

Con la collaborazione dell’Università La Sapienza, è nato il primo “Atlante delle pavimentazioni”, uno strumento tecnico ma dal valore rivoluzionario
A Roma non è solo il sole a bruciare d’estate. È l’asfalto bollente, i marciapiedi che ributtano calore, le piazze che diventano forni urbani.
Nella Capitale, dove le temperature possono variare anche di cinque gradi tra una zona verde e un quartiere densamente costruito, il cambiamento climatico non è un concetto astratto: è una realtà che si misura sull’asfalto.
Per questo Roma Capitale ha deciso di agire anche da terra — letteralmente. Con la collaborazione dell’Università La Sapienza, è nato il primo “Atlante delle pavimentazioni”, uno strumento tecnico ma dal valore rivoluzionario: un repertorio che raccoglie i materiali capaci di ridurre il surriscaldamento urbano e rendere le strade più sostenibili e vivibili.
«È il frutto di un lavoro cominciato con le Linee guida per i lavori pubblici», spiega l’assessora ai Lavori pubblici Ornella Segnalini. «Abbiamo voluto rimettere la qualità dello spazio pubblico e il comfort ambientale al centro della progettazione».
E gli esempi concreti già ci sono: via di San Gregorio, trasformata in un giardino lineare con pavimentazioni chiare e permeabili; piazza San Giovanni, dove l’acqua delle fontane aiuta a mitigare il calore e prevenire gli allagamenti; viale Mazzini, dove si sperimenta un asfalto riflettente, capace di respingere parte dei raggi solari.

L’Atlante — più di cento pagine di dati, schede tecniche e simulazioni — cataloga materiali vecchi e nuovi: dal classico basalto dei sampietrini al porfido, fino ai composti innovativi come l’asfalto colorato o drenante, il calcestruzzo fotocatalitico e le pavimentazioni erbose. Tutti studiati per ridurre la temperatura, favorire il drenaggio e migliorare la qualità dell’aria.
Ma la sfida non è solo tecnica: è anche culturale. «L’Atlante e le Linee guida rappresentano strumenti per orientare tutte le future riqualificazioni verso una città più sostenibile, resiliente e vivibile per tutti», ribadisce Segnalini.
Un approccio che risponde anche ai criteri ambientali minimi del Ministero dell’Ambiente, che oggi impongono limiti precisi sull’assorbimento del calore da parte dei materiali.
Tuttavia, ricorda l’Atlante, non esiste una soluzione unica: i materiali più innovativi, pur offrendo vantaggi termici, possono avere una resistenza inferiore rispetto ai tradizionali. Per questo la scelta dovrà sempre tener conto dell’uso specifico e del contesto urbano.
«È un passo fondamentale – sottolinea Edoardo Zanchini, direttore dell’Ufficio clima di Roma Capitale – perché per la prima volta mettiamo insieme conoscenze scientifiche, criteri ambientali e casi reali di applicazione».
L’obiettivo è chiaro: trasformare la ricerca in azioni di cantiere, dando a tecnici, Municipi e imprese la possibilità di scegliere “a prova di calore” i materiali più adatti.
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