Pio Scilligo lascia un’immensa eredità alla comunità degli psicologi ed a tutta la società

Ad un mese dalla sua nascita al Cielo ricordiamo il Servo di Dio e Uomo di Scienza, provando a delineare alcuni tratti della sua forte personalità
di Maurizio Martinelli - 3 Agosto 2009

Abitualmente incontriamo molti “personaggi”, ma ciò non è possibile dirlo di Pio poiché è stato “persona”, ovvero era capace di ristrutturarsi profondamente nell’incontro con l’altro, arrivando a parlare al cuore.

Oggi, rileggendo la sua vita “universitaria-professionale” integrata a quella ”universale-sacerdotale” (dimensioni mai ostentate ma che chiunque abbia interagito autenticamente con lui, ha potuto cogliere e liberamente valorizzare come testimonianza significativa per la propria vita), potremmo ricavare tre messaggi da assumere come nostra eredità.

Un primo messaggio che Pio ci lascia è: “Abbiate il coraggio di esplorare territori nuovi pur di realizzare il progetto a cui tenete”.
Il suo sogno era di formare psicoterapeuti ed educatori capaci di cogliere le risorse delle persone con difficoltà psichiche, capaci di sintonizzarsi sul loro dolore in modo da promuovere l’esperienza della com-passione e capaci di sostenere la volontà di cambiamento per essere artefici della propria crescita.
Quando Pio comprese che c’erano ostacoli nel realizzare questo suo progetto all’interno dell’Università Salesiana, d’intesa con i suoi superiori, divenne operativo all’esterno e nacque l’esperienza che oggi è condensata, da una parte nell’Associazione IFREP e dall’altra nella scuola di specializzazione dell’Ateneo Salesiano.
Avendo un sogno ha saputo in modo propositivo interdipendere per realizzarlo.

Un secondo messaggio è: “Guardatevi attorno e sappiate riconoscere le risorse dei vostri compagni di viaggio nella contingenza che la vita propone”.
Credo che nessuno dei collaboratori della vecchia generazione così come di quella più recente avrebbe potuto avviare e proseguire la propria esperienza professionale, se non avesse sperimentato l’atteggiamento di fiducia profonda con cui si è sentito accolto, accompagnato e sollecitato da lui.
Pio aveva la capacità di guardare le persone con occhio profetico e di puntare su loro anche se erano alle prime armi. In tal modo ha amalgamato un gruppo di professionisti capaci di essere “lievito” negli ambienti dove andavano ad operare: nacque così l’esperienza della scuola di specializzazione a Roma, seguita poi da quella di Mestre, di Cagliari, e a cascata quelle di Latina e Palermo.

Infine: “Siate competenti e professionalmente aggiornati ma sappiate che non esiste teoria che possa spiegare la complessità ed il mistero di cui ogni persona è portatrice”.
Ci teneva che collaboratori ed allievi padroneggiassero diverse prospettive teoriche di lettura della realtà intrapsichica e relazionale ma se percepiva che queste venivano usate come un “letto di Procuste”, stiracchiando la persona di qua e di là pur di confermare il punto di osservazione teorico adottato, allora si accalorava per smontare la rigidità colta nell’interlocutore.

Presso il sito http://research.unisal.it/pio_scilligo.html è possibile rivedere uno degli ultimi interventi di don Pio Scilligo in occasione degli incontri organizzati dal Centro Interfacoltà per la ricerca (CIR).


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