Stranezze di città, “la tavola rimasta apparecchiata” nel parco di Tor Tre Teste 

Foto di Salvatore Salatini del 2 maggio 2026, nei pressi dell’entrata del parco in via Molfetta

Il nostro parco di periferia ​ha il potere di sembrare un luogo non curato, ma dal degrado è riuscito ad estrapolare una scenografia dal forte impatto visivo: “la tavola rimasta apparecchiata”, ma vuota.

Il nostro amico camminatore, nonché fotografo, Salvatore Salatini nella bella mattinata di sole del 2 maggio 2026 ha ripreso i resti di una gita al parco, che sembra non voler finire.

Quotidianamente nel nostro parco c’è chi osserva camminando, c’è chi scatta foto, c’è chi racconta delle storie, c’è chi scrive articoli, c’è chi cammina dritto e non vede nulla, c’è chi non è interessato a niente.

L’osservatore cammina lento, nota come l’immondizia attorno al tronco dell’albero sembri quasi un “dono indesiderato” di qualche “zozzone” .

È una persona attenta e si ferma a guardare le due panchine sradicate, che qualcuno ha trascinato l’una vicina all’altra creando un salotto improvvisato.

Il fotografo inquadra il vuoto tra le funi dell’altalena e l’assenza dei seggiolini, ritrae anche un tavolo di plastica e una tovaglia a quadri. 

Il “click” del suo telefonino riassume il momento magico in cui la visione del fotografo si trasforma in un’immagine permanente. 

Il narratore si siede sulla panchina scrostata, guarda i piatti di carta sporchi di sugo e immagina le risate del giorno prima.

Riesce a trasformare una macchia di vino sulla tovaglia in una chiassosa scampagnata familiare.

Il cronista non vede storie, nella mente scrive il suo “editoriale” sull’abbandono delle periferie e l’inciviltà post Festa del Lavoro, guarda i sacchetti di immondizia gettati vicino l’albero e misura la distanza tra le due altalene rotte. 

Il distratto passa oltre e cammina dritto verso la fermata del bus 556 di via Molfetta, riuscendo a schivare anche una lattina di birra vuota. Il parco, per lui, è solo una mappa da personalizzare.

Il disilluso sputa a terra, guarda la tavola di plastica e la tovaglia, osserva i rifiuti gettati a terra e scuote la testa. “tanto non cambia nulla, domenica torneranno e aggiungeranno altri piatti sopra questi, e l’albero morirà soffocato dalla plastica.”

Il narratore guarda il disilluso e chiedesecondo te, perché hanno lasciato tutto così in ordine sulle panchine e sul tavolo con tovaglia? Pigrizia o speranza?

Il disilluso risponde con un grugnito “nessuna delle due, è solo l’attesa del 3 maggio 2026. 

Perché faticare a pulire se domani la tavola serve ancora? Hanno prenotato il posto con la sporcizia. 

È l’unico modo che conoscono per dire: questo pezzo di parco è mio.”

L’osservatore sorride amaramente mentre gli altri se ne vanno.

Resta a guardare l’altalena senza seggiolini e quelle corde che oscillano leggere nel vento e commenta: 

I bambini l’altalena non la potranno usare e non aspetteranno il loro turno per “volare”…sino a quando non sarà riparata”.

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