Progettare la Memoria: L’archeologia nella città contemporanea

Alla Casa dell’Architettura-Acquario romano il convegno dibattito tra architetti, archeologi e urbanisti rivolto ai cittadini e non solo alle aule specialistiche

Nella foto: moderatore Cinzia Dal Maso al centro, a sx Francesco Scoppola, Elisabetta Pallottino, continuando Bruno D’Agostino, Giovanni Losavio, Michel Gras, Jacopo Ortalli.

Si è tenuto oggi presso la Casa dell’Architettura-Acquario Romano, il convegno su ‘Progettare la Memoria: L’archeologia nella città contemporanea’.

Un incontro fortemente voluto per avvicinare ancora una volta non solo gli studiosi e gli esperti del mondo culturale ai beni storici artistici e archeologici dell’Italia, ma i cittadini; per fare in modo che tutti possano conoscere ciò che di solito rimane nascosto agli occhi di molti in quanto manca la giusta documentazione o meglio informazione sulle bellezze storiche del nostro paese.

Ad aprire il dibattito è stato Giovanni Losavio, presidente di Italia Nostra, il quale ha più volte ribadito quanto sia importante ogni scelta che riguarda la trasformazione di un paesaggio rurale o urbano e con quanta diligenza questa deve essere fatta, “l’archeologia è necessariamente partecipe per la conservazione dei beni storici e la loro conoscenza”, ha continuato Losavio.

Il nucleo fondamentale del convegno è stato proprio di capire quali sono le scelte giuste ogni qual volta si scava; cosa bisogna costruire, conservare e molte volte distruggere. Purtroppo lo scavo in sé è già distruzione, ogni volta che si scende in profondità si eliminano strati archeologici, ma l’archeologo sa che in ogni scavo può conservare e far conoscere: attraverso la documentazione fatta da foto, rilievi, schede appositamente compilate sia per gli strati archeologici sia per il materiale in essi contenuti. Solo in questo modo possono essere creati progetti di riqualificazione per far conoscere “prima alla gente che lì abita e poi al curioso e interessante turista”.

Ha proseguito nell’intervento Stefano De Caro, direttore generale per l’Archeologia del MiBAC; nella sua relazione De Caro ha illustrato quelli che sono i rapporti dell’archeologia con la realtà contemporanea. Una città come Roma, si ritrova ogni giorno a fare i conti col passato, e non di certo questo può bloccare l’innovazione, cosa che ingiustamente viene creduto. “Ciò che deve preoccupare, secondo De Caro, “è che molti scavi preventivi non vengono documentati” e non che l’archeologia possa essere un freno o un peso per un cittadino.

Purtroppo alla domanda di come viene intesa l’archeologia, posta a Jacopo Ortalli, noto archeologo che lavora nell’Italia Settentrionale, la risposta è stata “mal compresa, qualcosa che viene intesa sia dai cittadini che le istituzioni come ostacolo alla modernizzazione”. Il povero archeologo costretto tra incudine e martello, ha solo un’arma quella di studiare il modo di conservare la memoria dell’antico.

Ben più dura è stata la linea dell’architetto Francesco Scoppola che ha affermato “In Italia si creano solo ottusi danneggiamenti, ci sono stati sventramenti dell’antico in via Zanardelli e in via della Conciliazione del 30% prima del secondo dopoguerra, ma dall’avvento del boom economico gli scempi sono raddoppiati, ora ci resta solo il 35% dei beni storici da conservare” ha continuato “La soluzione è interagire e avere il diritto di dialogare”, riferendosi anche a chi ogni giorno si batte per la tutela e poi è costretto a scegliere tra il proprio posto di lavoro o l’area archeologica a cui non mettere nessun vincolo. Un esempio di progettazione sbagliata, che l’architetto Scoppola ha riportato, è stata la scelta di creare la fermata della nuova metro C a piazza Venezia, alterando gli strati archeologici, mentre l’ideale sarebbe stato scegliere il Campidoglio, il cui sottosuolo è pieno di cunicoli naturali.

Esempi di ottima collaborazione invece tra istituzioni e mondo archeologico è stato il caso del teatro di Napoli e del recupero dopo il terremoto degli anni ’80, dell’acropoli della città partenopea, cosi come ha raccontato l’archeologo Bruno D’Agostino. Al convegno sono intervenuti Michel Gras, che ha portato testimonianze sulla vita dell’archeologo d’Oltralpe e studiosi del settore che da anni si battono per la tutela e la conservazione dei Beni Culturali: Elisabetta Pallottino, docente di Rilievo Archeologico di Roma 3, Dora Galani architetto-urbanista, Italo Insolera, Adriano La Regina, Giuseppe Strappa, Vezio De Lucia, Elio Garzillo, Mario Torelli, Maria Rosa Cittadini, Paolo Berdini, Francesco Cellini, Sergio Conti, Marxiano Melotti, Eduardo Salzano.

Forse dovremmo ricordare tutti le famose parole di Leon Battista Alberti. “Per pensare bene la città, la dobbiamo pensare come la nostra casa”.

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