Pistoia-Abetone 2010: i cinquanta chilometri di una nuova sfida

Ecco cosa passa per la mente di un ultramaratoneta nella terribile ascesa
di Massimo Ciccazzo - 9 Luglio 2010

"La Pistoia-Abetone è una corsa per uomini veri"  è solito ripetere Vincenzo Luciani, il presidente onorario dell’Atletica del Parco, che l’ ha corsa per 18 volte e che anni fa mi invogliò a correrla per la prima volta. Una cosa è certa: è durissima e al tempo stesso esaltante. Vi racconto la mia di quest’anno.

Per la terza volta, la seconda consecutiva,  ho corso la Pistoia-Abetone, Ultramaratona in salita di 50 km.

La preparazione è stata dura ed è partita in un momento molto delicato per me; da poco avevo perso una persona cara, con cui condividevo la passione per la corsa. Forse proprio questa perdita mi aveva svuotato la mente ed il corpo, non sentendo più stimoli per andare avanti. Dopo giorni bui, senza allenarmi, ma soprattutto dopo la 10 km della Corri al Campus, conclusa in maniera disastrosa (oltre 3’ in più dello scorso anno ) è arrivata la scossa.

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Dal martedì successivo ho iniziato la preparazione per la Pistoia-Abetone, cercando di ritrovare, seduta dopo seduta, la voglia, l’orgoglio, e quello spirito di sacrificio indispensabile per preparare ed affrontare una sfida del genere.

In un mese e mezzo ho corso oltre 508 km in 24 sedute, quasi tutte in solitario, di cui quattro in montagna. Tanta sofferenza ad ogni km percorso ma metro dopo metro sentivo che stavo ritornando me stesso. Sono arrivato alla gara consapevole di aver fatto il possibile, di poter dire ancora la mia lungo l’interminabile tragitto che da Pistoia sale verso Piazza delle Piramidi.

La mattina della gara sveglia alle 5 per la colazione, poi 10 minuti nel balconcino dell’hotel mentre il giorno progrediva lentamente come la mia concentrazione.

Alle 6 e 30 si parte per Piazza Duomo, con i miei accompagnatori (ragazza e cognati); parcheggiamo in una via limitrofa ritrovandoci per caso con Monica Carlin, grandissima campionessa che mi incoraggia vivacemente.

Poi i minuti passano velocemente. Si parte. Il primo km lo faccio in 4’30”: troppo forte! Rallento un po’ ma rimango sotto i 5’ al km fino al 7° km.

Prima durissima ascesa, subito dopo il ponte Calcaiola. Vado su bene. Al 10° km transito in 56’. Alle Piastre in cima alla prima dura salita (14° km) passo in 1:23’. Poi un po’ di respiro nei successivi 6 km che costeggiano in discesa il fiume Reno. Le gambe girano alla grande.
Poi, da Ponte Petri di nuovo salita fino a Maresca e poi a Gavinana. Da qui di nuovo giù in picchiata verso San Marcello Pistoies (30° km), dove passo in 2:43’. Qui tutti gli atleti che mi hanno fatto finora compagnia si fermano al traguardo dei 30 km. La loro gara è terminata. Io invece ho davanti a me gli ultimi 20 km: la gara vera sta per iniziare ora. Arrivo in valle alla Lima in 2h’56”: Da qui iniziano con un primo strappo durissimo gli altri 17,5 km di salita.
La salita lentamente si fa sempre più dura, come le mie gambe. Arriva implacabile la crisi, sempre allo stesso punto: il 39° km. E fino al 43° km sarà un vero calvario. Il sostegno di chi mi segue e il mio spirito di sacrificio saranno determinanti per passare la crisi e per arrivare al traguardo.

Passo alla maratona in 4:03’. Mancano ancora altri durissimi 8 km di interminabile salita. Ma lentamente il mio passo si fa più fluido tanto che riesco a correre molto bene gli ultimi 4 km trovando infine la forza di sprintare sul traguardo, di salutare l’amico Jean, Lia, Nicola e Giusy ed infine di alzare il dito e gli occhi al cielo verso quell’amico che ho ritrovato fianco a fianco in questi 50 km.

Termino la gara in 5:03’37”. E’ mio nuovo record personale, ben 9’ in meno rispetto allo scorso anno!

Un’altra sfida vinta! Ma già penso alle altre che albeggiano all’orizzonte. Non posso più fermarmi ma solo correre assieme a chi ha corso accanto a me accompagnandomi in quest’ultima sfida.


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