici della ASL Rm C.

Vorrei cominciare parlando brevemente di che cosa sia il centro diurno, di che tipologia di utenti ospiti al suo interno e quale percorso debba compiere il paziente dal momento del suo arrivo fino al suo inserimento all’interno del centro stesso.

Il nostro Centro Diurno afferisce al Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma C. E’ ubicato in via Erasmo Gattamelata, 76/a, in una zona centrale del VI Municipio. Dal 1995, anno in cui è nata la nostra struttura, lavoriamo per e con gli utenti del Centro di Salute Mentale di via Casilina, 395 per attivare quante più risorse possibili, sia nel nostro territorio che in tutta la città, per rispondere ai loro bisogni di solitudine, occupazione lavorativa, risocializzazione… In poche parole cerchiamo di aiutarli a riacquisire il loro diritto di essere persone. La nostra équipe è composta da una Psicologa Responsabile, un’Assistente Sociale, tre Infermiere Professionali ed un’Assistente amministrativa. In più si avvale della collaborazione di personale esterno qualificato per la conduzione dei corsi. Le attività del nostro Centro sono finanziate dal Comune di Roma e dalla ASL.

Al Centro Diurno possono accedere gli utenti del CSM D/6 per i quali si ritiene opportuno avviare un percorso terapeutico-socio-riabilitativo: non vi sono restrizioni legate né all’età né alla diagnosi, per tutti riteniamo che sia possibile individuare risposte. Un nuovo utente rappresenta per noi la “sfida” a confrontarci con l'”invenzione” di nuove possibilità attraverso un ampliamento continuo della rete di risorse.

Gli operatori del CSM, dove l’utente è seguito, propongono l’inserimento che avviene previa valutazione e formulazione di un progetto socio-riabilitativo personalizzato, concordato tra l’équipe riabilitativa, l’utente e la famiglia.

In che modo ed attraverso quali metodologie e strumenti riuscite a rispondere e intervenire alle complesse esigenze psico-fisiche e famigliari di un paziente psichiatrico? E quali strumenti di verifica utilizzate per monitorare le condizioni sopra citate?

L’inserimento lavorativo rappresenta uno degli obiettivi, ma non l’unico. Anche gli utenti che non riusciranno a lavorare potranno trovare una risposta ai propri bisogni sia attraverso le attività specifiche che attraverso le relazioni significative che riusciranno a stabilire.

Proponiamo corsi a vari livelli di difficoltà sia dal punto di vista dell’apprendimento che dal punto di vista dell’autonomia. Si spazia dal ricamo, alla falegnameria, alla ceramica , fino ad arrivare alla pittura, ai balli di gruppo, alle attività sportive, alla cucina, al computer, il tutto affiancato da attività più strettamente socio-terapeutiche quali soggiorni estivi, uscite al cinema, a teatro, per visite guidate o, ancora, gite fuori Roma.

Il centro diurno crea progetti riabilitativi per il singolo utente, con la possibilità che i medesimi vengano modificati in itinere (in base ad un miglioramento o peggioramento sintomatico del paziente) e tenendo conto dell’età del soggetto?
Mi può fare un esempio?

I progetti, che concordiamo con gli utenti, i curanti ed i familiari, sono individualizzati e costantemente rielaborati e calibrati sui bisogni degli utenti e sull’attivazione di nuove risorse del Centro. La maggior parte delle nostre attività si svolge all’esterno della struttura perché il Centro Diurno non si propone come un luogo chiuso, statico, isolato, ma come un’area di promozione di attività il più possibile integrate nel contesto sociale di appartenenza dei nostri utenti.

L’andamento dei progetti viene costantemente monitorato durante le attività alle quali le operatrici sono presenti o che vengono supervisionate dalle stesse regolarmente; inoltre viene effettuata un’ulteriore verifica più strutturata, all’incirca ogni tre mesi, attraverso colloqui con la Psicologa e l’Assistente Sociale.

In tale sede viene valutata l’opportunità o meno di effettuare modifiche al progetto concordato e si ridefiniscono con l’utente gli obiettivi a medio e lungo termine.

Passando adesso a parlare del modo in cui il centro si relaziona al territorio ed alla collettività, vorrei sapere se e come, a suo avviso, la soluzione dell’inserimento in un centro diurno di un paziente psichiatrico, possa influenzare positivamente l’ambiente ed il territorio di riferimento, lei cosa ne pensa?

L’ottica dell’integrazione, principio fondante del nostro modello di lavoro, permette sia l’inserimento dei nostri utenti in attività cui partecipano cittadini del territorio, ma anche, viceversa, uno scambio positivo di momenti di socializzazione facilitati dalla presenza di operatori qualificati in questo senso.

Più volte ci è stata richiesta la partecipazione alle attività del Centro da persone non seguite dal Centro di Salute Mentale, ma che avvertivano il bisogno di condividere con altri una specifica attitudine o superare un periodo particolarmente difficile o di solitudine.

A conclusione della nostra intervista, mi sembra interessante domandarle:
a) quali obiettivi il centro diurno ha raggiunto nel tempo, dal momento della sua creazione ad oggi;
b) quali limiti si trova ad affrontare nel presente e quali limiti del passato ha invece superato;
c) almeno tre obiettivi per il futuro.

a) Diminuzione dei ricoveri e gestione integrata della crisi. Inserimenti in tirocini di lavoro e inserimenti lavorativi veri e propri. Miglioramento della qualità della vita degli utenti e dei loro familiari. Maggiore autonomia degli utenti. Riduzione degli inserimenti in strutture protette quali comunità terapeutiche. b) Attivazione di maggiori risorse sia nell’ambito degli inserimenti lavorativi (attualmente possibili solo attraverso le Cooperative integrate), che per i tirocini di lavoro. Questi ultimi a volte diventano un’esperienza frustrante se non viene sostenuta da una continuità retributiva e da un’evoluzione nel percorso di autonomizzazione.

Esiguità degli spazi della struttura. Rispetto al passato si è riusciti a creare un coinvolgimento significativo degli abitanti e dei commercianti del territorio limitrofo al Centro.

c) Migliorare il Centro dal punto di vista strutturale. Attivare nuove risorse sia per gli utenti che per i loro familiari ed implementare quelle già esistenti. Creare una cultura sociale di rete con le altre agenzie che esistono nel VI municipio e nel territorio cittadino.

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