Pomerium. Le mura urbiche della città di Roma di Rosangela Zoppi

La mirabile sintesi, a cura dell'autrice, del suo documentatissimo volume, di ben 488 pagine, con molte illustrazioni

Domenica 28 settembre 2025, nel chiostro del complesso monumentale di San Michele a Ripa a Trastevere, ho partecipato in compagnia di una cerchia di happy fews, alla presentazione dell’ultimo interessante libro dell’amica Rosangela Zoppi, poetessa e profonda studiosa di storia romana e del dialetto di Roma.

Qui è possibile reperire notizie sul libro Pomerium. Le mura urbiche della città di Roma e su Rosangela Zoppi: https://abitarearoma.it/pomerium-le-mura-urbiche-della…/

La sintesi del libro

Al termine della presentazione ho chiesto a Rosangela Zoppi di concedermi, per i nostri lettori e per i tanti romani che ignorano aspetti importanti della loro città, di pubblicare la mirabile sintesi che lei ieri ha saputo fare del suo documentatissimo volume, di ben 488, con molte illustrazioni. Eccola, qui di seguito

«L’idea di scrivere questo libro è nata alcuni anni fa, dopo essermi resa conto che sono ancora numerose le persone che pensano che le mura aureliane sono le sole mura di Roma. Mi sono messa così all’opera e, in qualche anno, ho scritto questo libro sulle tutte le mura della nostra città con le relative porte. La narrazione è intervallata da episodi, fatti storici e notizie relativi a mura, porte e torri. Nella XXIX torre delle mura aureliane, in via Campania, per fare un esempio, a fine ‘800 Francesco Randone fondò la Scuola d’Arte Educatrice per insegnare gratuitamente ai bambini l’arte della ceramica; la scuola, attiva ancora oggi, è gestita dagli eredi di Randone.

I primi due capitoli del libro sono dedicati all’origine delle mura urbiche e alle mura megalitiche (oggi dette poligonali), il terzo capitolo è invece dedicato alla fondazione di Roma, al pomerium, linea sacra di confine tra tra l’urbs e l’ager, tra l’urbano e l’extraurbano, tra cittadini e non cittadini, vivi e morti, l’imperium domi (comando civile) e l’imperium militiae (comando militare), e alle mura romulee della Roma Quadrata, con le relative porte, risalenti all’VIII secolo a.C. e lunghe 1,5 km. 

Il quarto capitolo del libro è dedicato alle mura serviane, fatte erigere da Servio Tullio nel VI secolo a.C., lunghe circa 7 km, realizzate in opus quadratum usando il cappellaccio di tufo del Palatino e Campidoglio, roccia facilmente reperibile ma friabile, per cui le mura subirono ingenti danni durante il Sacco gallico del 390 a.C. I resti più importanti oggi visibili di queste antichissime mura si trovano nel rione Esquilino, in particolare nei pressi della Stazione Termini (94 metri di agger servianus). Le mura serviane furono riedificate in epoca repubblicana, secondo Livio a partire dal 378 a.C., più ampie (circa 11 km), usando un nuovo tipo di tufo proveniente da Grotta Oscura, presso Veio; nel libro ho specificato dove si trovano oggi i resti di queste mura e indicato dove si trovavano le 17 porte, ormai scomparse, che si aprivano lungo il loro percorso. Fino ad Aureliano questa cinta, anche se malridotta già dall’epoca augustea, costituì comunque il maggior baluardo difensivo di Roma.

Il quinto capitolo del libro è dedicato alle mura aureliane, le più spettacolari, le più lunghe (circa 19 km) e meglio conservate, così denominate dall’imperatore Aureliano che le fece erigere tra il 270 e il 275, ampliando le repubblicane per proteggere anche l’area Transtiberim (Trastevere e Gianicolo), cresciuta d’importanza e divenuta assai popolosa. Anche di queste mura ho descritto e indicato la collocazione delle 17 porte in buona parte ancora esistenti.

Il sesto capitolo è dedicato alle mura papali, a cominciare dall’Ager Vaticanus, area paludosa e malarica, che, anche dopo aver mutato aspetto, tra la fine del I sec. a.C. e l’inizio del I sec. d.C., con la costruzione della sontuosa villa di Agrippina Maggiore, fu trascurata dagli imperatori, fino al 319 quando Costantino vi costruì la basilica petriana, destinata a divenire nel tempo sede papale e simbolo della cristianità. 

In questo stesso capitolo ho preso in esame:

la cinta muraria leonina, con le tre porte e la civitas, realizzata da papa Leone IV nell’852, con l’aiuto dell’imperatore franco Lotario, dopo l’incursione saracena dell’846, per proteggere soprattutto la basilica; di questa cinta muraria ho indicato dove si trovano i resti all’interno della Città del Vaticano.

Le mura di Pio IV, oggi dette Vaticane, con le relative porte e la Civitas Pia, realizzate a metà Cinquecento per ampliare la Civitas Leonina e le sue mura e per proteggere dalla minaccia turca l’area di Borgo, divenuta molto popolosa. 

Le mura urbaniane o gianicolensi, con le relative porte, erette nel XVII secolo dal pontefice Urbano VIII, che intendeva proteggere l’area di Roma a destra del Tevere (Gianicolo), dove la cinta aureliana era ormai fatiscente e dove erano attivi i numerosi mulini che costituivano la maggiore fonte di approvvigionamento alimentare dell’Urbe.

Il settimo capitolo è dedicato al Campo Trincerato di Roma, sistema difensivo ad anello, realizzato subito dopo l’unità d’Italia (tra il 1877 e il 1891), concepito come difesa soprattutto da eventuali attacchi da parte dei francesi. Il sistema difensivo era composto da 15 forti di tipo prussiano (fortificazione a pianta trapezoidale con terrapieno, fossato e ponte levatoio) e tre batterie. Fortunatamente mai entrato in uso, il Campo Trincerato è stato dismesso a inizio Novecento e le strutture, usate come caserme e magazzini militari, sono state oggi in gran parte assegnate al Comune di Roma, che sta provvedendo al loro restauro per metterle a disposizione della comunità.

Nel settimo capitolo ho anche dato spazio ad altre tre fortificazioni, ormai scomparse: 

Gregoriopoli, fortificazione fatta erigere nel IX secolo dal pontefice Gregorio IV a difesa di Ostia, dalle incursioni dei saraceni, oggi Borgo di Ostia Antica (abbandonata con la crescita e lo sviluppo di Fiumicino);

Giovannìpoli (o Giovannopoli), fatta erigere nell’880 dal pontefice Giovanni VIII in difesa della basilica di San Paolo fuori le Mura dalle incursioni saracene (la fortificazione fu distrutta da un terremoto nel 1349);

Laurenziopoli, cominciata nell’XI secolo dal pontefice Celestino III e completata nel XII secolo dal pontefice Innocenzo III per difendere la basilica di San Lorenzo fuori le Mura (la struttura è non più esistente da metà Cinquecento).

Nell’Appendice al libro ho inserito una sintetica descrizione delle antiche tecniche romane di costruzione citate nel testo e alcune tavole, che hanno la funzione di rendere chiaro il percorso delle varie cinte murarie, ma anche quella di far notare la diversa ottica in base alla quale esse furono nel tempo erette.

Tutto questo e molto altro troverete in questo libro, il tutto corredato da tante foto in gran parte scattate da me».

Grazie Rosangela Zoppi, anche a nome dei nostri lettori!

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