Ritardi e amnesie di buon governo nel metodo di gestione della macchina capitolina

Ecco il punto dopo l'operazione "sfoltimento" dei 70 presidenti e consiglieri delle società controllate e partecipate dal Campidoglio
di Nicola Capozza e Alvaro Colombi - 8 Dicembre 2007

Bisogna dirlo. L’operazione “sfoltimento” dei circa 70 fra presidenti e consiglieri di amministrazione delle società controllate e/o partecipate dal Comune di Roma (3 milioni circa di euro annui di costi per i soli compensi), che ha portato all’eliminazione di qualche conflitto d’interesse di troppo, è più l’effetto della legge finanziaria di Prodi e delle sollecitazioni dell’opinione pubblica che non di una diretta e convinta azione di governo dell’Amministrazione comunale.

Veltroni ha avuto un’ottima occasione per smentire quelli che come Smeriglio (Rifondazione comunista) avevano definito le aziende partecipate “carrozzoni che servono a coltivare rapporti coi poteri forti e a procurare consensi”. Ma forse, malgrado gli sforzi, non c’è riuscito del tutto.

E’ vero che la legge finanziaria parla di incompatibilità solo rispetto al cumulo di cariche pubbliche, ma la cura dimagrante dei c.d.a. messa in atto da Veltroni ha lasciate però invariate alcune posizioni che, se da una parte rispettano il dettato normativo, dall’altra pongono come evidente la questione della “opportunità”.

A parte Chicco Testa, il super manager ex parlamentare Ds, che rimane presidente di Roma Metropolitane s.r.l. e continua ad occupare ben 13 sedie in organismi societari amministrativi privati (tra cui Ras e Telit), chi sono gli altri amministratori non toccati dal ridimensionamento dei c.d.a. operato dall’Amministrazione capitolina? Eccone alcuni.

Fulvio Vento e Stefano Bianchi, ex sindacalisti della Cgil Lazio, sono confermati, rispettivamente, alla presidenza di Atac S.p.A. e Met.ro S.p.A., con la differenza che il primo deve abbandonare la poltrona che, contestualmente, occupa nel c.d.a. di Zètema Progetto Cultura S.p.A.

Fabiano Fabiani, presente nel c.d.a di Suez Enviroment (una multinazionale dei servizi di acqua e inquinamento), già amministratore delegato di Cinecittà Holding, di Autostrade e di Finmeccanica, rimane presidente dell’Acea S.p.A.(quotata in Borsa) e, nello stesso tempo, per volere di Padoa Schioppa, cumula la carica di consigliere d’amministrazione della Rai. Ancora per poco visto che proprio in questi giorni anche il Consiglio di Stato, dopo il Tar, ha bocciato la sua nomina e disposto il reintegro di Petroni nel c.d.a. dell’ente televisivo.

Andiamo avanti. Sempre all’ Acea S.p.A. posizione immutata per il consigliere d’amministrazione Luigi Spaventa (ministro del bilancio del governo Ciampi), presidente e azionista di Sator group, la società che può investire in concorrenza (!) con l’azienda capitolina delle acque ed elettricità.

Paolo Cuccia, ex compagno di scuola di Rutelli, amministratore delegato Acea dal ’98 al 2003, poi vice presidente Capitalia e Country Executive ABN AMRO Italia, si conferma ai vertici di Eur S.p.A., la società che si occupa di servizi alle aziende, servizi al pubblico, promozione di bandi di gara per appalti, ecc.

Resta al suo posto anche Ottavia Zanzi, consigliere della Fiera di Roma S.p.A. e moglie del costruttore edile romano Emiliano Cerasi, vincitore della gara d’appalto per la costruzione del parcheggio al Pincio e del Maxxi, opere fortemente volute dall’Amministrazione comunale.

In Tranmbus S.p.A Raffaele Morese, ex segretario aggiunto della Cisl ed ex sottosegretario al Lavoro, rimane presidente. Così come Raffaele Ranucci (“galeotta” la sua barca per Pierferdinando e Azzurra!) resta amministratore delegato.

Vincenzo Gagliani Caputo, Segretario generale del Comune di Roma di cui Veltroni (non nominando un city manager) ha voluto conservare intatti i poteri, mantiene la carica di consigliere di Roma metropolitane s.r.l. e, nel medesimo tempo, di membro del collegio dei sindaci di Assicurazioni di Roma S.p.A. e del Car S.c.p.A.

Ancora. Il fiscalista Tommaso di Tanno, già consulente di Visco alle Finanze, non perde la presidenza delle Assicurazioni Roma S.p.A. e, fino ad oggi, nemmeno quella che ricopre nel collegio dei sindaci di Roma Entrate S.p.A.

Occorre pure dire, in verità, che nei più snelli organigrammi delle società comunali non figurano più alcuni dirigenti esterni comunali in servizio presso una struttura dipartimentale che aveva (ed ha) il compito di controllare i bilanci delle società capitoline. In effetti si trattava di una situazione (per lo meno) imbarazzante per l’Amministrazione se è vero che i citati dirigenti, al tempo stesso, stavano seduti proprio nei c.d.a. di alcune di quelle società da controllare. Anzi, per circa un anno, il secondo direttore della struttura comunale (il primo, dimissionario, è attualmente presidente di Gemma S.p.A. e Confservizi ), era stato anche (contemporaneamente) presidente di Met.ro S.p.A. Speculare la posizione di un altro dirigente che, prima di essere “dirottato” presso il c.d.a. di altra società, aveva diretto il Car S.c.p.A.

Per concludere vorremmo evidenziare il “percorso” che ha portato alla nomina di alcuni “politici” di professione al vertice di alcune aziende e che, al pari dei manager, non hanno sofferto dei recenti “cambiamenti”. Per carità, nessuna incompatibilità, ma crediamo sia giusto sapere che Ivana della Portella (ex consigliera comunale Ds) è arrivata alla presidenza di Zètema Progetto Cultura s.r.l. alla fine del seguente “effetto domino”. Goffredo Bettini (sempre Ds) lascia la presidenza della fondazione Musica per Roma per assumere quella della fondazione Festa di Roma; al suo posto è nominato l’assessore comunale alla cultura Gianni Borgna (ancora Ds) che, a sua volta, viene rilevato in Campidoglio dal presidente di Zètema Silvio di Francia (Verdi). A quest’ultimo subentra Ivana della Portella che si dimette dal Consiglio comunale lasciando il suo scranno al primo dei non eletti (Ds). Fine. Tutto in famiglia dunque, o quasi.

Come nel caso di Risorse per Roma S.p.A. e della nomina di Vincenzo Puro (Ds).

Al presidente uscente del VI Municipio (appunto perché uscente) qualche poltrona bisognava pur dargliela e allora si pensò di offrirgli la presidenza della società 97% del comune di Roma, malgrado una seria controindicazione. Il presidente era infatti Enzo Proietti (sempre Ds), ex consigliere comunale. Che fare? Semplice: Puro presidente e Proietti amministratore delegato! Il “ticket”, manco a dirlo, funziona ancora.

I fatti riportati in questo breve excursus ci pare dimostrino che il “modello” Roma sia abbastanza discutibile per potersi considerare tale. Veltroni, nel corso delle sue prime uscite pubbliche dopo la vittoria alle primarie, ha più volte rimarcato che in questo paese ormai non doveva esserci più posto per l’invadenza della politica negli affari (soprattutto nella gestione delle aziende pubbliche, Asl, Rai, ecc.) e che il governo delle aziende dovesse essere all’insegna del rigore e del rispetto dell’etica professionale. Su questa partita, ne siamo convinti anche noi, si gioca il futuro del Belpaese. Ma noi siamo altrettanto convinti che per lanciare davvero segnali nuovi o costruire “modelli”, occorre affondare il bisturi delle decisioni politiche con più precisione nel corpo della vita istituzionale e amministrativa. L’Italia, se intende risorgere, soprattutto moralmente, avrebbe bisogno più di un Lutero, cioè di un radicale riformatore dei metodi, dei costumi e delle consuetudini di governo, che di un papa garante della continuità.


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