

Il resoconto di un cronista presente durante l'accaduto
Ore 10 del 26 giugno 2013. Ufficio postale di via Banal, zona Villa de Sanctis (V Municipio). Mentre il cronista sta al banco per la spedizione di una raccomandata, entrano due giovani trentenni, che, con taglierino in mano e a viso scoperto, intimano, l’uno, agli impiegati di aprire le casse e consegnare i soldi, l’altro tenendo a bada, vicino all’uscita, una decina di persone, la maggior parte sedute ad aspettare il loto turno per il disbrigo delle operazioni postali. Fuori non c’era il vigilante armato, che, di solito, staziona nei pressi.
Attimi di paura e di apprensione. Il tempo per capire cosa stesse succedendo, e tutti a pregare che l’incubo finisca al più presto e che non succeda nulla di irreparabile. Il giovane dietro le casse è nervoso perché non può attingere al bottino in quanto il sistema ha bisogno del tempo necessario per aprire le casse: gli operatori postali non possono intervenire altrimenti. L’attesa provoca ulteriore tensione, a farne le spese è il direttore dell’ufficio postale e un impiegato, lo stesso che stava disbrigando la spedizione al cronista della raccomandata, che si prendono due cazzotti al volto, di cui uno fa sanguinare il labbro del malcapitato.
I rapinatori rischiano molto, perché i locali sono quasi del tutto trasparenti (c’è un’ampia vetrata lungo tutta la parete di fronte ai banchi e alle casse) e la porta scorrevole principale continua ad aprirsi per far entrare persone ignare della rapina in atto. Solo lo squillo di un cellulare rompe il silenzio forzoso. Il suo possessore, addirittura, vorrebbe rispondere alla chiamata, ma è subito impedito da uno dei due. Passano 15 minuti circa di sospensione dei sospiri e dei pensieri tra gli avventori increduli e paralizzati, tra cui bambini e anziani.
Alla fine i due giovani escono dalla porta laterale con un sacchetto di plastica più o meno pieno di euro dirigendosi verso via dei Gordiani. Il finale è da prassi: chiamata alla polizia e all’ambulanza, gente che defluisce verso l’uscita, le due impiegate donne alle casse che piangono, i feriti portati alle cure sanitarie, i poliziotti che iniziano le indagini con la scientifica, le interrogazioni ai testimoni, ecc.
Al cronista malcapitato non rimane che fare una riflessione più ponderata, a mente fredda. Come evitare questo stillicidio di micro criminalità e di aumento dei rischi per i cittadini che si trovano quotidianamente a frequentare le banche, le poste, i supermercati, le farmacie, posti questi esposti giorno per giorno alla ferocia della delinquenza?
A Roma, ad esempio, nel 2010 c’è stata nelle banche quasi una rapina al giorno, nelle Poste una rapina ogni 5 giorni circa e nelle farmacie circa una rapina ogni 2 giorni (dati ABI e OSSIF, in collaborazione col Ministero dell’Interno). Dati impressionanti che ci portano anch’essi fuori dall’Europa.
La risposta a noi sembra questa: ridurre al massimo la circolazione di denaro liquido. Chi frequenta, ad esempio, l’Europa del centro-nord, si sarà accorto che anche per pagare al bar un cappuccino e una brioche si può tranquillamente usare il bancomat, così come bere un bicchiere d’acqua. Addirittura, gli stessi assegni bancari sono solo un ricordo. Oltre che ad evitare l’evasione fiscale, si converrà che questa soluzione di eliminazione della circolazione di soldi in contanti porterà di botto alla decimazione delle rapine e delle violenze. Semplice, no?
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se c’era lui……