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San Paolo, il giallo della ciclabile a “ostacoli” in viale Giustiniano Imperatore: ecco come sarà il progetto definitivo

I lavori collegheranno la Colombo alla metro B, ma è caos tra banchine dei bus rimosse e cassonetti in mezzo alla pista

Chi attraversa ogni giorno il cuore pulsante del quartiere San Paolo non può non aver notato quel nastro d’asfalto che, settimana dopo settimana, sta ridisegnando i confini stradali di viale Giustiniano Imperatore.

Tra transenne arancioni, operai al lavoro sotto il primo sole estivo e una segnaletica gialla provvisoria che mette a dura prova i riflessi degli automobilisti, una delle arterie più strategiche del quadrante sud della Capitale si prepara a cambiare definitivamente fisionomia.

L’obiettivo del Campidoglio è ambizioso: gettare un ponte ecologico tra la grande dorsale di via Cristoforo Colombo e l’hub intermodale della stazione San Paolo.

Una mutazione genetica che se da un lato accende gli entusiasmi della galassia green romana, dall’altro sta sollevando un polverone di dubbi e malumori tra chi quel viale lo vive e lo abita ogni giorno.

A scaldare gli animi non è il principio della mobilità sostenibile, ormai sdoganato, quanto quel senso di smarrimento che a Roma spesso accompagna le grandi opere nate senza una mappa informativa chiara e condivisa con la cittadinanza.

Il nodo della trasparenza e la protesta del quartiere

«Nessuno di noi vuole fare la guerra alle piste ciclabili, ci mancherebbe altro», spiega con fermezza Luciana Ferreri, alla guida del comitato di quartiere Verde Imperatore.

«Il vero problema è stato il muro di silenzio alzato dalle istituzioni. Fin dall’apertura dei primi scavi a primavera inoltrata, abbiamo chiesto di poter visionare le carte del progetto. Volevamo capire come sarebbe cambiata la viabilità, dove sarebbero finiti i parcheggi e, soprattutto, se i lavori avrebbero messo a rischio i filari di alberi storici che regalano ombra e ossigeno a questo viale».

A far lievitare i dubbi, poi, si è messa la bizzarra fisionomia che il tracciato ha assunto nelle ultime settimane. Chi ci pedala oggi si trova davanti a un vero e proprio percorso a ostacoli degno di una gara di ciclocross urbano.

In più punti, infatti, la striscia riservata alle biciclette va a impattare direttamente contro le pesanti batterie dei cassonetti della spazzatura, costringendo gli utenti a repentine e pericolose deviazioni al centro della carreggiata.

Non va meglio sul fronte del trasporto pubblico, con le storiche fermate dell’Atac smantellate o spostate senza preavviso, lasciando i pendolari orfani delle vecchie pensiline.

La replica di Roma Servizi per la Mobilità: “Nessun errore, ecco il piano”

Davanti allo scetticismo dei residenti, la cabina di regia dei tecnici di Roma Servizi per la Mobilità ha deciso di fare chiarezza, svelando i dettagli di quello che viene definito un puzzle ancora incompleto. Lo scenario odierno, assicurano, è solo una pelle provvisoria e transitoria.

La pista definitiva non sarà un unico blocco bidirezionale schiacciato su un solo lato della strada, ma si svilupperà secondo un innovativo schema a corsie monodirezionali opposte.

Il tratto che oggi costeggia il centro sportivo Valdiserri si collegherà alla sponda opposta della carreggiata attraverso un attraversamento protetto di nuova generazione.

I ciclisti percorreranno un segmento, taglieranno la strada in totale sicurezza e continueranno la corsa sul lato opposto fino a largo Leonardo Da Vinci, azzerando i conflitti con il traffico privato.

Anche i paradossi legati ai rifiuti e ai bus hanno i giorni contati. Ama ha già in calendario la creazione di apposite piazzole rientrate nei marciapiedi dove saranno ricollocati i cassonetti, liberando completamente la sede ciclabile.

Parallelamente, non appena i pavimentatori avranno steso l’ultimo strato di asfalto drenante, Atac riposizionerà le banchine dei bus in una configurazione integrata e moderna.

San Paolo si prepara così a vivere la sua piccola, faticosa rivoluzione urbanistica: un compromesso necessario tra i disagi del presente e la scommessa su una città meno legata all’automobile.

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