

Bandite le liti sulle spese, ognuno porta un piatto da casa. L'idea importata da Parigi
In un’epoca dominata dall’isolamento digitale, dove i condomini si incrociano solo per scambiarsi occhiate sfuggenti nell’androne o per accendere infuocate rissa virtuali sulle chat di WhatsApp, c’è un palazzo al Pigneto che ha deciso di spegnere gli smartphone, azzerare le formalità e invertire radicalmente la rotta.
Niente scadenze di bilancio o carte bollate: questa volta gli abitanti hanno scelto di stringersi attorno a una tavola lunga decine di metri, spalancando i cancelli del cortile interno per trasformarlo in una vera e propria piazza di quartiere.
L’appuntamento è fissato per i prossimi giorni al civico 95 di via Casilina, l’indirizzo scelto per ospitare la seconda edizione della “Festa dei vicini”.
Si tratta di un’iniziativa nata con un obiettivo tanto romantico quanto rivoluzionario per la frenesia della Capitale: tessere relazioni umane autentiche tra persone che condividono lo stesso tetto e le stesse pareti, ma che spesso non hanno mai avuto il tempo o l’occasione di stringersi la mano.
L’ispirazione originaria arriva dritta dalla Francia, dove la Fête des voisins anima da oltre vent’anni i quartieri parigini. Nel cuore del Pigneto, però, la manifestazione ha assunto una declinazione squisitamente romana, spontanea e verace.
Dopo il debutto dello scorso anno, che aveva radunato un centinaio di residenti, l’asticella delle ambizioni quest’anno si alza: gli organizzatori puntano a riunire la quasi totalità dei nuclei familiari dello stabile, mettendo a sedere circa 140 persone.
La ricetta del successo è elementare nella sua esecuzione: nessuna quota d’iscrizione, nessun catering esterno. Ognuno porta qualcosa da casa da offrire ai vicini di pianerottolo: una teglia di lasagne, una bottiglia di vino dei Castelli, un dolce fatto in casa o una specialità legata alle radici della propria tradizione familiare. Al resto ci pensano il cielo di giugno e la curiosità reciproca.
Dietro la cabina di regia dell’evento c’è Isabelle, parigina d’origine ma trapiantata al Pigneto da oltre vent’anni. Insieme a un gruppo di inquilini storici, e con il supporto logistico dell’amministrazione dello stabile, la donna è riuscita a trasformare una scommessa informale in un appuntamento fisso.
La grande novità di questa edizione sarà l’esordio di un maxi-barbecue professionale, acquistato collettivamente dal condominio, che diventerà il fulcro della serata per le cotture alla brace all’aperto.
Per i residenti, tuttavia, il valore antropologico della serata va ben oltre il perimetro di una cena all’aperto. In un alveare urbano che ospita centinaia di vite, la quotidianità scorre spesso su binari paralleli destinati a non incontrarsi mai. Ci si riconosce dall’auto o dal cane, ci si saluta per educazione, ma raramente si varca la barriera della diffidenza.
I risultati della prima edizione, invece, hanno scardinato i cliché sull’indifferenza metropolitana. Persone che prima si ignoravano sulle rampe delle scale oggi si fermano a chiacchierare, si scambiano favori, si aiutano nella gestione della spesa e vivono con un senso di cura rinnovato le aree comuni del palazzo.
Il cortile, solitamente attraversato di corsa per rientrare nei rispettivi appartamenti, smette di essere una zona grigia di transito e si tramuta in un laboratorio sociale.
C’è chi ha scoperto che il vicino dell’interno accanto condivide la stessa passione per la musica, chi ha trovato un compagno di letture e chi ha semplicemente regalato un’ora di ascolto a un anziano rimasto solo.
Un mosaico di piccoli gesti che restituisce umanità a un intero isolato, dimostrando che per abbattere i muri della solitudine, a volte, basta semplicemente allineare qualche tavolo sotto il cielo di Roma.
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