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Pernazza: una delle attività più longeve del quartiere

La cinefotottica condotta da Luciano è al civico 182 del viale Alessandrino
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 18 Ottobre 2012

In viale Alessandrino 182 c’è una delle attività più longeve del quartiere, la cinefotottica di Luciano Pernazza che oggi intervistiamo. 

Luciano, puoi raccontarci in grandi linee la storia della cinefotottica Pernazza?

Abbiamo avviato l’attività – dice Luciano Pernazza – in via delle Passiflore nel 1955, poi ci siamo spostati su viale Alessandrino, quando la strada era stretta ed il quartiere ancora una borgata. Papà Gino ha iniziato a fare fotografie negli anni Trenta ed è stato fotografo del reggimento in Africa. Tornato dalla guerra, per un periodo ha fatto l’autista; però la sua vera passione rimaneva quella della fotografia.
La nostra è un’attività a carattere familiare, ad iniziare fu mio padre Gino nel 1936 in via delle Coppelle affiancato da mia madre Maria. Poi siamo arrivati io e mia sorella Angela (che attualmente ha un negozio a Tor Sapienza) sino all’entrata in gioco dei nostri figli e nipoti, con la speranza che possano mantenere questa lunga tradizione.

Com’è stato l’avvio dell’attività?

All’inizio, quando ci siamo trasferiti nel 1954 qui all’Alessandrino, ci occupavamo solo di fotografia. il settore dell’ottica è stato introdotto nel 1969/70, a seguito del mio diploma come ottico, proseguendo nella vendita con buoni risultati sino ad oggi.
All’inizio nel 1955 mio padre ha aperto uno studiolo in casa. Poi abbiamo preso un negozietto a fianco dell’appartamento e nel 1959 ci siamo spostati nell’attuale negozio di viale Alessandrino 182 e da lì è nata l’azienda vera e propria.

Come si è sviluppata la tua vocazione di fotografo e di ottico?

Posso dire di aver avuto un vero colpo di fulmine per questo mestiere già all’età di 7-8 anni quando, sotto la supervisione di mio padre, asciugavo le fotografie e partecipavo alle operazione di sviluppo in camera oscura. Crescendo scalpitavo per imparare in fretta questa professione iniziando a fare le prime fotografie in negozio e fuori. Il lavoro mi ha appassionato subito. Nel 1970 mi sono diplomato ottico e successivamente laureato optometrista. Nel corso degli anni l’ottica, richiedendo maggiore specializzazione e professionalità, ha assorbito molto del mio tempo. Comunque oggi cerchiamo di seguire sia l’ottica che la fotografia.

Come ricordi il quartiere, anzi la borgata di allora?

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In quel periodo l’Alessandrino era in costruzione, possiamo dire di averlo visto il quartiere nel corso degli anni veramente crescere e svilupparsi. Non solo sul piano urbanistico ma anche su quello della popolazione, fotografando il quartiere e la sua gente con matrimoni, carte d’identità, battesimi, cresime. Questo rappresenta per noi motivo di orgoglio una cosa che ci rende felici sia per il servizio che abbiamo prestato che per quello che abbiamo ricevuto in contropartita.
Il quartiere me lo ricordo, quando ero ancora piccolo, con molto verde dove i più piccoli potevano giocare tranquillamente senza pericoli. Ne ho seguito l’evoluzione ed a tutt’oggi posso affermare di amarlo moltissimo. Passo qui la maggior parte del mio tempo lavorando e vivendo in questa zona. Sono un vero tifoso del quartiere Alessandrino, sono rimasto volentieri qui, a differenza di tante persone che non vorrebbero vivere assolutamente in periferia.

Cos’è cambiato da allora?

Molte cose, non c’è dubbio. Ricordo che prima c’era più solidarietà e più gioia di vivere e questo traspariva anche dai volti di chi veniva nel nostro negozio per farsi fotografare. L’Alessandrino era allora più allegro, più solidale, c’era più altruismo, cosa che oggi si avverte molto meno. Forse dipende da questo mondo che va veloce, ai 2000 all’ora. Anche se il benessere è aumentato notevolmente in questi anni.

Come si sono evoluti i comportamenti dei clienti?

Sicuramente i gusti dei clienti sono cambiati con l’avvento della tecnologia andando a coincidere anche con il cambiamento dello stile di vita. Oggi è tutto improntato verso la tecnologia e non solo. Anche l’assortimento si è fatto sempre più ampio. Un tempo il cliente sceglieva con facilità magari fra tre modelli di occhiali mentre adesso, trovandosi davanti ad una vasta gamma di prodotti, la cosa si fa più difficile ed il cliente fa molta fatica a capire la differenza tra un prodotto e l’altro.

Quali sono le caratteristiche del vostro esercizio che lo fanno preferire ad altri?

Le maggiori soddisfazioni nel campo professionale sono quando fai un lavoro e vedi che, oltre a te stesso, il cliente è molto soddisfatto. Il nostro motto è da sempre: qualità, prezzo e professionalità e l’impegno di fare sempre meglio la volta successiva. E poi tanti anni di esperienza nel settore significheranno pure qualcosa.

Come vedi in questo momento il quartiere?

La popolazione rispetto ad un tempo è diventata variegata, complice l’arrivo di tanti stranieri. Questo per molti all’inizio ha rappresentato una novità, presto trasformatasi in un problema, per via dello scontro con differenti stili di vita. Adesso ritengo che ci stiamo integrando abbastanza bene, ognuno comprende le esigenze dell’altro e viceversa. L’iniziale disagio ha portato anche ad avere un ricambio con un’apertura mentale verso nuove culture e con un arricchimento dal punto di vista umano.

Si fa un gran parlare del problema della sicurezza, cosa puoi dirci in proposito?

Posso dire che la maggior parte dei commercianti dell’Alessandrino si può ritenere fortunata sotto l’aspetto della sicurezza e speriamo che questa cosa in futuro possa rimanere. Forse si è perso il valore importante della coesione tra negozi anche se negli ultimi tempi vedo che la gente è intenzionata a ridonare importanza a questo aspetto o perlomeno cerca di provarci.

Quale problema avverti maggiormente?

Mi sento di consigliare alle istituzioni municipali un controllo maggiore della pulizia e del decoro urbano valutando meglio la situazione. Uno dei problemi principali che avvertiamo è quello della carenza di parcheggi che spinge il cliente a dirigersi nei centri commerciali che offrono questo servizio. Sotto questo punto di vista gradiremmo maggiore tolleranza dai vigili in quanto siamo penalizzati.

I centri commerciali vi hanno danneggiato?

La concorrenza anche quella dei Centri commerciali può essere benefica, ma mi pare che si sia esagerato nella loro proliferazione e questo ha creato solo problemi.

Quali sono le armi di difesa del piccolo commercio locale?

Io credo che il negozio su strada possa difendersi da questa grande offerta dei centri commerciali proponendo un servizio professionale e qualitativo, associandolo a prezzi convenienti. Solo in questo modo il commercio non potrà morire.  


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