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VII municipio. A Don Bosco c’è un’“Allegra Macedonia”

Un’associazione teatrale no profit di via Lemonia. Due rappresentazioni messe in scena. E il 15 giugno “Un posto per sognare”

Si parla spesso di periferie romane. Di solito se ne lamenta la mancanza di servizi e l’urbanistica speculativa degli anni ’50 e ’60. Ma bisogna ormai fare una distinzione fra prima, seconda e terza periferia.

Il quartiere Don Bosco insieme all’Appio Claudio e viale dei Consoli appartengono alla seconda specie. Quella dei casermoni intensivi e anonimi dove i servizi sono arrivati dopo, molto dopo, le case. Qui le generazioni più anziane hanno dovuto penare per avere trasporti, scuole, impianti sportivi e servizi sanitari decenti e un po’ di verde sottratto a stento alla speculazione edilizia. Erano i “quartieri dormitorio” dove i lavoratori, operai e impiegati, tornavano la sera per vedere un po’ di Tv prima di andare a dormire. Dove negli immensi alveari edilizi vigeva la regola dell’anonimato e la vita comunitaria era sconosciuta, dove anche l’anima delle persone sembrava essere stata cementificata e la produzione culturale, insieme alle strutture dove promuoverla, era inesistente. Oggi la configurazione urbanistica ed edilizia non è cambiata, l’offerta dei servizi è sicuramente migliorata mentre per la presenza di strutture culturali è ancora buio pesto.

Tuttavia si è andata formando nel tempo, soprattutto nell’ambito scolastico, una certa vivacità di iniziative dal basso. Le scuole, infatti, malgrado la vera e propria persecuzione a cui sono state sottoposte da vari governi in questi ultimi anni, sono ancora un luogo in qualche misura di vita comunitaria di genitori e studenti da cui possono nascere esperimenti interessanti. E’ il caso dell’Associazione no profit “L’Allegra Macedonia” nata nel 2009 da un gruppo di ragazzi di quinta elementare della scuola “Montessori” di via Lemonia e dei loro genitori per sostenere e promuovere le attività del teatro e coinvolgere il proprio quartiere.

Come ci racconta il regista e animatore dell’allegra compagnia Massimiliano Di Tommaso i “macedoni” hanno potuto usufruire, in questo loro sforzo culturale, della lungimiranza didattica e della sensibilità della dottoressa Maria Antonietta Damiano Dirigente dell’”Istituto comprensivo” via Marco Fulvio Nobiliore che ha permesso di utilizzare fuori dall’orario scolastico una sala ai piani inferiori della Scuola Media “Cicerone” di Via Publio Valerio che è stata trasformata in una vera e propria sala teatrale.

Parte del successo lo si deve anche all’utilizzo di una struttura storica del quartiere, quale quella del Cinema-Teatro “Don Bosco”, uno dei pochi punti di riferimento per le attività culturali e sociali di zona che oltre ad una programmazione di alta qualità di cinema d’essai offre spettacoli teatrali e di musica classica ed operistica.
La “Macedonia”, ci dice il regista, grazie alle diverse competenze e senza alcun compenso dei suoi componenti, ha messo in scena alcune commedie che hanno riscosso un notevole successo di pubblico (con una media di 350 spettatori ogni rappresentazione). Il primo spettacolo è stata una commedia in due atti “Ovvero lo smeraldo rosa” (della durata di oltre un’ora e mezza, eccone un breve estratto) rappresentata dai ragazzi, poco più che undicenni.

Con l’ultimo spettacolo del 2013 hanno cercato di superarsi, realizzando un musical, “Quell’estate lì”, cantato e suonato dal vivo, sempre con i ragazzi come attori ma con l’aggiunta di qualche genitore come coro “invisibile” (ecco un breve estratto del lavoro)

“Il nostro ultimo sforzo, – sottolinea Di Tommaso – che ci vedrà sul palco il 15 giugno alle 20:30 presso il Teatro Don Bosco, non vede interessati soltanto i ragazzi ma anche tutti quegli adulti che prima si trovavano dietro le quinte (oltre 25 attori, tra bambini, ragazzi e adulti, 5 musicisti e tante figure tecniche fondamentali per la riuscita dello spettacolo). S’intitola ‘Un posto per sognare’ ed è uno spettacolo preparato interamente da loro, sia nella stesura del copione che nella realizzazione della colonna sonora, che sarà suonata interamente dal vivo”.
La trama, quasi un’autobiografia di gruppo, racconta di un professore di italiano, Marco Argenti, scrittore di teatro in cerca di successo, che è costretto a fuggire da una scuola del centro di Roma a causa di una sua relazione con una collega sposata. Decide che deve allontanarsi il più possibile. Il Provveditorato gli assegna una scuola della periferia. Lui, pur avendo forti preconcetti sugli abitanti che vi risiedono, accetta. Dopo pochi giorni dal suo trasferimento, riceve una telefonata dal suo impresario il quale, dovendo rifarsi di alcuni spettacoli disastrosi, lo costringe a scrivere un copione di successo sulla vita di Shakespeare attualizzata. Argenti, non potendo rifiutare, ma non avendo molto tempo a disposizione, comprende che deve trovare il modo di lavorare sul copione anche a scuola. Decide che deve convincere il suo nuovo Preside che i suoi studenti potrebbero trovare giovamento da un’esperienza teatrale. In questo modo riesce a ritagliare parte del suo tempo di insegnamento per scrivere questo copione, facendo partecipare i suoi studenti alla stesura, seppur sotto la sua supervisione. L’idea di Argenti è quella di mettere in scena il lavoro con i ragazzi, così da testarne le potenzialità. Qualcosa, però, metterà in pericolo il suo progetto e il professore sarà costretto ad esporsi pur di portarlo a termine. Mano a mano che le prove dello spettacolo procedono e vede dissolversi l’iniziale diffidenza dei suoi studenti, comprende quanto quell’esperienza lo abbia coinvolto. L’impegno di tutti culminerà con lo spettacolo. Ma sarà veramente un lieto fine?
Non si sa. Per saperlo bisognerà andare a vederlo. Ed è quello che si augura l’allegra compagnia dei “macedoni”
“Anche se la nostra politica – ci dice Di Tommaso – è sempre stata quella dell’autofinanziamento, per proseguire nel nostro scopo abbiamo la necessità di ammodernare le nostre attrezzature, che le nostre risorse finanziarie personali non ci consentono di fare. Per cui abbiamo deciso di utilizzare un sito di raccolta per farci “adottare” il nostro nuovo spettacolo e rendere possibile la nostra sopravvivenza come associazione”.
Il prezzo del biglietto è 10 euro l’intero e 6 euro il ridotto (sotto i 12 anni).
L’infaticabile Massimiliano pur di smuovere le acque ha pensato, avendo letto che il senatore a vita Renzo Piano vuole impegnarsi per ridar vita e dignità alle periferie italiane, di invitarlo alla rappresentazione. Così forse potrebbe accorgersi che nel quartiere Don Bosco c’è un posto dove qualcuno non solo sogna ma opera concretamente per una periferia che diventi città anche sotto il profilo della produzione culturale.

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