

Dal 24 al 27 maggio l’archeologia ha parlato con nuovi linguaggi
Si è svolto dal 24 al 27 maggio 2018, presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, la nona edizione di Romarché, un momento lungo più di duemila anni, vissuto nello spazio di quattro giorni.
Esposizioni di libri, conferenze, laboratori, visite guidate, rappresentazioni e rivocazioni storiche, giochi: questo il palinsesto, in estrema sintesi, di un vero e completo evento che più che culturale potrebbe esser definito sociale.
L’archeologia, vista come scienza storica, analizzata come elemento ed oggetto di studi, declinata nelle più svariate forme e significati, è stata rivista e descritta attraverso gli occhi di bambini, di scrittori, di giornalisti e di archeologi.
L’archeologia, non sterile ricerca dei fatti attraverso i resti di manufatti, ma racconto emozionante di eventi e di avvenimenti vissuti da uomini!
Emozione e giovinezza (e qui non si parla solo di quella anagrafica) le cifre di questa edizione di Romarché9.
Forse è questa la definizione che, almeno a parere di chi scrive, può essere rappresentativa di Romarché9: l’emozione di poter narrare e potersi raccontare attraverso la narrazione storica e l’innovativa giovinezza di saperla raccontare attraverso nuovi linguaggi sociali!
Non sono mancati, come è giusto che sia all’interno di un evento tanto complesso e completo, discussioni e dotte relazioni, aggiornamenti sulle ultime scoperte e disquisizioni sui nuovi modi di interpretazione del passato, ma accanto alla pura sfera scientifica forte è stata l’emozione di saper narrare e di poterlo fare alla maniera dei moderni.
Ideato e diretto da Simona Sanchirico e da Francesco Pignataro (Fondazione Dià Cultura) in collaborazione con la direzione del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, con la media partnership di Forma Urbis (mensile archeologico) l’evento ha potuto avvalersi della collaborazione e partecipazione di un notevolissimo e altamente competente panel composto da esperti del settore.
Tra i numerosi e meritevoli progetti presentati, uno in particolare ha colpito il cuore e la mente della sottoscritta: la ratifica della convenzione tra Il Museo Nazionale Romano, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e la Fondazione Dià Cultura per la realizzazione e fruizione di un’innovativa applicazione per smartphone (che diventerà anche un sito web) e che permetterà a quanti lo vogliano di conoscere sempre meglio le meraviglie culturali (archeologiche e no) presenti nella città di Roma, ma soprattutto quelle presenti nella periferia della città proponendo itinerari di antiche strade romane e monumenti alcune volte dimenticati. Obiettivo della nuova app sarà quello di unire e di valorizzare le periferie attraverso la conoscenza dei luoghi e la compartecipazione della popolazione alla ricerca della memoria storica ed alla sua conservazione.
Simona Sanchirico della fondazione Dià Cultura, fortemente legata e motivata nella resa pubblica del progetto spiega come l’archeologia di periferia possa diventare una chiave per far conoscere, anche a chi abita in quartieri considerati -a torto- poco storici e poco culturali, il grande valore storico e culturale, appunto, della cosiddetta periferia romana ricca di storia e di storie che purtroppo spesso rimangono dimenticate.
Grazie al contributo dei fruitori “RomArché” l’app e il sito web collegato potrebbero diventare un progetto in continuo divenire, aggiornabile in ogni momento.
Un progetto, un app, un sito da aiutare rendere vivo ed utilizzabile a tutti per permettere la prosecuzione di quel cammino di valorizzazione territoriale che da qualche anno e in molte parti del territorio romano si sta intraprendendo contribuendo, in questo modo, alla vera valorizzazione territoriale di tutta la città e non solo di quella compresa dentro lo stretto recinto delle datate (seppur bellissime) mura aureliane.
L’appuntamento è allora a Romarché10 per poter verificare la riuscita dell’app!
Olga Di Cagno
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